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martedì 28 novembre 2017

Altri 5 anni di glifosato

Il glifosato potrà essere usato in Europa almeno per altri 5 anni. Il paesi Ue hanno infatti votato sì al rinnovo dell'autorizzazione quinquennale per il contestatissimo diserbante, al centro di una controversia scientifica internazionale sulla sua presunta (o probabile) cancerogenicità. "Dimostra che quando tutti vogliamo, siamo in grado di condividere e accettare la responsabilità collettiva nel processo decisionale", ha detto il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukaitis.

A quanto apprende l'Ansa, gli equilibri sono stati spostati dalla Germania, che fino a ieri sembrava intenzionata ad astenersi a causa della non delineata situazione politica interna mentre oggi a sorpresa si è espressa favorevolmente. Pro-rinnovo altri 17 paesi. Nove quelli contrari tra cui Italia, Belgio, Grecia, Francia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia. Astenuto il Portogallo. Contro la licenza si era esposta in modo particolare la Francia. "Il glifosato è un prodotto potenzialmente a rischio per la salute dei francesi e per l'ambiente e la biodiversità", diceva prima del voto la segretaria di Stato presso il ministero dell'Ambiente, Brune Poirson.

Il voto sul rinnovo dell'autorizzazione del glifosato è avvenuto nel cosiddetto 'comitato d'appello' permanente Ue su piante, cibi e mangimi (Comitato Paff), che riunisce i rappresentanti degli Stati membri a livello ministeriale. Nel caso in cui non fosse stata raggiunta la maggioranza qualificata, sarebbe toccato alla Commissione decidere in tutta autonomia.

LA PROTESTA - Protestano gli ambientalisti della Coalizione europea 'Stop glifosato' (vi fanno capo tra gli altri Avaz e Greenpeace) che stamani davanti al quartier generale della Commissione europea, in vista del voto di oggi, hanno indossato maschere del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker e del commissario Ue alla Salute, il lituano Vytenis Andriukaitis, esponendo striscioni contro il glifosato.

IL MINISTRO MARTINA - "Abbiamo votato contro il rinnovo oggi perché siamo convinti che l'utilizzo di questa sostanza vada limitato - ha detto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina -. L'Italia già adotta disciplinari produttivi che limitano l'uso del glifosato a soglie inferiori del 25% rispetto a quelle definite in Europa al fine di portare il nostro Paese all'utilizzo zero del glifosato entro il 2020".

IN ITALIA - In Italia resta il divieto di uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione o da "gruppi vulnerabili" quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie, ma anche in campagna in pre-raccolta "al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura". Lo precisa la Coldiretti che sottolinea come gli effetti del decreto del Ministero della Salute in vigore dal 22 agosto del 2016 che non vengano modificati dalla decisione dell'Unione Europea di rinnovare per 5 anni la licenza di utilizzo. "L'Italia - secondo l'organizzazione agricola - deve porsi all'avanguardia nelle politiche di sicurezza alimentare nell'Unione Europea e fare in modo che - sottolinea la Coldiretti - le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l'ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe come il grano proveniente dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato proprio nella fase di pre-raccolta".

giovedì 14 febbraio 2013

Il Mondo Secondo Monsanto



Il trucco degli OGM
di Pulviscolo Discolo


Da qualche giorno gira su internet la notizia che la Comunità Europea ha predisposto un questionario sulla tematica degli OGM. Il problema degli OGM però a mio avviso non va affrontato chiedendosi se è giusto riportare sull’etichetta la presenza o meno degli OGM e le relative concentrazioni, o se ci vogliono regole più ferree sull’agricoltura biologica. Il tema OGM deve essere trattato a monte. E’ giusto che qualcuno possa mettere un brevetto sul DNA di un alimento? Lo dico a prescindere dal fatto che questo qualcuno sia una delle Multinazionali della chimica più potenti al mondo che è diventata così forte grazie ai suoi passati nella chimica industriale e che ha causato disastri ambientali spaventosi di cui, ancora oggi le popolazioni di tutto il mondo ne pagano le conseguenze e grazie alle quali ha una potenza economica spaventosa. E non solo la Monsanto, ma c’è anche la BASF, DuPont, Novartis e Stoneville sono diventate di fatto proprietarie del patrimonio genetico di moltissimi alimenti, primi tra tutti il MAIS e la SOIA, detenendone la proprietà. Tutto questo nel silenzio generale dei più e senza un appropriato dibattito. Tutto si gioca sul trucco dei brevetti. Un brevetto viene richiesto per certificare una invenzione. Quindi queste multinazionali chiedono i brevetti sui codici del DNA degli alimenti che i loro scienziati profumatamente pagati studiano nei laboratori. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è: il DNA è un’invenzione o è una scoperta? la scoperta avviene quando qualcuno si accorge di qualcosa che esiste già, e la porta a conoscenza dell’umanità.. l’invenzione si ha quando qualcuno inventa di sana pianta qualcosa che non esiste e che possa portare un miglioramente alla condizione umana.. Ora il brevetto da la possibilità a chi inventa una innovazione tecnologica di sfruttarne i benefici. Ma siamo sicuri che le multinazionali hanno inventato il DNA? Leggere il DNA è una scoperta mica è un’invenzione. L’uomo solo da pochi anni è riuscito a leggere la sequenza genetica in laboratorio e questa è certamente una scoperta tecnologica formidabile ed è per questo che c’è un vuoto normativo (ammesso che ci sia bisogno di una legge per dire che il DNA è una scoperta ed in quanto tale non può essere soggetto alle normative sui brevetti) che stabilisca che sul DNA, sulla VITA non è possibile avere padroni. Il problema è molto serio, troppo perché nel frattempo l’85% della biodiversità del mondo si sta perdendo e questo avviene solo negli ultimi 30 anni da quando la monsanto (dal 1992) ha annusato questa perversa possibilità di diventare proprietaria del patrimonio genetico degli alimenti oggi e degli esseri viventi domani. Bisogna risvegliare le coscienze capire che la tecnologia deve necessariamente portare al miglioramento delle condizioni dell’uomo se no è pura perversione (come diceva Nikola Tesla).
Faccio perciò un’appello da questo piccolo ed insignificante blog a tutti gli studenti delle università e delle scuole, affinchè vedano e facciano vedere questo video importantissimo perché almeno si discuta di queste cose nelle Università e nelle scuole, che, purtroppo sono diventate un luogo dove formare le menti in un’UNIca via decisa sempre dalle stesse multinazionali. Lo dico con consapevolezza perché a Chimica di queste riflessioni non ne ho MAI sentito parlare. La libertà sta nel fatto che, sentite tutte le campane si sceglie la strada che si preferisce. Se di campana se ne sente una sola difficilmente si può essere liberi, e questo le multinazionali, che specie al Nord Italia stanno entrando nelle scuole a fare corsi (di che?!?!? a che titolo?!?!?) lo sanno benissimo.
Ovviamente l’invito è rivolto a tutti. In un’ora e mezza si capisce dove sta il trucco!


venerdì 13 luglio 2012

Inceneritore: la prima fumata nera del Gerbido

Provincia e Ato chiedono a Torino di mantenere il controllo di Trm. Sulle stesse posizioni anche gli altri sindaci della zona. Entro luglio la gara e Palazzo Civico sta valutando di cedere solo il 49% (Fonte: LoSpiffero)

L’inceneritore del Gerbido deve rimanere in mano pubblica. Il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta e il numero uno dell’Ato Rifiuti Paolo Foietta hanno intensificato negli ultimi giorni il forcing nei confronti del Comune di Torino per scongiurare la dismissione dell’80% delle quote di Trm, la società che dovrà gestire l’impianto. Gli strumenti che hanno in mano per dissuadere il sindaco Piero Fassino sono in parte spuntati: l’associazione d’ambito ha il solo compito di vigilare sull’affidamento in essere, assicurandosi che il nuovo soggetto, quando subentrerà, abbia i requisiti previsti dalla legge. Insomma, non ha potere di veto, ma certo rappresenta un attore di cui non si può non tenere conto in questa partita.
Sono giorni decisivi: entro la fine del mese Palazzo Civico pubblicherà la gara per la cessione di una parte delle azioni, ma ad oggi non vi sono certezze. Da un lato la volontà di seguire un percorso intrapreso nel 2002 senza stravolgerne i presupposti (controllo pubblico, appunto), dall’altra la disperata necessità di Torino di far cassa per sistemare i conti - "io devo trovare 60 milioni per rientrare nel patto di stabilità" avrebbe confidato Fassino a uno dei suoi interlocutori -. Ci sono poi gli istituti bancari che hanno finanziato l’opera - a partire dalla francese Bnp Paribas, a capo della cordata, ma anche la Bei, Banca d’investimenti europea e, con quote inferiori, Intesa San Paolo e Unicredit - anche per via delle garanzie che poteva offrire una città come Torino: le stesse garanzie che pretendono qualora subentrassero altri soggetti.

Entro la prossima settimana con ogni probabilità l’Antitrust si esprimerà su una delibera di ricognizione assunta dall’assemblea dell’Ato per verificare la regolarità dei passi finora assunti, tenendo presente che, per legge, al 31 dicembre prossimo non esisteranno più le cosiddette società in house - quale è Trm - e che il socio pubblico è tenuto comunque a cedere almeno il 40% delle proprie quote a un privato, il quale dovrà avere caratteristiche di partner industriale e non solo finanziario: insomma un socio operativo, non certo un fondo di investimenti.
Intanto il fronte del no alla cessione del controllo pubblico si allarga, a partire dai sindaci dei comuni limitrofi – i più coinvolti sono Grugliasco e Beinasco - che hanno condiviso con Torino questa impresa, accollandosi l’onere di doverla far digerire ai propri cittadini: finora sono rimasti in silenzio, ma hanno già fatto sapere di non gradire affatto la decisione del capoluogo di cedere l'80% delle sue quote azionarie. E in questo contesto si inserisce anche il comitato di controllo, nato per creare un collegamento tra i cittadini e l’amministrazione, la cui presidente Erika Faienza, che è pure consigliere provinciale, da tempo ormai è in fibrillazione e minaccia vibranti proteste.
Le pressioni aumentano giorno dopo giorno, mentre all’interno del Consiglio comunale di Torino già molti esponenti della maggioranza hanno palesato più di una perplessità nei confronti di questa operazione, anche all’interno della maggioranza di governo. I rifiuti sono materia troppo delicata per affidarli a privati, è il ragionamento di molti di loro. E da Palazzo di Città trapela la voce secondo la quale il sindaco Fassino starebbe tornando a ragionare sulla possibilità di mettere sul mercato solo il 49% di Trm conservando il controllo pubblico sulla società.

giovedì 21 giugno 2012

Inceneritore del Gerbido, Circo2


CONSIGLIO “APERTO” IN CIRCOSCRIZIONE 2 a Torino:

UN PESSIMO ESEMPIO DI DEMOCRAZIA,
SEGUITO DA UN PATETICO CAPOVOLGIMENTO DELLA VERITÀ
Nelle dichiarazioni degli ospiti presenti non si esclude l’utilizzo dell’inceneritore del Gerbido per smaltire rifiuti provenienti da altri territori e non si garantisce il blocco automatico dell’impianto in caso di sforamento dei limiti emissivi. Il Gerbido entrerà in funzione anche senza lo spostamento della Servizi Industriali, senza nessuna sicurezza sulla destinazione delle ceneri.

Lunedì 18 giugno si è tenuto un consiglio “aperto” presso la Circoscrizione 2 Santa Rita - Mirafiori Nord di Torino, dedicato agli effetti sulla salute umana derivanti dall’apertura dell’inceneritore del Gerbido.
Hanno preso parte all’incontro come relatori: l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Torino, Roberto Ronco, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Torino, Enzo Lavolta, il direttore tecnico di ATO-R, Riccardo Civera, il Presidente del Comitato Locale di Controllo, Erica Faienza, il direttore del Dipartimento di Torino dell’Arpa Piemonte, Antonella Pannocchia, il presidente della Circoscrizione 2, Antonio Punzurudu, e il Coordinatore della VI Commissione Ecologia della Circoscrizione 2, Marco Rappazzo

Prima dell’inizio, un rappresentante del Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino aveva richiesto par condicio nei tempi concessi ai cittadini e ai relatori per parlare, sapendo che erano presenti in sala i principali decisori dell’impianto.
Nel corso delle successive 5 ore di dibattito, la maggior parte del tempo a disposizione è stata dedicata, da tutti i relatori, a interventi il cui unico scopo si è rivelato un tentativo - per altro mal riuscito - di imbonire i cittadini presenti millantando l’assoluta garanzia dei sistemi di controllo previsti nonché conseguenze di scarsa entità per l’ambiente e riguardo all’aumento delle patologie e del tasso di mortalità per chi abita nei pressi dell’erigendo impianto (contraddicendo numerosi e autorevoli studi scientifici).

Dopo circa 2 ore di soliloqui degli Assessori e dei tecnici presenti, un nostro rappresentante, sdegnato, è uscito esprimendo disgusto per una tipologia di informazione/disinformazione di stampo “bulgaro”. Successivamente molte altre persone hanno lasciato la sala per l’ora ormai tarda e per il concomitante incontro di calcio della nazionale italiana.
Solo quando la sala destinata all’incontro risultava ormai semideserta è stato dato più spazio ai legittimi destinatari della serata, i cittadini. Questo fatto non può che essere interpretato come un pessimo esempio di democrazia.
Esprimiamo quindi massima amarezza e dispiacere per coloro che non hanno potuto ascoltare le possibili alternative all’inceneritore, la cui costruzione è inutile e dannosa - come non ci stancheremo mai di ripetere - sia rispetto ai rischi per la salute umana, sia per motivi ambientali, sia per ragioni economiche.

Il giorno successivo, 19 giugno, è stato pubblicato nella sezione “Ballatoio” di www.lospiffero.com un intervento del Coordinatore della IV Commissione Sanità della Circoscrizione 2, Dennis Maseri, più altri firmatari, in cui il Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino è accusato di propaganda contro un «termovalorizzatore come opportunità». Un’affermazione che rappresenta l’esatto contrario della verità, visto il comportamento tenuto dai relatori nel corso del consiglio “aperto”.
Nell’esternare il nostro profondo disappunto nei confronti di tale intervento, ci teniamo tuttavia a precisare che non intendiamo avanzare alcun attacco nei confronti di una testata come www.lospiffero.com, che ha sempre dato spazio alle opinioni di tutti (compreso il Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino).

Oltre ai fatti sopra segnalati, riportiamo alcune affermazioni avanzate nel corso della serata del 18 giugno, che non possono che far riflettere:

1. L'Assessore Lavolta non ha escluso che l’impianto del Gerbido potrà smaltire anche rifiuti provenienti dall’esterno della Provincia di Torino.
2. L’Assessore Ronco ha detto che l’inceneritore entrerà comunque in funzione anche se la Servizi Industriali non sarà ancora stata spostata al momento dell’accensione dell’impianto del Gerbido: una palese violazione degli accordi di programma.
3. Nessuno si è assunto la responsabilità di affermare con certezza che l’inceneritore andrà in “blocco automatico” non appena si registreranno sforamenti dei limiti emissivi, a differenza di quanto è stato spesso sostenuto. Nel caso delle diossine, inoltre, non basterà un solo superamento per fermare immediatamente l'impianto, ma saranno necessari ripetuti sforamenti per ottenerne il fermo.
4. Per quanto riguarda lo smaltimento delle ceneri, non è chiaro, a meno di sei mesi dall’inizio della fase sperimentale dell’impianto, se saranno destinate ad una discarica (il cui sito non è ancora stato individuato) o se (e dove) verranno sottoposte ad inertizzazione, per ridurne la tossicità così che possano essere riutilizzate in campo edilizio.
5. L'Assessore Ronco ha affermato che, in merito alla questione “riciclaggio piatti e bicchieri di plastica”, la Provincia di Torino, insieme a Corepla, sta valutando come poter aderire all'iniziativa; resta per ora l'ufficialità delle dichiarazioni dell'Assessore in tema, le quali ribadiscono la mancata adesione di ATO-R e della Provincia stessa a tale progetto.

Ufficio Stampa
Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino
Tel. 370.710.18.55
E-mail stampa.rifiutizerotorino@gmail.com

venerdì 28 gennaio 2011

Re: Taranto, salute

'BOCCIATO' IL RIGASSIFICATORE DI TARANTO
DALLA COMMISSIONE TECNICA DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

(DIRE - Notiziario Sanità) Roma, 27 gen. - La Commissione Tecnica di VIA (Valutazione dell'Impatto Ambientale) ha espresso parere negativo sulla realizzazione del rigassificatore nel porto di Taranto. La società proponente era la Gas Natural International SDG S.A. Il parere è definito "interlocutorio" in quanto in questi giorni passa all'esame del Ministro dell'Ambiente. Il decreto di VIA è comparso sul sito del Ministero dell'Ambiente e prende in considerazione i vari rischi di incidente rilevante che il Comitato contro il Rigassificatore di Taranto aveva evidenziato con le proprie osservazioni e con un'apposita petizione a partire dal 2006.

Il progetto di Taranto avrebbe comportato la realizzazione di un rigassificatore di gas naturale liquefatto (GNL) a poca distanza dall'acciaieria Ilva, dalla raffineria Eni e da altri siti ad alto rischio. Le opere marittime da realizzarsi nel porto industriale di Taranto avrebbero previsto un dragaggio sul fondale contaminato da "concentrazioni di cromo totale superiore a quella prevista dalla normativa ex lege 471/99 con l'inevitabile trasformazione dei fanghi in rifiuti".

La Commissione Tecnica di VIA ha inoltre obiettato che "il proponente non ha presentato alcuna specifica caratterizzazione dal punto di vista della salute umana e della comunità potenzialmente coinvolta" e ha sottolineato che "si sarebbe dovuta effettuare la descrizione degli inquinanti considerati, i processi di dispersione, diffusione, trasformazione e degradazione e delle catene alimentari eventualmente coinvolte".

La Commissione Tecnica ha raccolto un'osservazione del Comitato contro il Rigassificatore evidenziando che "il Golfo di Tarato è riconosciuto essere esposto al risentimento di eventuali tsunami generati dall'area sismogenetica dell'arco ellenico (Cefalonia-Creta)".

Attualmente quello di Taranto risulta l'unico rigassificatore "bocciato" dalla Commissione Tecnica di VIA. Risultano invece approvati, con apposito decreto, tutti gli altri rigassificatori esaminati, anche se il parere positivo è "con prescrizioni".

I decreti VIA favorevoli riguardano i rigassificatori di Recanati, Rosignano Marittima (Livorno), Portovenere (La Spezia), Falconara Marittima (Ancona), Brindisi, Trieste, Porto Empedocle (Agrigento), Melilli (Siracusa), Gioia Tauro (Reggio Calabria) e un rigassificatore offshore al largo della Toscana.

giovedì 13 gennaio 2011

Re: Taranto, salute

Vi segnalo due link tratti da un'inchiesta di Repubblica sullo stato dell'inquinamento a Taranto (dove ho passato le vacanze di Natale...!!!), visto che ne avevamo parlato qualche mese fa...!
Ciao,
Paolo

Salute-lavoro, baratto assurdo: l'amara lezione di Taranto
A lungo tra le città più inquinate d'Europa per colpa della più estesa acciaieria del continente. L'emergenza diossina è finalmente sotto controllo. La conta dei danni però è ancora tutta da fare e resta l'allarme per il benzopirene. "Per anni hanno cercato di eludere il problema" 

di ANTONIO CIANCIULLO


Diossina, l'sos degli ambientalisti: "Cozze e ostriche a rischio"
Una concetrazione di diossine e policlorobifenili che raggiunge i 13,5 picogrammi per grammo contro il limite di 8 (+69%). La denuncia della onlus Fondo Antidiossina che ha fatto analizzare i mitili. Vendola convoca una riunione con i rappresentanti degli enti locali, Asl e Arpa

Redazione Repubblica Bari



giovedì 28 ottobre 2010

ILVA

Pensando a Taranto mi piange il cuore, perché Rina (la mia fidanzata) è nata lì e passiamo spesso le vacanze a casa sua, quindi da qualche anno sono testimone diretto della situazione della città. Sintetizzo in poche righe quello che è stato l'impatto la prima sera che ci sono arrivato,in auto: l'autostrada finisce dritta dritta a ridosso delle acciaierie ILVA, uno stabilimento praticamente sconfinato (ho provato a mettere su google maps "ILVA Taranto" e posso dire che la sua estensione è praticamente la metà di tutta Torino...). Lo stabilimento è vecchio,come viene detto nell'articolo, ma la cosa più sconvolgente è che il carbon coke che viene utilizzato per produrre l'acciaio,viene stoccato in enormi mucchi a cielo aperto,infatti gli abitanti delle case più a ridosso dello stabilimento non possono stendere i panni all'aperto, gli alberi e i guardrails dell'autostrada sono completamente rossi per il deposito della polvere di carbone... immaginatevi cosa entra nei polmoni.
Stabilimenti come quello vengono chiusi in tuta Italia,lì non ci si pensa proprio,anche perché dà da lavorare a praticamente tutta la cittadinanza (nonostante ci siano ripetuti incidenti più o meno gravi e andare a fare il proprio turno là dentro è vissuto quasi come un incubo!).Dulcis in Fundo, TARANTO NON HA UN REGISTRO DEI MALATI DI TUMORE...
Per "fortuna", sta iniziando la costruzione di un mega ospedale che verrà gestito da Don Verzè... ecco un estratto di un articolo in cui il nostro premier s'impegna a mettere di tasca sua (nostra) 80 milioni per la costruzione...


da http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2009/5-agosto-2009/taranto-ospedale-san-raffaele-80-milioni-fondi-il-progetto--1601636892613.shtml

TARANTO — Passo in avan­ti decisivo per la realizzazione del «San Raffaele del Mediterra­neo », il nuovo ospedale di Ta­ranto che sostituirà il Santissi­ma Annunziata. Ieri la giunta regionale ha inserito ottanta milioni nel piano attuativo re­gionale (Par), alimentato dai fondi per le aree sottosviluppa­te (Fas), facendo proprio il pro­getto tecnico-sanitario presen­tato dall'istituzione di Don Ver­zè a maggio scorso. Il provvedi­mento della Regione destina a Taranto un finanziamento pari a più di un terzo dell'intero co­sto dell'iniziativa, stimato in 210 milioni.
Altrettanti ne do­vrebbe mettere a disposizione Berlusconi, secondo le promes­se fatte personalmente a Don Verzè e riferite dal presidente della Fondazione San Raffaele nella sua ultima visita a Taran­to. Il resto arriverà dall'autofi­nanziamento mediante un lea­sing di vent'anni. Nella delibe­ra approvata ieri la giunta dà mandato agli assessori Pelillo (Bilancio) e Fiore (Salute) di completare l'iter avviando il confronto con tutti i soggetti coin­volti per la condivi­sione e la corresponsabilità del progetto. Il «San Raffaele del Mediterraneo» avrà 570 posti letto, sorgerà su settantamila metri quadrati de­stinati alla struttura ospeda­liera e quattromila alle aule in cui si farà ricerca e didattica. Sa­rà localizzato al quartiere Paolo Sesto in un terreno di diciotto ettari della Fintecna, società del gruppo Iri che nella stessa zona possiede altre aree su cui ha progettato di edificare. Qui entra in gioco il Comune di Ta­ranto cui compete di contribui­re al progetto con interventi di natura urbanistica dato che la politica sanitaria è di compe­tenza regionale. La giunta co­munale deve individuare lo strumento giuridico per acqui­sire le aree che Fintecna cederà a titolo gratuito purché possa realizzare i suoi progetti edili sulle aree non ancora edificabi­li.[...]


Detto ciò,sembra incredibile, ma Taranto è una città splendida e con una popolazione che vorrebbe vivere senza la certezza quasi matematica di beccarsi un tumore...peccato che essendo in un'area sottosviluppata sia più "conveniente" mantenere un'industria pesante e inquinante, e costruirci di fianco un mega polo ospedaliero,così ci si fabbricano i pazienti e li si trasferiscono subito nell'ospedale!!!
W l'Italia


Paolo



--- Mar 26/10/10, Francesca ha scritto:

ciao,
in merito all'associazione non sono riuscita a trovare nulla, può darsi che non abbiano un sito, boh!
Per quanto riguarda invece la situazione di Taranto si riescono a scoprire molte cose scrivendo su google "taranto inquinamento", vi mando qualche link ma si trova molto di più, anche più recente

http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=10094&contenuto=Notizia
http://www.peacelink.it/ecologia/a/10787.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Ilva

ciao ciao
Francesca

martedì 26 ottobre 2010

Taranto

tramite canale alternativo ricevo da Taranto e pubblico per diffusione, senza altro aggiungere
Luca

 
A voi che siete riconosciuti ed apprezzati cittadini senza bavaglio, scrivo questa lettera per rivolgervi due domande e ricevere, per quanto possibile, delle risposte.


La prima domanda è: perché quando si tratta di esprimere solidarietà per il lavoro, l'impegno è avvertito e si traduce quasi automaticamente in un obbligo, mentre quando si tratta di anteporre salute e dignità al lavoro, la risposta è negativa?
Chi ha deciso che in questa nazione la tutela dell'attività produttiva debba venir prima della integrità e della dignità della persona?
Chi ha deciso che l'irrinunciabile Articolo 32 non è più valido ed è subordinato ad altri Articoli? Chi?

Sono il portavoce di una piccolissima associazione, la più piccola di Taranto.

Il motivo di tanta esiguità e fragilità risiede nel fatto che gli ammalati non hanno neppure la forza di scendere in piazza e partecipare alle adunate dei millantalisti. I millantalisti, per intenderci, sono gli ambientalisti  millantatori, quelli cioè che organizzano imponenti marce contro gli inquinatori e mai contro chi sostiene in silenzio e protegge gli inquinatori. Il loro numero è pari a quello degli agenti inquinanti, e loro sono proprio quelli che le industrie inquinanti le vogliono tenere aperte “ab aeternum” anziché chiuderle.

Ecco perché gli ammalati, a differenza di altri fortunati, "partecipano" quasi esclusivamente per telefono e non possiedono rappresentanti alle epiche ed elevate adunate per la salute – si fa per dire - e l'ambiente.
Perché una delle poche cose che possono ancora fare con facilità è parlare al telefono, non uscendo quasi più di casa.
Molti di noi si sono ammalati di patologie ambientali proprio mentre svolgevano una attività onesta e pulita che non ha mai danneggiato o ammazzato nessuno.
Abbiamo perso il lavoro causa l'aggressività di emissioni di cui non eravamo responsabili, e nessuna istituzione o sindacato o associazione ambientalista (salvo rare e preziose eccezioni ) ci ha difesi mai.
Se avessero voluto difenderci realmente, avrebbero chiesto e si sarebbero attivati per la chiusura "senza se e senza ma", di tutte le attività universalmente considerate incompatibili con la salute del genere umano, animale e vegetale.
Tanto è vero che alcune associazioni di Taranto, infiltrate come altre della Puglia e d'Italia dagli uomini dei partiti e dei sindacati, hanno partorito la mostruosa ed ultima ecoballa della "Ambientalizzazione", hanno cioè immaginato, senza pudore, senza vergogna e senza prova oggettiva, che tramite dei filtri che non sono ancora stati inventati sarebbe stato possibile tappare ed arginare i rigurgiti e le eruzioni di un impianto vetusto progettato alla fine degli anni '50, mostruosamente grande e al di fuori di ogni standard, mostruosamente implicato nella produzione di un numero di inquinanti talmente elevato da avere difficoltà a rientrare in un elenco, attiguo a un centro abitato dove sopravvivono di stenti anziani, donne e bambini, per giunta accanto ad altri impianti industriali altrettanto inquinanti.
E molti di questi paladini commensali dei partiti, commensali delle leghe ambientali elettorali, commensali dei sindacati, li conoscete anche voi e li tollerate forse un po' oltre i convenzionali confini dell'educazione, riservandoci un dolore di cui forse non sempre avete avuto contezza e cognizione.

Ieri sera mi ha telefonato un ambientalista vero, nato e vissuto a Taranto e con cui ho affrontato le lotte e i sacrifici di una vita intera, e mi ha ricordato che noi non possiamo vincere e non vinceremo mai la campagna contro gli inquinatori, perché i veri inquinatori sono in mezzo a noi e non solo nelle zone industriali.
E' la società civile tutta ad essere inquinata ma ad inquinare per prima, perché è la società civile che copre e difende l'opera incessante degli imbrattatori. Il motivo autentico per il quale probabilmente non riusciremo a guadagnarci mai il diritto all'esistenza da persone civili e non da agnelli sacrificali quali siamo ora.
Non possiamo vincere contro il dramma e l'aggressione dell'inquinamento perché non possiamo sconfiggere l'ipocrisia e l'ignavia di chi ci sta attorno e millanta ogni giorno la lotta per la salute e l'ambiente.

Per questo il nostro destino appare segnato: perché chi oggi pretende di difendere il bene comune è spesso colluso e mantiene l'idea malsana, oliata da qualche finanziamento ad hoc concesso dall'assessore compiacente di turno, di poter tutelare la salute ed il lavoro senza però intaccare il polo produttivo responsabile del disastro.
Ma risulta equazione alquanto artata e perversa quella che impedisce di accettare che una attività produttiva anacronistica e pericolosa debba chiudere per far posto ad una nuova impresa che al contrario non invalida o uccide nessuno, per giunta in grado di assicurare ingenti fatturati, poiché tutto ciò che è verde e compatibile concede una ricchezza enorme e senza limiti di tempo. Perché se non si chiude interamente e per sempre una vecchia attività, una vecchia idea, una vecchia concezione, non ci sarà mai posto, bisogno e spinta sociale ad aprirne una nuova.
Tra l'altro molti sono già al corrente del motivo per il quale a Taranto non vengono inaugurate attività produttive di ampio respiro: perché sarebbero alternative e metterebbero in pericolo il ricatto occupazionale e le attività precedenti che servono agli interessi e al gettito fiscale di tutta la nazione e dei partiti fuorché ai residenti, vittime predestinate ed inconsapevoli. Ed una volta chiuse, tali imprese sarebbero forse autorizzate a riaprire in qualsiasi altra città italiana ed europea civile? Quale pazzo esaltato le accoglierebbe mai nell'area in cui vive?

Devo rivolgervi una seconda domanda: perché mai in questa infausta nazione vengono difesi incondizionatamente e per primi anche i diritti di quei lavoratori che provocano attraverso le proprie attività la malattia e il fallimento di altri innocenti cittadini?
Innocenti perché in precedenza impegnati in un lavoro pulito che tutte le persone oneste e perbene dovrebbero desiderare, richiedere e svolgere.
Forse perché la priorità costituisce la migliore e indiretta copertura a protezione di attività che altrimenti sarebbero stoppate e per sempre confinate nel dimenticatoio?
Come sarebbe allora possibile tollerare sindacati che interferiscono impunemente con le iniziative civiche e che per fermare libere e democratiche consultazioni referendarie sono disposti a ricorrere ad ogni concepibile cavillo di legge?
Come potremmo accordare fiducia e solidarietà ai rappresentanti che hanno tradito il fulgido sogno ed infangato per sempre la memoria del pugliese Giuseppe Di Vittorio?
Si continua a soprassedere sulle responsabilità di questi uomini che si sono tramutati in veri campioni del disastro, gli stessi che domandano solidarietà e si lamentano pure di essere stati lasciati soli dal resto della società civile.
Quelli che risultano insopportabili persino nelle loro scelte elettorali “mirate”. Mirate a conservare se stessi e a precipitare tutti quanti nell'oblìo.

Per colpe non nostre siamo diventati disabili nel pieno della nostra giovinezza e nell'inseguimento dei nostri sogni.
Ma i lavoratori che consapevolmente o inconsapevolmente ci hanno ridotto in questo stato, per quanto vittime abituali di una condizione di debolezza e coercizione, non hanno mai compreso le conseguenze di affidarsi al sostegno di rappresentanti che quotidianamente li spingono, tanto non sono mica loro a sporcarsi le mani e a rischiare la pelle, a svolgere una attività contro ogni decenza, ragione e umanità: quella in grado di togliere tutto a se stessi ed anche a noi che non abbiamo mai accettato di correre il rischio e che operai non siamo stati mai, perdendo senza possibilità di reintegro - dal momento che una invalidità è spesso “per sempre” - pure il nostro impiego.
E' questa la principale differenza che intercorre tra operai ancora in attività ed ex lavoratori che, come noi, sono stati colpiti e distrutti dall'inquinamento: scaricare sugli altri il prezzo del proprio lavoro.
Tuttavia la conquista di un diritto non dovrebbe per nessun motivo comportare la perdita di un altro diritto ancora più vitale e irrinunciabile. Perché oggi, per il solo fatto di essere affetti da patologie ambientali, molti cittadini per la sanità italiana non esistono, dal momento che nelle nostre AUSL i presìdi sanitari per le malattie ambientali ed immunitarie non sono mai stati creati. I "nuovi" ammalati non vengono riconosciuti nella loro disabilità e non possiedono alcun sindacato che richieda per loro ammortizzatori sociali. Non hanno riconoscimenti o assistenza sanitaria appropriata, compensazioni, ricollocamento protetto, pensioni di invalidità. Non hanno nulla.

In questa condizione noi manteniamo una consapevolezza ed un rimpianto in più: avremmo preferito non essere mai nati.
Perché se soltanto avessimo presagito che i nostri reali e più subdoli aguzzini sarebbero divenuti tutti quanti, oltre agli imprenditori coperti e tutelati dallo Stato nell'esercizio di attività non compatibili con l'esistenza e la dignità umana, avremmo preferito non nascere mai.
Avremmo preferito non essere mai venuti al mondo anziché avere a che fare e ricevere l'ultima tragica umiliazione dell'essere difesi da un branco di speculatori della società cosiddetta civile, una collettività cieca, sorda, senza più guide, valori e dignità.

Una collettività che non ha rispetto per se stessa e figuriamoci se possa ambire ad avere rispetto per altri che si ritrovano nella condizione di maggiore fragilità e debolezza senza mai averla scelta ma soltanto subìta.

Saverio De Florio 
Associazione Malati Infiammatori Cronici ed Immunitari, Taranto