Visualizzazione post con etichetta Enel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enel. Mostra tutti i post

giovedì 9 ottobre 2014

Acqua è anche un problema di sovranità

Care/i,
segnalo un'interessante notizia.
Mons. Luis Infanti Della Mora, vescovo della regione dell'Aysen nella Patagonia cilena, ha ricevuto il “Premio Unesco per il Programma Idrologico Internazionale 2014” per il suo contributo alla protezione delle acque soprattutto quelle su cui insisteva il progetto di Enel di costruzione delle dighe sul fiume Pascua e Baker
(Paolo Corsetti)

Per l'occasione, nel complimentarsi per il tangibile riconoscimento dovuto agli sforzi pastorali e civili del vescovo, la redazione di [NSDT] ripropone la registrazione audio originale dell'incontro tenutosi a Pinerolo nel maggio del 2011, durante la campagna referendaria sui Beni Comuni.

------------------------

- Premiato il Vicario apostolico di Aysen: “l’acqua è anche un problema di sovranità”

Aysen (Agenzia Fides) – Il Vicario apostolico di Aysén, Sua Ecc. Mons. Luis Infanti Della Mora, ha ricevuto un importante riconoscimento per il suo contributo alla protezione delle acque da parte del Comitato Cileno per il Programma Idrologico Internazionale dell'UNESCO (CONAPHI Cile).
Secondo la nota inviata all’Agenzia Fides da una fonte locale, la motivazione del “Premio Unesco per il Programma Idrologico Internazionale 2014”, che è stato consegnato al Vescovo il 2 ottobre da Isabel Allende, rappresentante del Senato, nella sede del Congresso, trae origine dalla Lettera pastorale pubblicata da Mons. Infanti nel 2008 con il titolo “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”. Il Presule affermava: “siamo in un momento storico in cui ci viene data l'opportunità di un profondo cambiamento culturale, per far rivivere la vita del nostro pianeta”, ed invitava a riflettere sul valore dell'acqua come elemento vitale per l'umanità. Ieri, parlando a Radio Universidad de Chile, Mons. Infanti ha ricordato che ormai “è già passato un bel po’ di tempo da quell'epoca” e purtroppo non ci sono stati grandi cambiamenti, tranne l’annuncio di modificare il Codice dell'acqua e riconoscere l'acqua come un diritto fondamentale dell'uomo.
“Questo è stato un barlume di speranza, ma la luce è ancora molto nascosta” ha detto il Vescovo parlando alla radio, ed ha aggiunto: "Non vorrei che questo ritardo, già abbastanza significativo, sia il risultato di pressioni, di lobby, di coloro che hanno il potere dell'acqua e sono i proprietari dell'acqua in Cile, perché chi ha il potere dell'acqua, ha più potere di quelli che detengono il business del petrolio". Per Mons. Infanti la proprietà dell'acqua è anche una questione di sovranità, come ha ripetuto diverse volte, citando il caso di Aysén, dove il 96 per cento delle acque della zona è di proprietà della società italiana Enel.  (Agenzia Fides, 03/10/2014)


--

sabato 15 settembre 2012

Quel matrimonio non s'ha da fare...

A2A studia per diventare l’Enel 2

PIACEVA tanto all’assessore regionale lombardo Bruno Tabacci. Ma anche Piero Fassino, sindaco di Torino, sembrava non disdegnare l’idea. Gli unici che si sono sempre mostrati freddi, molto freddi, sono stati i genovesi. Non è mai piaciuta, all’ombra della Lanterna, l’idea di creare un colosso capace di unire A2A, la multiutilities lombarda che unisce le forze di Milano e di Brescia, e Iren. Alla fine, pare proprio che l’impostazione genovese, da subito condivisa dal sindaco Marco Doria, sia destinata ad arrivare fino in fondo. Niente matrimonio, niente quote di controllo ancor più diluite rispetto al presente, ognuno avanti per la propria strada. In fondo, per dirla tutta, anche ai vertici societari di A2A l’idea di unirsi a Iren, con quello che ne consegue, lasciava qualche dubbio. Questione di strategie, soprattutto. Perché A2A è vuole diventare sempre più forte nell’energia e nella generazione. Insomma, fatte le debite proporzioni, punta a diventare una sorta di “Enel 2”, con l’obiettivo di offrire i suoi servizi su tutto il territorio nazionale.
Ecco perché la questione della multiutility del Nord a più d’uno ha dato l’impressione di essere una cortina fumogena davanti a una scenario differente. Ad A2A, ad esempio, non dispiacerebbe liquidare Iren per aumentare le sinergie tra i suoi impianti e quelli di Edipower. Il gruppo lombardo punta infatti a diventare il secondo operatore nazionale senza una forte connotazione e un legame territoriale particolarmente vincolante. Hera rafforza di fatto l’asse del nordest dove ora sarà sempre più difficile entrare. I sindaci-azionisti di Iren vedono quindi il gruppo come la multiutility del nordovest, almeno per i prossimi 4-5 anni. Non a caso i reiterati tentativi emiliani di aggregazioni con Ascopiave e AcegasAps per accerchiare Hera sono andati a vuoto. E opinione condivisa, soprattutto fra Fassino e Doria, che nei prossimi anni il gruppo avrà bisogno di amalgamarsi, ristrutturarsi all’interno e fondersi realmente, più che allargarsi ancora. Oltretutto, Doria e Fassino non avrebbero particolarmente gradito la notizia dell’arbitrato vinto da Edison sui cosiddetti contratti “take or pay” che avrebbe un impatto positivo sul suo margine operativo lordo di 450 milioni. Insomma, si starebbero chiedendo: «L’abbiamo pagata cara, l’abbiamo venduta a un prezzo più basso, e ora all’improvviso i suoi conti vanno meglio?». Eh sì, a Genova e Torino i conti sembrano non tornare...

(Massimo Minella, Repubblica ed.Genova)

venerdì 23 marzo 2012

ENEL, power less green

NO ALL'ENEL E AI SUOI MEGAPROGETTI
Da Marsiglia 2012 verso la costruzione della giornata mondiale contro la multinazionale italiana che nel mondo esporta conflitti e distruzione ambientale

Il 30 aprile ci sarà il consiglio di amministrazione dell'Enel,  multinazionale per l'energia con sede in Italia – c'è la partecipazione del Ministero per l'Economia al 30% - e con progetti praticamente in ogni parte del mondo: dal carbone al nucleare, dall'idroelettrico alla geotermia.
Il 30 aprile sarà la giornata di mobilitazione mondiale contro l'Enel. La multiutility che ha da poco sdoganato il marchio “green power” forse proprio per strizzare l'occhio alla sempre più diffusa sensibilità ambientale e una serie di campagne pubblicitarie dove il rispetto della Natura e dei diritti paiono essere le priorità di questo colosso finanziario, è responsabile di disastri ambientali e delle violenze connesse che vedono vittime le comunità locali. Ecco perchè dal FAME di Marsiglia 2012 e dal convegno su acqua e dighe tenutosi lunedì scorso a Roma presso l'Ex Snia organizzato fra gli altri da Patagonia Senza Dighe e Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, esce l'appello alla mobilitazione per contrastare le dinamiche aggressive che accomunano i progetti di Enel in Italia e nel Mondo.
Cinque i Paesi coinvolti, cinque le situazioni drammatiche prese a simbolo: il Cile per la costruzione in Patagonia del progetto HydroAysèn, che vedrebbe lo spostamento dei fiumi Pascua e Baker, lo spostamento di quasi 6000 ettari di terra e la costruzione di cinque megadighe, con gravi minacce per il fragile equilibrio ambientale; il Guatemala per quella di Palo Viejo nella regione maia del Quichè, in Colombia la distruzione di Quimbo, con la deviazione del Rio Magdalena e lo sbancamento di 8000 ettari di terreno fertile, ammazzando la sostenibilità economica di migliaia di persone che nella zona vicono di agricoltura e pesca; e in Brasile fra le altre, la diga di Belo Monte, terza diga al mondo per grandezza. Oltre all'Italia con alcuni casi simbolici, come lo sfruttamento idroelettrico nelle Alpi trentine e venete, la geotermia sul monte Amiata in Toscana, le dighe in Calabria, l'estrazione del carbone.
Al fianco di questi Paesi, il 30 ci saranno anche quelli dell'Est Europa dove l'Enel ha avviato importanti processi nucleari.

Minimo comun denominatore dei megaprogetti latinoamericani, sono le violenze e la distruzione ambientale. Lunedì 20 a Roma c'erano come ospiti il guatemalteca Baltazar de la Cruz, sindaco indigeno della comunità di San Felipe Chenla: “Siamo da 7 anni in lotta contro l'Enel. Il mio popolo si chiama Ixiles, siamo maia e da sempre abitiamo le zone al Nord del Paese. Resistiamo dal 1530, da quando arrivarono i primi invasori cercando oro. Continua la spogliazione del nostro popolo dalle sue risorse” . Baltazar racconta come questa grande diga dalla capacità di 84 k/h, abbia sconvolto la vita di questo popolo pacifico che vive di agricoltura:” Nel 2005 arriva Enel nel nostro territorio. Non viene fatta nessuna consulta previa con i nostri rappresentanti, in barba alla risoluzione 169 che impone di consultare le popolazioni indigene qualora si entri nei loro territori. Nono avendo nessuna risposta, nel 2009 inizia una resistenza pacifica della mia comunità ed iniziano anche le violenze: in gennaio entra l'esercito e spara a donne e bambini, muoiono due ragazzi. Per comprare il silenzio delle famiglie, Enel dona 45.000 euro ad ognuna. Enel comincia poi a costruire qualche scuola e compra alcune comunità dividendoci. L'anno dopo però, anche chi aveva accettato i regali di Enel, si ricrede, si riarticola la lotta e iniziamo a bloccare le principali strade d'accesso. La risposta è ancora l'esercito ma in dosi massiccie, con elicotteri e lacrimogeni. Il Governo è comprato da Enel. La diga produrrà elettricità per altri: delle nostre 36 comunità, solo 8 hanno luce elettrica. Noi pretendiamo che smettano le violenze, e di essere consultati”. Fanno eco a Baltazar i racconti degli attivisti brasiliani del MAB, il movimento contro le dighe nato negli anni '80”. Ivanei Farina dalla Costa e Youri Chrales Paolino raccontano come in Brasile non esista una poltica nei confronti della popolazione in caso di megaprogetti. Vengono spostate letteralmente intere comunità senza che sia previsto alcun indennizzo. L'Amazzonia rischia fortemente di essere danneggiata per sempre da sistemi di dighe che interrompono il ciclo vitale degli ecosistemi. “La produzione idroelettrica in Brasile è assorbita dalle industrie minerarie. Multinazionali straniere che vengono nel nostro Paese per estrarre risorse con pieno disprezzo delle comunità locali. Il modello energetico brasiliano è in mano ad industrie non brasiliane ed è strettamente connesso con la privatizzazione delle risorse idriche”, racconta Youri. “La concessione dei fiumi è trentennale – gli fa eco Ivanei – questa energia non è pulita!”. Yvanei sta svolgendo anche uno studio sulle donne che vivono vicino alle dighe ed i loro disagi. Dalla Colombia, il giornalista italiano Federico Bruno racconta della resistenza a Quimbo, che proprio negli ultimi giorni è stato considerato sito militare e ci sono state gassificazioni violente della popolazione, mentre Teresa Marisano di Patagonia senza dighe appena tornata dal Cile, ha portato la sua testimonianza dalla remota regione patagonica, dove sono iniziate intimidazioni mai viste verso gli abitanti che si stanno opponendo alla costruzione delle cinque dighe di HidroAysen.

Enzo Vitalesta, dell'associzione Yaku che coordinava l'incontro, ha annunciato che con la sua associazione ed in accordo con le associazioni colombiane Censat e Carlos Fonseca ed i movimenti locali, il 30 di aprile sarà a Quimbo per appoggiare la mobilitazione.
Una critica collettiva dai movimenti per l'acqua di tutto il mondo è uscita dalle 5 giornate di Marsiglia, dove il FAME, Forum Alternativo Mondiale dell'Acqua, ha ufficialmente condannato la costruzione indiscriminata di megadighe anche in occasione della giornata mondiale contro le dighe, il 14 marzo.

redazione@yaku.eu


 ___________________________________________________________

La protesta degli indigeni in Ecuador
http://www.articolotre.com/2012/03/la-protesta-degli-indigeni-in-ecuador/72321

Migliaia di indigeni hanno manifestato fino a ieri (Giovedì ndr) a Quito, la capitale dell'Ecuador, per protestare contro il governo del Presidente Rafael Correa. In particolar modo, i manifestanti contestavano e continuano a contestare, un accordo firmato ad inizio marzo dal governo ecuadoriano con una compagnia mineraria cinese, pronta ad investire 1,4 miliardi di dollari in un progetto di estrazione del rame vicino a El Pangui, nella regione amazzonica del Paese. Da una parte il presidente Correa ha spiegato  ai manifestanti che il ricavato del progetto verrà utilizzato anche per finanziare strade, scuole, ospedali e sarà in parte ridistribuito agli abitanti di El Pangui. Dall'altra, la Confederazione degli indigeni dell’Ecuador (CONAIE) sostiene invece che le attività estrattive danneggeranno inevitabilmente l’ambiente e costringeranno le popolazioni locali ad abbandonare le loro terre.

martedì 20 marzo 2012

Siamostatiinvaldisusa #2


Impregilo NO tav, il cantiere è zona militare

by siamostatiinvaldisusa
Abbiamo scritto e diffuso il nostro testo per resistere all’impotenza. Lontano dalla gente che avevamo conosciuto, ascoltato, incontrato. Non riuscivamo a dormire, a stare fermi pensando a quello che stava accadendo. Manganelli, ossa rotte, vetrine spaccate. Abbiamo rapidamente messo insieme il blog ed il gruppo Facebook per cercare di raccontare la nostra esperienza e restituire alcune informazioni che avevamo raccolto. Era un testo per gli amici, i conoscenti, i colleghi. Una testimonianza di solidarietà nei confronti di chi ci ha accolto e mostrato una storia straordinaria dove gioia, fatica e resistenza si mescolano quotidinamente. Non pensavamo di ricevere in pochi giorni 33.000 visite e più di mille commenti. Invitiamo gli amici della valle a leggerli tutti d’un fiato nei momenti difficili. Quando la stanchezza di giorni passati in assemblea, davanti a un ospedale, in carcere o su un autostrada, comincia a farsi sentire. Leggerli fa bene. Qualcuno l’ ha tradotto autonomamente anche in inglese. http://strugglesinitaly.wordpress.com/2012/03/05/en-translation-what-we-have-understood-by-visiting-the-susa-valley/]
Grazie a tutti. Per aver aderito, condiviso, commentato ed averci incoraggiato a proseguire.

E allora andiamo avanti. …..
Venerdì scorso, eravamo di fronte la sede dell’ENEL per esprimere il nostro dissenso nei confronti della costruzione di una serie di dighe nella Patagonia Cilena, in Guatemala e in Colombia.
Storie lontane solo geograficamente, ma uguali nella sostanza, anche e soprattutto per quanto riguarda le mirabolanti imprese italiane. E’ infatti Impregilo la società alla quale è stato affidato il compito di costruire la diga di El Quimbo nel sud della Colombia. E’ curioso che Impregilo, invece di spiegare perché la polizia colombiana abbia utilizzato i suoi mezzi – e quelli di ENEL – per reprimere la resistenza contadina a colpi di candelotti ad altezza uomo [ http://www.youtube.com/watch?v=BFv4HG8ALeA ], si preoccupi solamente di precisare, in una nota rilasciata all’adnkronos, che la società «non è coinvolta nei lavori di realizzazione della Tav Torino-Lione in Val di Susa» [1]
Curiosa coincidenza.
Il fatto che l’impresa, ritenuta da tutti la più ovvia assegnataria del contratto di costruzione della Torino-Lione, si affretti a prendere le distanze dal progetto, è una notizia da annotare e tenere presente per il futuro. Forse la popolarità della TAV è veramente giunta al tramonto e la linea dura del governo è necessaria solo ad evitare intralci negli affari futuri..
A proposito di Impregilo una precisazione è doverosa. Nel precedente post, complice la fretta, abbiamo utilizzato informazioni un pò datate. L’assetto societario è infatti recentemente cambiato. La sostanza delle cose purtroppo non molto. Ligresti e Benetton hanno ceduto a Gavio. Il primo è uscito dalla società in cambio di denaro, mentre Benetton ha scambiato le sue azioni con 188 Km di autostrade del Cile.
La new entry che oggi detiene il 20% della società (contro il 30 di Gavio) è la Salini Costruttori, celebre per le sue decennali imprese africane realizzate con i soldi pubblici della cooperazione allo sviluppo. La società è uscita rafforzata dalla recente fusione con la Todini. E’ importante ricordare che Simonpietro Salini risulta essere il socio n.531 della loggia massonica P2. Margherita Todini invece, è stata europarlamentare di Forza Italia e temporaneamente in lizza come possibile governatrice della regione Lazio, prima che la Polverini avesse la meglio.
Ma torniamo a quello che è successo nella valle. Abbiamo impiegato questa settimana a cercare di capire a chi appartenevano le ruspe, guidate dalle forze dell’ordine (non ricorda un pò la Colombia?) , che hanno sgombrato il presidio e devastato il sito archeologico neolitico della Maddalena di Chiomonte a giugno 2011. E qual’era l’impresa che, scortata da un esercito, ha eseguito l’ampliamento del cantiere il 27 febbraio 2012. Non è stato per niente facile. E non ne siamo venuti completamente a capo. Abbiamo capito che fino all’estate scorsa, le imprese incaricate della perimetrazione del cantiere erano Italcoge, proprietà della famiglia Lazzaro, e la società Martina. Entrambe di Susa.
Italcoge, ad agosto del 2011, è fallita a causa di un debito di 4-5 milioni di euro con l’erario. Ovvero evasione fiscale. Da allora non è chiaro chi esattamente abbia realizzato la recinzione. Martina è sicuramente ancora in campo ma si parla anche di Itinera che guarda caso fa parte del gruppo Gavio. E qui si chiuderebbe il cerchio, ma c’è ancora da scavare, ci siamo incaponiti e ci arriveremo.
Intanto c’è da chiedersi perchè il cantiere ha inglobato la baita Clarea, terreno acquistato legalmente in maniera collettiva dagli abitanti della Val di Susa e “temporaneamente occupato” ai sensi dell’art 19 del decreto di stabilità [ http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/E3D420D5-A2E8-46E5-B3B9-DA059B889667/0/20111112_L_183.pdf ] che recita al comma 2 “Fatta salva l’ipotesi di più grave reato, chiunque si introduce abusivamente nelle aree di interesse strategico nazionale di cui al comma 1 ovvero impedisce o ostacola l’accesso autorizzato alle aree medesime è punito a norma dell’articolo 682 del codice penale”
E di cosa parla l’articolo 682 del codice penale?
“Ingresso arbitrario in luoghi, ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato”
[http://www.testolegge.com/codice-penale/articolo-682]
Un cantiere ferroviario è un luogo di interesse militare. Il grido di allarme che arriva dalla val di susa non ha bisogno di esser dimostrato… è semplicemente legge dello stato.
La storia viene raccontata sinteticamente nel post del blog di LTF (società partecipata fifty-fifty tra le reti ferroviarie italiana e francese responsabile di tutto il progetto) lanciato il 13 febbraio[ http://blogtorinolione.ltf-sas.com/ampliamento-del-cantiere-de-la-maddalena/]. Leggetelo con attenzione e studiate l’ordine delle azioni, prima si espropria poi si informa i proprietari.
Il blog ha un titolo romantico “Appunti di viaggio Nuova Linea Torino Lione”, consente i commenti anche se con moderazione ed educazione, quindi invitiamo tutti voi sagaci commentatori ad inoltrare pacatamente domande e considerazioni. Staremo a vedere quanti ne verranno pubblicati.
La ricerca prosegue…

CONTINUIAMO A COSTRUIRE L’INFORMAZIONE DAL BASSO, INOLTRA, DIFFONDI, CONDIVIDI, COMMENTA...
p.S: Gli autori del blog informano che Forza Nuova Milano ha pubblicato sul suo sito il post “Siamo stati in Val di Susa ed abbiamo capito” facendo proprio il testo omettendo i nomi dei primi firmatari. E’ la stessa storia del popolo valsusino a raccontarci il legame profondo che esiste tra la battaglia per la democrazia di oggi e la lotta antifascista di ieri.

[1] Il link è irreperibile in rete. Testo integrale del dispaccio

AMBIENTE: IMPREGILO, NESSUN COINVOLGIMENTO NELLA TAV IN VAL DI SUSA = LA PRECISAZIONE IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE DAVANTI ALL ‘ ENEL Roma, 2 mar. (Adnkronos) – «Impregilo non è coinvolta nei lavori di realizzazione della Tav Torino-Lione in Val di Susa». Lo precisa un portavoce della società stessa, in una nota inviata all’Adnkronos, in merito al comunicato congiunto diffuso da alcune associazioni che manifestano oggi a Roma. Nel comunicato delle associazioni si legge infatti che «in Colombia, sul Rio Magdalena, la diga dell’ENEL viene costruita da Impregilo, nota impresa italiana specializzata in opere devastanti come la Tav in Val di Susa di cui è responsabile per il 75%». (Mst/Ct/Adnkronos) 02-MAR-12 15:43 NNN

mercoledì 15 febbraio 2012

La diga di Quimbo [post #2]

In questi giorni l’epilogo del conflitto che vede contrapporsi da 4 anni da un lato la controllata ENEL – ENDESA e dall’altro le comunità residenti e resistenti che verranno sfollate per aprire spazio a un mega progetto idroelettrico dal valore di 837 milioni di dollari fino al 2014.


Il Quimbo, questo è il nome della diga che le multinazionali italo spagnole pretendono costruire, è una gigantesca opera che inonderà 8.500 ettari delle terre agricole più fertili del paese, per produrre energia destinata all’esportazione e a coprire il fabbisogno energetico interno, che si prevede incrementerà in maniera esponenziale con la conversione in atto del territorio colombiano in una enorme miniera a cielo aperto.


Sono 4 anni che le comunità del Huila, la regione dove sorgerà la diga, protestano, si oppongono pacificamente e legalmente alla distruzione delle loro esistenze, della sicurezza alimentare del paese e di una valle bellissima, riserva di protezione della Amazzonia. Lo hanno fatto portando avanti con assiduità e insistenza le proprie ragioni, scontrandosi contro il muro di gomma di una burocrazia e di un mondo politico che non vogliono capire. O forse che hanno capito benissimo e si sono schierati, anche a costo di violare le stesse norme costituzionali colombiane. La Contraloria, un ente di controllo statale, ha già aperto una indagine contro le autorità ambientali e contro lo stesso ministro di ambiente, riscontrando pesanti irregolarità nella concessione dei permessi per la realizzazione della idroelettrica. Ma i tempi di indagine sono lunghi.

Il 20 febbraio Enel e Endesa devieranno il corso del Magdalena, il più grande fiume colombiano, causando un danno irreparabile.


Le comunità resistono, si sono accampate nella zona dei lavori per impedire il danno, dicono che non se ne andranno da lì. Da un lato ci sono centinaia di persone, pescatori, costruttori, braccianti, contadini e mezzadri, accampati lungo il fiume. Dall’altro buldozer, scavatrici, luci che illuminano a giorno il cantiere degli italiani e degli spagnoli. In mezzo esercito e ESMAD, i tristemente famosi squadroni antisommossa colombiani che dalla loro creazione ad oggi hanno ucciso decine di persone reprimendo il dissenso. L’impresa ha richiesto l’intervento dell’esercito e degli antisommossa. Lo sgombero è stato previsto per martedì 14 febbraio.

MATERIALE INFORMATIVO:

Articolo di C.Amicucci (ilManifesto, 14/02/12)
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120214/manip2pg/14/manip2pz/318004/

ULTIMA ORA: Testimonianza in loco di un italiano del comitato Carlos Fonseca http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2012/02/14/sgomberati-i-blocchi-alla-diga-enel-in-colombia/#more-3058


SOTTOSCRIVI LA PETIZIONE
http://censat.org/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=quimboener2012en

PATAGONIA SENZA DIGHE
La pagina web che denuncia le politiche energetiche dell’ENEL e delle multinazionali dell’ENERGIA
www.patagoniasenzadighe.org


http://www.yaku.eu/primapagina_articolo.asp?id=1965
http://defensaterritorios.wordpress.com/
http://www.portafolio.co/negocios/obras-la-hidroelectrica-el-quimbo-llevan-un-mes-detenidas

LA PAGINA WEB DELLA IMPRESA EMGESA ( ENEL – ENDESA )
http://www.emgesa.com.co/eContent/newsDetail.asp?id=411
http://www.proyectoelquimboemgesa.com.co/site/

Contatto stampa: 348 7467493 - francescacaprini@yaku.eu


FERMIAMO LA COSTRUZIONE DELLA DIGA
DI QUIMBO IN COLOMBIA 

Dal 4 gennaio i comitati locali riuniti nell’associazione Assoquimbo presidiano il territorio del dipartimento di Huila, in Colombia, per bloccare la costruzione della diga che inonderà 8.500 ettari delle terre agricole più fertili del paese - 6 i comuni coinvolti - e pregiudicando un territorio ricco di biodiversità, naturali e culturali, e abitato da circa 3.000 persone. 

Il blocco dei movimenti colombiani intende anche fermare lo scavo imminente di un tunnel di 400 metri che dovrebbe permettere la deviazione disastrosa del fiume Magdalena per il 20 febbraio. Le multinazionali Enel-Endesa hanno comandato all’esercito antisommossa di sgombrare in queste prossime ore il territorio dai manifestanti. 

In appoggio ai movimenti colombiani è stato convocato un presidio giovedì 16 alle 14 - 17 , davanti la sede nazionale Enel Spa in viale R.Margherita/angolo via Savoia a Roma

Aderiscono:
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Yaku; Cobas; comitato Carlos Fonseca Roma; Spazio sociale ex 51

sabato 4 febbraio 2012

La Diga di Quimbo in Colombia

Azione urgente contro la diga El Quimbo in Colombia

Qualora fosse portata a termine, la diga di El Quimbo inonderebbe uno dei territori più fertili dello stato colombiano di Huila. Centinaia di pescatori, contadini e lavoratori del comparto dei trasporti dipendono dal Magdalena, il fiume dove sorgerebbe l’impianto idroelettrico, per le loro fonti di sostentamento e per il loro lavoro.

È dal 2008 che le comunità locali protestano contro il progetto e propongono delle alternative per lo sviluppo economico della regione. Lo scorso gennaio, uno sciopero di 15 giorni ha fermato la costruzione del mega-sbarramento. Nonostante la situazione così controversa, la EMGESA, società sussidiaria del gruppo Endesa-Enel, non sembra essere intenzionata a dare ascolto alle istanze della popolazione del posto, tanto che l’8 febbraio ha in previsione di deviare il corso del Magdalena, primo fondamentale passo per il completamento della diga.
Per questa ragione l’organizzazione colombiana CENSAT, ha lanciato un’azione urgente in cui chiede a coloro che hanno a cuore la sorte del Magdalena di scrivere al ministro dell’Ambiente della Colombia per domandare un immediato stop ai lavori di deviazione delle acque del fiume.
Per aderire all’azione urgente: http://censat.org/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=quimboener2012en

Per saperne di più sulla diga di El Quimbo:
http://www.staccalaspina.org/index.php/dighe/ultime-notizie-dighe/318-il-grido-di-matambo

http://plataformasur.blogia.com/


Pagina facebook del movimento di resistenza alla diga in Colombia