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lunedì 4 aprile 2011

Re: Terremoto, ricostruzione perfetta


Sono trascorsi due anni. Sono appena rientrata da una passeggiata nel centro storico. Silenzio. Desolazione. Ogni volta che percorro Via XX settembre vedere i palazzi come bombardati, due lacrime mi rigano il viso. La casa dello studente è poco più su. Foto, fiori per ricordare i ragazzi che hanno perso vita, sogni, speranze, futuro sotto le macerie di una struttura che non era a norma; la magistratura ha il compito di indagare, ma la politica vuole prescrivere, abbreviare non importa se danneggia cittadini già privati degli affetti più cari.
L'Italia forse il 6 aprile ricorderà perché nel tragico anniversario la passerella mediatica è d'obbligo. Dal giorno dopo però il silenzio. Il Presidente del Consiglio, proprietario di tutto, saprà ordinare dove riprendere, chi intervistare. E così passerà la mala informazione: tutto a posto, tutto ricostruito. E invece non so ancora se e quando potrò tornare a casa mia, inagibile. Se fossi l'unica in queste condizioni, potrebbe essere un caso personale.
Al 1 marzo 2011 sono rilevate 14.174 persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione, 13.906 persone sono alloggiate nel Progetto C.A.S.E., 7.113 nei MAP, 2042 in affitto e altre strutture comunali, 1.334 in strutture ricettive (369 fuori provincia) e 270 nelle caserme a L'Aquila. Significa che oltre 38 mila persone non vivono a casa loro. Molti non sono registrati da nessuna parte perché non avevano diritto ad assistenza oppure hanno rinunciato a causa della farraginosa burocrazia.
Allora la ricostruzione? Quella sbandierata a Ballarò dall'On. Maurizio Lupi ogni volta in difficoltà oppure su Le Figarò dal Presidente del Consiglio per non perdere punti con Sarkozy? Allora mentono! Mentono sapendo di mentire perché almeno il secondo a L'Aquila è venuto diverse volte, finché gli aquilani non si sono incazzati ed hanno incominciato ad accoglierlo con striscioni e fischi. Non è più venuto, neanche per il primo anniversario. "Gli aquilani hanno avuto tutto!" Quante volte ce l'hanno rimproverato gli altri terremotati o coloro che non sono mai venuti a L'Aquila. Siamo stati privati della libertà di scegliere. E' passato il messaggio di un tetto per tutti, appalti dati ad imprese colluse con la criminalità organizzata, imprese aquilani costrette a chiudere.
Aprile 2011. Alcune vie sono state riaperte, palazzi in sicurezza: bulloni, legni, acciaio, tubi innocenti. Ma non basta. Finchè non si ricostruisce la vita, i profumi, le chiacchiere, le grida, i colori non possono tornare in città. 

Samanta Di Persio, l'Aquila

lunedì 28 marzo 2011

"Terremoto, ricostruzione perfetta"

Ciao,
riporto da Repubblica del 28/03/2011 la descrizione dell'ultima "impresa" Mediaset all'insegna della corretta informazione.
Marco

Terremoto, ricostruzione perfetta
finta aquilana in tv, bufera su Forum. Figurante reclutata per raccontare il miracolo del governo. Subito smascherata in rete. "Pagata trecento euro per leggere un copione". Protesta il Comune
di GIUSEPPE CAPORALE

L'AQUILA - Mediaset manda in onda una finta terremotata pagata 300 euro. Pagata per leggere un copione scritto dagli autori del programma Forum, condotto da Rita Dalla Chiesa su Canale 5. "L'Aquila è ricostruita"; "Ci sono case con giardini e garage"; "La vita è ricominciata"; chi si lamenta "lo fa per mangiare e dormire gratis". Per questo "ringraziamo il presidente..." . "Il governo... ", precisa la conduttrice.Marina Villa, 50 anni, nella trasmissione di venerdì si dichiara "terremotata aquilana e commerciante di abiti da sposa" in separazione dal marito Gualtiero. Ed è lì in tv con il coniuge a discutere della separazione davanti al giudice del tribunale televisivo. Ma è tutto finto: lei non è dell'Aquila, non è commerciante, il vero marito è a casa a Popoli, il paesino abruzzese nel quale la coppia vive: si chiama Antonio Di Prata e con lei gestisce un'agenzia funebre. L'assessore alla Cultura dell'Aquila, Stefania Pezzopane, ha scritto una lettera a Rita Dalla Chiesa: "Nella sua trasmissione, persone che, mi risulta, non hanno nulla a che vedere con L'Aquila, hanno fatto un quadro distorto e assolutamente non veritiero". Quando scoppia la polemica anche su Facebook, non è difficile rintracciare Marina. "Ma che vogliono questi aquilani? Ma lo sanno tutti che è una trasmissione finta". Si dice, la signora Villa, molto sorpresa dalla rabbia dei terremotati: "Ma che pretendono. Io non c'entro nulla. Ho chiesto di partecipare alla trasmissione e quando gli autori hanno saputo che ero abruzzese, mi hanno chiesto di interpretare quel ruolo. Mi hanno spiegato loro quello che avrei dovuto dire". Marina racconta di essere stata pagata: "Mi hanno dato 300 euro. Come agli altri attori. Anche Gualtiero, che nella puntata interpretava mio marito, recitava. Lui è un infermiere di Ortona. Hanno scelto un altro abruzzese per via del dialetto". Ecco il copione di Marina in tv: "Hanno riaperto tutti l'attività. I giovani stanno tornando". Durante il terremoto "sembrava la fine del mondo, non riuscivo a capire se era la guerra, la casa girava. Si sono staccati i termosifoni dal muro". Ora invece è tutto a posto: "Vorrei ringraziare il presidente e il governo perché non ci hanno fatto mancare niente... Tutti hanno le case con i giardini e con i garage, tutti lavorano, le attività stanno riaprendo". Le fa eco la Dalla Chiesa: "Dovete ringraziare anche Bertolaso che ha fatto un grandissimo lavoro". E giù applausi. Mentre Marina aggiunge: "Quello volevo pure dire". "Inizialmente - continua il copione - hanno messo le tendopoli ma subito dopo hanno riconsegnato le case con giardino e garage. Sono rimasti 300-400 che sono ancora negli hotel e gli fa comodo". "Stanno lì a spese dello Stato: mangiano, bevono e non pagano, pure io ci vorrei andare". Ma lei non è dell'Aquila, la notte del 6 aprile 2009 era a casa a Popoli. È stata solo finta terremotata a pagamento per un giorno su Mediaset. 

lunedì 22 novembre 2010

Macerie di democrazia

A quasi 20 mesi dal sisma, gli aquilani tornano in piazza per chiamare l'Italia.
Chiedono aiuto e soccorso, ma soprattutto giustizia per chi in quel disastro ha responsabilità penali a cui cerca di sfuggire. A rispondergli soltanto altri "disastrati" come loro: i No Tav piemontesi, i siciliani Anti Ponte sullo Stretto, le mamme vulcaniche di Terzigno. Anche i parenti delle vittime di Viareggio. Il messaggio è forte: "non siete soli". Ma solo da una parte: le istituzioni latitano. La sospensione delle tasse sta per scadere, le New Town sono un sogno consumato e l'economia resta sepolta nell'indifferenza..
Luca

L'Aquila sotto l'acqua di novembre sembra ancora più spettrale. Grigio cielo sopra, cemento scoperto sotto. In Piazza D'Armi un grosso bruco multicolore, millepiedi, ricoperto di ombrelli si muove pigramente sotto la pioggia. Si stendono striscioni portati da bambini: i flash scattano di continuo, è ancora il momento di riconoscersi e di salutarsi. Sulla rotonda, al centro della piazza, una grossa lavatrice di cartapesta sforna panni appesi agli alberi: "ora venite a mettervi nei nostri panni", recita uno striscione.
Alle due e mezza il corteo parte, la testa non si vede già più dietro la curva di via Corrado IV.
Ad aprire il corteo dovrebbero esserci i gonfaloni delle città del cratere, invece no. Ne mancano molte. Pierluigi Biondi, primo cittadino di Villa Sant'Angelo, aveva annunciato già giovedì la sua decisione di non aderire alla manifestazione: "Non sono contrario agli obiettivi della manifestazione, ma qui verranno persone estranee al nostro territorio a protestare contro il Governo, non per L'Aquila. Ci useranno come pretesto, ed io di intrupparmi in una cosa del genere non ci penso neanche". Lo seguono i sindaci di Sant'Eusanio Forconese, San Demetrio ne Vestini, Fossa, Ocre, Barisciano, Poggio Picenze, Fagnano Alto, Fontecchio, Tione e Acciano. Nemmeno Donato Circi accetta di esserci, rifiutando una manifestazione politica e non
istituzionale. Ma farsi da parte non riduce la portata dell'evento, anzi lascia spazio ad altri politici. A metà corteo passeggia placido e grave Enrico Letta, vice segretario Pd, a portare un testimone di interesse dal
centrosinistra. Aderisce anche l'Api di Rutelli e l'UdC di Casini, ma non si rintracciano rappresentanti diretti nel serpentone di manifestanti.
Intanto il corteo avanza su via XX settembre. All'altezza della Casa dello Studente, il passo rallenta, il silenzio è più pesante. Molti scattano foto, il senso turistico della tragedia si è infine diffuso per il Paese: ma si prosegue, negli occhi ancora le facce degli Angeli della Casa dello Studente e del Convitto Nazionale. In piazza del Duomo i manifestanti arrivano alle quattro e mezza. Il comitato organizzatore annuncia dal palco il numero: "siamo in 25mila". La questura ridurrà la cifra a tredicimila. Ma non ci si ferma. Mentre il popolo delle carriole entra nella piazza, centinaia di persone affollano il tendone per la raccolta firme della legge di iniziativa
popolare sulla ricostruzione. Son troppe, i residenti dell'Aquila vengono spostati ai prossimi giorni per consentire ai sostenitori venuti da fuori di lasciare il loro contributo. Dal palco vengono ribaditi e spiegati i punti essenziali della legge.
No ai commissari straordinari: la governance spetta ai sindaci e alle istituzioni locali, son loro che conoscono il territorio e possono tradurne le istanze in interventi concreti. Partecipazione dei cittadini alle scelte di ricostruzione, che non possono calare dall'alto e basta. Più occupazione e rilancio dell'economia, perché non è possibile che nel cantiere più grande d'Italia si contino 16mila disoccupati. E infine creare il presupposto
indispensabile per la prevenzione di grandi rischi in futuro: un fondo da finanziare tassando i redditi più elevati. Per prevenire alluvioni (come a Vicenza), terremoti, smottamenti, inondazioni. "L'italia non può essere, come ha detto Bertolaso, un paese sempre in emergenza. È una logica da superare, soprattutto se pretendono di risolvere le emergenze uccidendo la democrazia", scandisce il comitato promotore della legge dal palco.
Al microfono si alternano cittadini e rappresentanti dei comitati: i No Tav fanno il conto dei loro "morti a rilento", le vittime dell'inquinamento dell'aria nella zona più contaminata da amianto dopo Monferrato, patria dell'Eternit. Un universitario elenca i "miracoli aquilani", dal mancato allarme del sisma al progetto case in crisi ("pochi costruttori hanno potuto mettere le mani su terreni enormi, hanno costruito strutture minime a 3mila euro al metro quadrato, hanno scavalcato in nome dell'emergenza tutte le leggi urbanistiche e ambientali con guadagni dell'ordine del 3-400%"). I parenti delle vittime di Viareggio, uccise dall'esplosione di una cisterna di Gpl non a norma, chiedono di "bucare il velo del silenzio" e di "consegnare alla giustizia i responsabili: sulla nostra carne hanno guadagnato risparmiando sulle norme di sicurezza, ora devono pagare". E le mamme vulcaniche accusano i media: "dicono che la monnezza è colpa nostra, non è vero, il nostro territorio sta pagando la mala gestione delle risorse pubbliche e lo sfruttamento per gli interessi delle industrie del Nord".
L'Aquila torna buia alle 8 di sera. Dopo che i pullman sono partiti per Roma, Firenze, Torino, Milano, Venezia e Napoli, solo tre lampioni restano accesi in via XX settembre. Un sabato sera di silenzio nella città delle macerie dimenticate..                 [dirittodicronaca.com]