lunedì 30 settembre 2013

Beati i costruttori di pace

Dal digiuno straordinario al consumo responsabile ordinario
per custodire il nostro territorio
La scelta straordinaria di don Albino Bizzotto dei Beati i Costruttori di Pace, di mettere in atto il digiuno per richiamare l’attenzione della popolazione e delle autorità alla questione ambientale del nostro territorio, è una scelta davvero coraggiosa con una bella testimonianza. Dobbiamo ringraziarlo per il coraggio e per aver suscitato confronto, dibattito e unione di forze attorno alla questione del territorio del Veneto, fortemente a rischio a causa di varie grandi opere volute dall’economia del profitto.
Questa azione rimane, tuttavia, straordinaria sia perché pochi la possono mettere in atto e sia perché il digiuno (sciopero della fame) è uno strumento da utilizzarsi in caso di urgenza e di emergenza.
Da questa forma straordinaria bisogna passare ad una azione ordinaria: possibile a tutti i cittadini e concreta nella propria vita quotidiana. La possiamo individuare nell’impegno del consumo responsabile, critico e solidale che può essere messo in atto ogni giorno, quando compriamo cioè nell’andare a fare la spesa.
Ecco una proposta quotidiana che risponde alla domanda che mi hanno fatto varie persone in questi giorni: “Noi cosa possiamo fare per custodire il nostro territorio?”.
La prima domanda da farsi è: dove andiamo fare la spesa? La scelta di andare nei grandi centri commerciali, oppure negli ipermercati, non è la stessa cosa come quando si va a fare la spesa nei negozi o direttamente dai produttori, come fanno i gruppi di acquisto solidale (G.A.S.). La prima significa sostenere l’economia dei colossi e delle grandi multinazionali che sono i responsabili delle grandi opere che vogliamo realizzare oggi, distruggendo tutto il tessuto socio-culturale e umano di un territorio. La seconda scelta significa promuovere un’economia alternativa, sostenendo tutti i piccoli e medi negozi che riescono ad occupare molta più gente a livello lavorativo e che sono il tessuto di relazioni sociali e umane dei nostri paesi, oppure organizzandosi e andare direttamente dai produttori per sostenere il loro lavoro e il loro impegno di produrre nel pieno rispetto dell’ambiente.
Vandana Shiva, scienziata, economista e ambientalista indiana, denunciava fortemente come il grande colosso della Coca-Cola si era appropriata dell’acqua di una regione dell’India prosciugando le falde acquifere della zona nel giro di soli due anni, costringendo migliaia di donne a fare centinaia di chilometri per andare a provvisionarsi di acqua. È bene prendere coscienza, che questa azione distruttrice della multinazionale viene sostenuta da chi fa uso dei suoi prodotti e non ha il coraggio di fare una scelta alternativa.
La seconda domanda da farsi è: di chi sono i prodotti che compriamo? Comprare prodotti di grandi imprese che sono responsabili dell’inquinamento dell’ambiente, non è la stessa cosa acquistare prodotti della filiera che ha una grande attenzione verso l’agricoltura naturale e biologica. La prima filiera di produzione è altamente distruttrice dell’ambiente perché fa uso di molti diserbanti, pesticidi e agro tossici; mentre la seconda è molto attenta al rispetto della natura e del territorio. La scelta della filiera etica di produzione è molto importante: per poter rispettare l’ambiente, pagare un prezzo giusto ai produttori e rispettare i diritti dei lavoratori, così come fa il commercio equo e solidale.
Come scrisse l’economista Leonardo Becchetti, noi cittadini come consumatori abbiamo il “voto nel portafoglio”. È vero, ogni volta che compriamo votiamo col nostro portafoglio. Questo è un potere enorme nelle mani dei cittadini. Lo sappiamo utilizzare? Ed è uno strumento quotidiano che ci pone davanti ad un bivio: continuare a sostenere l’attuale economia di profitto, nelle mani delle multinazionali (pensiamo al business mondiale del cibo che viene gestito da un pugno di transnazionali); oppure promuovere un’economia alternativa, quella etica, che mette al centro l’umanità e la terra, con una grande attenzione all’ambiente, offrendoci inoltre prodotti di qualità che ci fanno bene alla salute.
Qui sta l’azione quotidiana che ci permette di indebolire, minando dal basso, il potere dei grandi colossi economici che oggi vogliono usare il territorio veneto, cementificandolo enormemente e realizzando una lunga lista di grandi opere. Dobbiamo ricordare che dietro a questi grandi gruppi c’è la finanza speculativa, come pure, spesso, anche la corruzione.
Per far capire meglio questo potere del cittadino come consumatore, voglio ricordare che è stata sufficiente la riduzione dei consumi di appena 3 o 4% per mettere in ginocchio grandi multinazionali, come la Coca-Cola, dimostrandosi poi disponibili a discutere.  Recentemente,  l’azione di una percentuale non rilevante di cittadini del nostro territorio che hanno fatto la scelta di non andare a fare la spesa alla domenica nei grandi centri commerciali, per poter vivere la domenica delle 3 erre (relazioni, riposo e Risorto), ha contagiato la grande catena di supermercati Famila, del colosso Gdo,  facendo la scelta di non aprire più alla domenica, mossi dalla convenienza economica ma riscoprendo pure l’etica nel rispettare il diritto del riposo domenicale dei propri lavoratori e nel rispetto dell’ambiente.
Questa azione quotidiana, possibile a tutti, deve essere vissuta a tre livelli: personale mediante una spesa giusta, etica e solidale; comunitario nell’organizzarsi come cittadini, così come fanno i gruppi di acquisto solidale o i distretti di economia solidale; istituzionale con l’impegno politico  e di fare pressione alle istituzioni locali, regionali e nazionali, così come fanno i tanti comitati e presidi per la difesa del territorio.
Credo sempre più, che questo sia lo strumento potente, non violento e quotidiano che tutti possono e devono utilizzare per custodire il proprio territorio: il consumo responsabile e la finanza etica.

Adriano Sella
(missionario del Creato e coordinatore della Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita)
Tramonte (PD), 27/08/2013

Il Caso Berta Caceres (COPINH): il collasso dello stato di diritto in Honduras

L'ordine di custodia cautelare emesso contro Berta Caceres è l'ennesima dimostrazione che lo Stato di Diritto in Honduras e' al collasso. Stato di diritto che da decenni soffre enormi deficienze, ma che in seguito al Colpo di Stato del 2009, è stato ridotto in cenere dai gruppi impresariali militari e politici istigatori dell'assalto al potere legislativo e giudiziale.

La persecuzione nei confronti di Berta, Tomas e Aurelio non è altro che la persecuzione contro il popolo Lenca, i popoli indigeni e i movimenti sociali, eroici difensori dei beni comuni di cui l' elite di potere pretende appropriarsi per un proprio tornaconto economico. 

Attraverso una campagna mediatica orientata a mettere in cattiva luce la lotta del popolo Lenca, accompagnata dalla ostinazione degli operatori di giustizia al servizio del capitale nazionale e straniero, si vuole mettere a tacere la voce del popolo, senza rendersi conto che i Lenca di Rio Blanco stanno difendendo il loro fiume con un impegno sconosciuto a quella gente intrappolata nella schiavitù del sistema feudale imperante in Honduras.

Lo stato ha violato sistematicamente il diritto alla Consultazione e al Consenso, Preventivo, Libero e Informato (CPLI); ignorando Convenzioni e Dichiarazioni firmate e ratificate da quasi 20 anni. I consiglieri giuridici dell'Amministrazione Lobo, per ignoranza o per omissione predeterminata hanno snaturato il CPLI, minando lo "ius cogens" uno dei principi fondamentali del diritto imperativo che protegge gli interessi collettivi fondamentali.
Disgraziatamente i golpisti e i loro amici imbroglioni antepongono l'importanza del capitale agli interessi del popolo.

La morte dei fiumi attraverso la costruzione di dighe, senza tenere in conto le conseguenze del cambio climatico nel sistema delle precipitazioni pluviali, indica la mancanza di visione in relazione ai flussi ecologici e le gravi conseguenze che avrà l'intensificarsi del fenomeno del "niño" nei prossimi anni. Impresari e funzionari statali si trasformano in complici dell'uccisione della maggioranza dei fiumi, perché sono minacciati dal piccolo gruppo di famiglie che approfittano dei prestiti del Banco Centroamericano di Integrazione Economica (BCIE) e dei meccanismi dello Sviluppo Sostenibile (MDL) delle Nazioni Unite.

La campagna di mistificazione messa in piedi da DESA, società implicata nella persecuzione di Berta Caceres, è arrivata fino all'inverosimile, creando false pagine web nelle reti sociali a nome del COPINH, dove è stato anche caricato un video di youtube dove si mostra l'assassinio a bruciapelo di Tomas Garcìa compiuto da membri dell'esercito lo scorso 15 giugno. E' evidente la mentalità fascista degli impresari e dei loro sbirri, che in nessun momento nascondono la loro volontà di aggressione per ottenere il controllo sociale attraverso il terrore.
Insistere con l'incarceramento di Berta e la criminalizzazione del COPINH significa solo distruggere quello che rimane dello Stato di Diritto.

Sambo Creek, La CEIBA, Atlantida (Honduras) 26 Settembre 2013.
Organización Fraternal Negra Hondureña, OFRANEH

--
escuchenos:
http://giss.tv:8000/guarajambala.mp3.m3u
web:  copinh.org
blog:  copinhonduras.blogspot.com
fb:     Copinh Intibucá
twitter: @COPINHHONDURAS

Larghe intese, larghi affari

Nell'inchiesta sulla Tav spuntano "amici" di D'Alema, Dell'Utri, Alfano e Finocchiaro. Uniti per spartirsi tutto
di Lirio Abbate,
L'Espresso, 27 settembre 2013 


Il Commissario Ingravallo ("Quer pasticciaccio brutto de via Merulana") «diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo». E questo intreccio romanissimo che tanto colpì Carlo Emilio Gadda sembra essere diventata adesso la formula dominante dei pasticciacci contemporanei. Negli ambienti giudiziari la chiamano «larga intesa degli affari» e accomuna, di fatto, esponenti politici di destra e di sinistra. Tutti insieme appassionatamente, in un gioco abilissimo e sotterraneo di nomi e prestanome: si palesano solo i volti di professionisti e tecnici, ma le loro ombre celano segretari di partito, ministri, presidenti di gruppi parlamentari, capi correnti, deputati e senatori. I pupari. E le marionette. Per muovere affari di milioni, velocizzare pratiche di appalti pubblici, approvare decreti per favorire imprese amiche, cambiare componenti di commissioni di vigilanza e authority. Di fatto, svuotare le istituzioni e piegare le regole democratiche in uno spoil system che genera un sistema viziato. In pubblico c'è lo scontro politico o la lite dei talk show; dietro le quinte invece c'è un magma rovente che fonde gli appetiti meno nobili. Una suburra in cui tutti si scambiano favori e dialogano per concretizzare interessi senza badare a casacche e stemmi di partito.

AMICO DI LORENZETTI E FINOCCHIARO
L'inchiesta giudiziaria di Firenze sui lavori della Tav in cui è stata arrestata Maria Rita Lorenzetti, esponente del Pd, presidente di Italferr ed ex governatore dell'Umbria, ha fatto emergere la larga intesa degli affari. Prima ancora che nascesse l'esecutivo di Enrico Letta, lungo l'Alta velocità andava già in scena una "grosse koalition" tessuta da personaggi che si presentano uomini di fiducia e consulenti di esponenti politici. Amici di Massimo D'Alema e Marcello Dell'Utri, Anna Finocchiaro e Angelino Alfano: pedine che garantivano il dialogo e le spartizioni tra ex fascisti ed ex comunisti.
Al centro di questo giro c'è un geologo siciliano del Pd, Walter Bellomo, arrestato dai carabinieri del Ros di Firenze: in passato ha fatto parte del Pci, e nel 1996 è stato segretario del Pds a Palermo. Come componente della commissione Valutazione impatto ambientale del ministero dell'Ambiente, fondamentale per varare qualunque opera, oggi ha la qualifica di pubblico ufficiale. Ma per gli inquirenti il suo ruolo era strategico: facilitatore di appalti. I pm scrivono che «ha tenuto una condotta assolutamente spregiudicata, svendendo la propria funzione non in maniera occasionale ma permanente, mettendosi a disposizione del gruppo criminale (di cui faceva parte anche Lorenzetti, ndr) condividendone gli obiettivi futuri».
Per gli esponenti del Pd, fra cui l'ex governatrice umbra, quelle di Bellomo sono azioni «meritevoli di riconoscimenti» e per questo viene presentato alla senatrice Anna Finocchiaro con la quale avvia un dialogo spesso mediato dal di lei consigliere politico Paolo Quinto. L'ex capogruppo del Pd al Senato negli ultimi due anni si è mossa spesso per favorire Bellomo: intercedendo con l'allora ministro Corrado Clini perché lo riconfermasse nella commissione Via, o tentando anche un pressing sul governatore siciliano appena eletto, Rosario Crocetta, suggerendolo come assessore.

"COMPARE" DI ANGELINO ALFANO
Dalle carte degli inquirenti emergono dettagli interessanti. Si comprende che Bellomo ha mire politiche e pensa, in base alle promesse e ai complimenti che riceve dall'ambiente del Pd, di poter aspirare a un'importante carica istituzionale. Dopo le ultime elezioni ne parla con l'ingegner Mauro Patti, altro componente della commissione Via, amico e testimone di nozze del ministro dell'Interno Angelino Alfano. Bellomo e Patti, come annotano gli inquirenti, «sembra che abbiano affari in comune relativi a coinvolgimenti in progetti oggetto di valutazione della stessa Via di cui fanno parte». Il Ros intercetta la loro conversazione: è dicembre 2012 e i due prima scherzano sull'esito delle primarie del Pd e poi Mauro Patti si sbilancia, ritiene molto probabile che Bellomo possa essere chiamato a ricoprire l'incarico di sottosegretario: «È capace che tu vai a fare il sottosegretario , compà! all'Ambiente». Bellomo si compiace e non esclude l'ipotesi: «Tutte le porte sono aperte, diciamo che la Finocchiaro è questo che vorrebbe che io facessi… però non è che lei ha solo me, c'è tutta una squadra da mettere in campo». Alla fine viene escluso.

L'amico di Finocchiaro e il compare di Alfano puntano la loro conversazione sugli affari e passano a parlare della progettazione affidata allo studio King e Roselli di Roma, per la realizzazione di un villaggio turistico Club Med su un'area di 160 mila metri quadrati a Cefalù. Bellomo e Patti, come emerge dalle intercettazioni, hanno rapporti «molto stretti e cordiali» anche se arrivano da due aree politiche diverse: i due professionisti siciliani nel periodo in cui Alfano è stato ministro della Giustizia hanno ricevuto incarichi dall'ufficio del commissario delegato sul piano carceri. Patti è nominato per svolgere l'attività di soggetto attuatore tecnico, per un compenso lordo annuo di centomila euro; Bellomo è stato scelto per gli studi geologici del nuovo padiglione della casa Circondariale di Siracusa, per un compenso complessivo di quasi 19 mila euro.

GIANNI LETTA FOREVER
L'esponente del Pd Lorenzetti, intercettata, rivela incosapevolmente che durante il governo Monti alcune nomine istituzionali venivano decise ancora da Gianni Letta, l'ex sottosegretario di Berlusconi. Ne parla con il consigliere politico della senatrice Finocchiaro il quale non appare scandalizzato. I due trattano la questione della nomina dei componenti dell'Authority sui trasporti che non riesce a passare al Consiglio dei ministri. Lorenzetti si è auto-candidata e afferma al telefono di aver saputo da Enrico Letta che la situazione di stallo si è creata in quanto lo zio Gianni «non recede per quanto riguarda la candidatura di De Lise». L'ex sottosegretario appoggiava l'allora presidente del Consiglio di Stato Pasquale de Lise. Lorenzetti dice al consigliere della Finocchiaro: «Secondo me devono acchiappare qualcuno del Pdl. Se la linea è quella che diceva Anna (Finocchiaro ndr) che Letta le ha detto, bisogna che chiappino questi del Pdl, ma in particolare Gianni Letta. Me lo diceva ieri durante una telefonata imbarazzata Enrico Letta. Da parte sua ovviamente l'imbarazzo, che suo zio, Gianni Letta, non vuole sentire ragioni a mollare De Lise».

TRA L'AMICO DI D'ALEMA E DELL'UTRI
Walter Bellomo lo scorso gennaio è intenzionato a giocarsi tutto pur di trovare un posto in lista per le elezioni nazionali. In Sicilia il Pd ha eliminato dalle candidature per una questione etica Wladimiro Crisafulli - che Bellomo conosce bene e al quale aveva inviato diversi sms nei mesi precedenti quando voleva andare a fare l'assessore di Crocetta - e Antonio Papania. Il geologo pensa che con tutti i favori politici che ha fatto è la volta buona per approdare in Parlamento, e per questo sceglie una strada diversa. Punta su un referente nuovo che prima non era emerso e con il quale sembra avere un rapporto attraverso un collega della commissione del ministero dell'Ambiente, Giuseppe Chiriatti. L'uomo da contattare è Roberto De Santis, un imprenditore considerato molto vicino a Massimo D'Alema. Chiriatti assicura il suo interessamento per procurare il contatto con De Santis: «Faccio io».

Dopo un paio di ore è tutto fatto. L'amico di D'Alema è disponibile a incontrare Bellomo. Gli inquirenti sottolineano che dalle intercettazioni «emerge l'esistenza tra i due di un rapporto di confidenzialità se non di amicizia». De Santis non è un politico, ma avrebbe potuto introdurre Bellomo a D'Alema. E a proposito di grandi alleanze, occorre ricordare che nel consiglio di amministrazione della società svizzera Avelar che commercializza metano Roberto De Santis sedeva accanto a Massimo De Caro, che le cronache giudiziarie indicano molto vicino a Marcello Dell'Utri.

COME I NAZI-MAOISTI
Per costringere Sergio Santoro a lasciare la poltrona di presidente dell'Authority sugli appalti perché considerato finiano, politici di destra e sinistra stringono un accordo. Lo fanno lo scorso novembre a Roma. Il Ros intercetta la Lorenzetti, con due componenti dell'autorità di vigilanza Piero Calandra, vicino al Pd, e Alessandro Coletta, area di destra. L'occasione è l'incontro per festeggiare la nomina di Lorenza Ponzone a direttore dell'Authority ed è qui che Calandra segnala alla Lorenzetti la sua "aspirazione" a diventare presidente, pianificando l'attività «per indurre l'attuale presidente Santoro a lasciare l'incarico ovvero a "smammare"». Il piano viene messo in pratica coinvolgendo i consiglieri del Pd e gli "storaciani" che fanno capo a Storace. Calandra dice: «Con lo storaciano abbiamo commissariato il presidente, noi due estremi. Eh, be', come i nazi-maoisti, ti ricordi, praticamente cerchiamo di fare il grosso del lavoro noi insomma, lo storaciano è quello che si è candidato a succedere a marzo 2014, quindi gradisce moltissimo con me stare in coppia».

NO, I TAGLI NON LI VOGLIAMO
Lorenzetti & C. vanno in fibrillazione nel luglio 2012 perché si ventila il taglio dei posti dei cda nelle società parastatali. È una persona molto vicina a Renato Schifani (all'epoca presidente del Senato) ad avvertire la presidente di Italferr della manovra del governo. Lorenzetti sembra nel panico e chiama subito il consigliere politico della senatrice Finocchiaro al quale espone "il pericolo" a cui vanno incontro: il taglio di manager nella pubblica amministrazione. Il consigliere della Finocchiaro tenta di consolare Lorenzetti: «Ho parlato con Anna e ho due novità: uno che si interesserà personalmente con Schifani per sapere se questa cosa è vera però lei non ne sa nulla. Sicuramente nel partito non c'è stata nessuna discussione e quindi non è una linea del partito. È una linea del governo Monti, di Bondi, il superconsulente di taglio delle spese degli enti pubblici. Il partito non ha fatto assolutamente nulla. Assolutamente non è niente di certo».



mercoledì 25 settembre 2013

Adista, ultima chiamata!


Una favola di Esopo divenuta celeberrima racconta di un pastore che, mentre conduceva le sue pecore a pascolare, decise di fare uno scherzo alla gente del suo villaggio, gridando in più occasioni “Al lupo, al lupo”, e facendo accorrere tanti – e inutilmente – con forconi e randelli, per poi prendersi gioco di loro. Quando veramente il lupo venne, anzi, venne un intero branco di lupi ad azzannare il suo gregge, il pastore gridò più forte, ma quella volta non fu creduto.

Anche noi oggi lanciamo il nostro “Al lupo! Al lupo!”, ma non è uno scherzo. E i nostri lettori, amici, abbonati, sostenitori, compagni di strada sanno bene che non siamo abituati a farne. In tutti questi anni, certo, la situazione del giornale è stata difficile, ma sempre nell’ambito della cronica difficoltà in cui è costretta a vivere una testata che non ha sponsor ecclesiastici e politici, né lobby economico-finanziarie che la coccolino affinché faccia da cassa di risonanza al pensiero dominante, ad un giornalismo che accarezza le coscienze, piuttosto che scuoterle e turbarle. Abbiamo, è vero, anche più volte chiesto ai nostri lettori di aiutarci, rinnovando il proprio abbonamento, sottoscrivendone un secondo da regalare, aggiungendo alla propria quota annuale un po’ di solidarietà. Ma si trattava soprattutto di aiutarci a vivere, in un contesto in cui anche l’informazione, come tutto, è merce. Ma dove la competizione tra le particolari merci che sono le informazioni non è mai alla pari.
Grazie a voi siamo arrivati fino a qui. Miracolosamente, per quasi 50 anni. Ma oggi la situazione è diversa. E diversamente va raccontata ed affrontata. Il passivo economico degli ultimi due esercizi finanziari è di circa 50mila euro, anche se ci siamo ridotti i nostri già magri stipendi e abbiamo operato tagli drastici alle nostre spese. Di questo passo, entro 2-3 anni Adista sarà costretta a chiudere.
La crisi, si dirà. Certo, perdiamo abbonati e contributi perché chi ci legge è più povero, deve fare i conti con prospettive economiche e lavorative non rosee e taglia dove può. Ma, non è solo il calo degli abbonati, la ragione profonda del nostro “buco” di bilancio. Lo è anche, e fortemente, il taglio drastico dei contributi dello Stato all’editoria, ossia quei soldi che ogni anno i giornali ricevono come rimborso parziale delle spese di carta, stampa, diffusione.
Per quanto riguarda Adista si tratta oggi di cavarsela con circa 60mila euro in meno all’anno rispetto al passato. Soldi che non si possono considerare mero “assistenzialismo di Stato”, ma un piccolo atto di giustizia, perché alla piccola editoria indipendente come la nostra sono serviti per reggere la competizioni con i grandi colossi editoriali, per resistere dentro un mondo, quello dell’informazione, che è strutturalmente organizzato in maniera da schiacciare chi non ha alle sue spalle qualche potente sponsor. I giornali cattolici, oltre che fruire legittimamente dei finanziamenti statali, possono contare anche sul sostegno delle istituzioni religiose dalle quali dipendono e sulle sovvenzioni provenienti dall’8xmille alla Chiesa cattolica. Adista no.
Certo oggi più che “Al lupo! Al lupo!” come nella favola di Esopo, dovremmo gridare “Al mercato! Al mercato!”, perché è questo sistema strutturalmente iniquo che ci sta sbranando.
Ma l’informazione è fondamento stesso della democrazia. Chi non conosce non può scegliere. E, se sceglie, lo fa con poca o nessuna consapevolezza. Dentro la Chiesa poi, il diritto all’informazione e alla formazione di un’opinione pubblica di persone pensanti, oltre che credenti, è ancora più drammaticamente necessario ed urgente, soprattutto in un Paese come l’Italia.
Adista è stato ed è uno dei pochi luoghi di informazione ecclesiale dove tutto questo si è realizzato. Per questo chiediamo a voi, che ci avete sempre sostenuto ed apprezzato, di riflettere sull’importanza che Adista può ancora avere nel panorama informativo di questo Paese e di questa Chiesa.
Se credete che Adista costituisca ancora un piccolo “miracolo” nel mondo della comunicazione, se pensate che Adista in fondo siamo tutti noi che la facciamo, la leggiamo, la diffondiamo, allora aiutateci a far vivere Adista. Considerate che la situazione è ad un punto di non ritorno e che rinnovare il proprio abbonamento, sottoscriverne uno nuovo, o regalarlo a qualcuno, o fare un versamento straordinario a favore del giornale significa fare un atto sommamente militante e sommamente politico, non di semplice solidarietà. Significa compiere la scelta consapevole di un impegno radicale e concreto, per far vivere il progetto che ci ha visto camminare assieme praticamente da quando è stato chiuso il Concilio. Per realizzare il nostro sogno di Chiesa, società ed umanità nuova, nonostante i tempi e la realtà che viviamo continuino a volerci negare il diritto di esserci e di esprimerci.

Grazie e buon viaggio insieme, per tanti anni ancora.


Potete fare il vostro versamento militante (causale: Sostengo Adista) tramite:
– bollettino di c.c.p. sul conto n. 33867003 intestato ad Adista, via Acciaioli 7 –  00186 Roma;
– con assegno bancario non trasferibile intestato ad Adista; o anche con bonifico bancario su Banca Popolare dell'Emilia Romagna (BPER): coordinate IBAN IT36J0538703222000000060548 (dall'estero aggiungere BPMOIT22XXX);
– tramite Carta di credito Visa, Mastercard: pagamento sicuro Bankpass direttamente sul nostro sito internet (sezione “Abbonati”; riquadro: “Versamento libero”).


martedì 24 settembre 2013

Sbilanciamoci!

Controcernobbio 2013

Come uscire dall'austerity creando le fondamenta di un'Europa più democratica, equa e sociale?
A partire da questa domanda si sono svolti i lavori dell'undicesimo forum di Sbilanciamoci!, alle Officine Zero e al Teatro Valle occupato, dal 6 all'8 settembre. Una tre giorni di confronto sulle analisi e soprattutto sulle proposte, di cui qui sotto pubblichiamo tutti i materiali

 

Prima sessione
• Quale modello redistributivo in Europa e in Italia?

• Un nuovo welfare per rilanciare la crescita
di Felice Roberto Pizzuti
L'Italia ha bisogno di un vero e proprio Piano interno per ristrutturare il suo sistema economico-sociale. E il sistema di welfare, se opportunamente adeguato alle esigenze della crescita, potrebbe dare un valido contributo
• Crisi e ripresa, illusioni e realtà
di Angelo Marano
Senza ricostruire le basi di una solida crescita la ripresa, sia in Italia che in Europa, resterà soltanto una pia illusione. Si dovrebbe ripartire dal rilancio della domanda interna
***

Seconda sessione
• Come finanziare una nuova economia che crei lavoro, sostenibile e più equa?

• Per una nuova finanza pubblica
di Vincenzo Comito
Un intervento pubblico nel settore finanziario dovrebbe in via prioritaria servire a sostenere lo sviluppo della piccole e medie imprese, che oggi soffrono anche per la contrazione del credito nei loro confronti. Parallelamente, i flussi di credito dovrebbero essere finalizzati a iniziative che incrementino o sostengano l’occupazione, l’innovazione tecnologica, la crescita del settore dell’economia verde
***

Terza sessione
• Riconversione ecologica come occasione di redistribuzione: pace, ambiente, cooperazione

• L'ambiente a perdere
di Guido Viale
Il nuovo paradigma che deve prendere il posto di quello fallimentare imposto dal pensiero unico liberista è la sostenibilità ambientale. La si chiami decrescita, conversione ecologica, giustizia sociale e ambientale o economia dei beni comuni. È l’unica soluzione che può garantire equità nella distribuzione delle risorse e salvaguardia degli equilibri ambientali
***

Quarta sessione
• Lavoro, welfare e conoscenza: come combattere le diseguaglianze sociali

• Reinventare il lavoro
di Francesco Garibaldo
Gli attuali gruppi dirigenti, compresi i governi Monti e Letta, trattano la liquidazione sociale di un’intera generazione come un problema d’incentivi alle imprese per convincerle ad assumerne. Un modo per nascondere il fatto cruciale di questa disoccupazione, il suo carattere strutturale e intrinseco al modello neoliberista
• Conoscenza e sapere, lo spread italiano
di Andrea Ranieri
Il differenziale di investimenti pubblici in sapere è lo spread più rilevante dell’Italia non solo rispetto all’Europa, ma anche rispetto alla maggioranza dei paesi dell’Ocse. Scuola, università e ricerca: tra i paesi europei l'Italia è quella che spende di meno. E negli ultimi ventanni lo spread è drammaticamente aumentato
***

Quinta sessione
• Fare rete per cambiare rotta: le proposte di Sbilanciamoci!

Video realizzato da Francesco Sellari
www.youtube.com/watch?v=5_3BuGcyId8&feature=youtu.be
***

Gruppi di lavoro autogestiti dalle organizzazioni aderenti

Fairwatch, Reorient, Laboratorio Urbano Reset (a cura di)
Percorsi di movimento per la transizione e la riconversione verso un’economia ecologica e solidale
____
Lunaria, ARCI, Antigone (a cura di)
Le politiche del rifiuto: un caso esemplare di inutilità, inefficacia e inefficienza della spesa pubblica
• Sulla Difesa, la parola ai cittadini
di Licio Palazzini
Accanto alla diseguaglianza economica cresce quella relativa alla partecipazione democratica alle scelte delle istituzioni governative. E uno dei temi su cui la caduta della partecipazione è stato più rilevante è quello delle finalità della Difesa, o per meglio dire della promozione della pace e della sicurezza fra i popoli e gli Stati
____
sbilanciamoci.info (a cura di)
Sbilanciamo la comunicazione. Come informare sull’economia, la crisi, le vie d’uscita
• Come potremmo sbilanciare (almeno un po') l'informazione
di Redazione
In un mercato editoriale – e pubblicitario – sempre più ristretto e concentrato e in un web sempre più affollato e indistinto, come fare dell'informazione alternativa che c'è in Italia un sistema capace di pesare nel racconto del paese? Ne abbiamo parlato nel corso di un workshop durante la Controcernobbio
____
Rete della Conoscenza (a cura di)
Dieci anni di austerità per l’istruzione in Italia: quali conseguenze?
• Dieci anni di austerity per l'istruzione. Con quali conseguenze?
di Elena Monticelli
L’aumento della dispersione scolastica, il calo delle iscrizioni ai licei, e quello delle immatricolazioni all’università, raccontano un paese che ha deciso di perdere per strada una fetta importante della generazione attuale
• Dieci anni di austerità per l’istruzione in Italia: quali conseguenze?
di Rete della Conoscenza
____
WWF Italia (a cura di)
Riutilizziamo l’Italia: la questione del consumo del suolo al centro dell’agenda politica
• Un green deal per l'Italia
di Stefano Lenzi
Archiviare la Strategia Energetica Nazionale (Sen) e definire un piano energetico che blocchi lo sviluppo del carbone. Definire un Piano nazionale per la mobilità. Alcune proposte per garantire un futuro sostenibile al nostro paese.

––––
Teatro Valle Occupato e Basic Income Network Italia (a cura di)
Tra reddito minimo garantito e reddito di cittadinanza: pratiche, modelli e proposte a confronto