venerdì 16 marzo 2012

Il processo dell'Isolotto di Firenze

Il processo dell’Isolotto
Saggio introduttivo di Enzo Mazzi
prefazione di Mario Capanna
Manifestolibri 2011

Quella della comunità fiorentina dell’Isolotto fu, alla fine degli anni Sessanta, una partecipata esperienza religiosa e laica, sociale, politica e culturale. E su di essa si abbattè una reazione tra le più immediate, virulente e indicative di quanto la presa di parola dal basso avesse allarmato i poteri costituiti. Nel processo del 1971 furono coinvolte quasi mille persone. Nel saggio introduttivo di Enzo Mazzi, attraverso l’esercizio della memoria, che accosta fatti e valutazioni, si mostra come il processo contro la comunità dell’Isolotto sia stato un passaggio esemplare verso una drammatica stagione di depistaggi, trame eversive e repressione sulla quale ancora oggi non è stata fatta chiarezza. Oltre alla ricostruzione dei fatti, il volume è completato dall’arringa di Lelio Basso durante il dibattimento, che costituisce un documento inedito di straordinario valore storico e giuridico, nonché dalle testimonianze che importanti personaggi quali Pietro Ingrao, Ernesto Balducci, Hans KÜng, Franco Cordero, Lucio Lombardo Radice e altri resero al tempo dei fatti.

Comunicato della Comunità Anni "70"  il processo alla comunità dell'Isolotto: un intero quartiere a giudizio per non aver chinato il capo e non aver accettato passivamente l'annientamento di una esperienza e di una identità. La memoria di ieri per leggere i fatti dell'oggi.
Abbiamo riedito quella esperienza in una nuova pubblicazione che verrà presentata giovedì 22 marzo alle ore 17 alla "biblioteca delle Oblate" in via dell'Oriuolo 26 a Firenze


Estratti dal libro:


(Da "Il processo dell'Isolotto", Premessa della Comunità dell'Isolotto, pp.13-18) Manifestolibri ed. 2011,  passim).
1 - voi non andate a giudicare solo noi nove, voi non andate a giudicare neppure il popolo dell’Isolotto. Giudicate una tendenza, una forza viva che oggi c’è nella società, nella storia. Hanno detto gli avvocati che la vostra sarà una sentenza storica. Noi crediamo che questo sia vero proprio perché l’Isolotto è una parte, una piccola parte di un movimento molto più ampio”. 
2 - Questa dichiarazione concluse il dibattimento del processo contro l’Isolotto prima della sentenza del Tribunale, il 5 luglio 1971. Fu letta da una delle nove persone sotto giudizio: quattro laici della Comunità Isolotto e cinque preti di cui due fiorentini e tre di altre città italiane. Rappresentava i sentimenti, le emozioni, le preoccupazioni di tutti, non solo di coloro che erano giudicati in quel processo ma anche dei quasi cinquecento che erano stati inizialmente rinviati a giudizio e poi amnistiati e soprattutto era espressione dell’intera comunità. 
3 - La nostra rivisitazione non è pura riesumazione di un passato sepolto ma è“memoria storica” che ha senso per l’oggi. Perché la memoria è creativa, generativa di presente e di futuro.  
4 - La dichiarazione fu fatta anche a nome di un’intera società civile che vedeva nel processo dell’Isolotto un momento particolare ma forte ed emblematico di quell’imponente processo storico di trasformazione globale della società che era stato ed era ancora il ’68. 
5 - Tant’è vero che quando si tirano le somme della repressione giudiziaria del movimento complessivo del ‘68-‘69, si trovano accomunati in decine di migliaia di denunce e processi studenti, operai, preti e laici, insegnanti, psichiatri, medici, ecc. 
6 - Riteniamo di trovarci sulla stessa lunghezza d’onda dello storico statunitense Howard  Zinn: “Se la storia ha da essere creativa in modo da anticipare un possibile futuro senza negare il passato, essa dovrebbe mettere in evidenza nuove possibilità mettendo in luce quegli episodi del passato che sono stati tenuti nascosti, quando, anche se in brevi sprazzi, la gente dimostrò la sua capacità di resistere, di mettersi insieme, e qualche volta di saper vincere. 
7 - Siamo preoccupati, indignati per quello che sta succedendo nella vita politica e nella stessa vita ecclesiale. Soprattutto siamo disorientati. Come abbiamo potuto ridurci in questo stato? Come se ne esce? Forse abbiamo cercato soluzioni girando intorno all'asse del potere, lottando o facendo il tifo per chi lottava con gli stessi metodi e con gli stessi schemi culturali dei centri di potere, convinti che una volta raggiunto il mitico potere lo avremmo usato diversamente. Non vogliamo dire che bisogna abbandonare la lotta politica. Ma che occorre rovesciare lo schema di pensiero. Partire dal basso, dalla vita, dalle relazioni essenziali, dalla solidarietà strutturale e fondamentale, dalle piccole cose, invece che dall'alto. 
8 - Luis Macas, intellettuale quichua ecuadoriano, afferma:
“La politica organizza l’esistente: non crea realtà nuove. L’unica cosa che può cambiare in profondità l’esistente consiste nel creare e nel porre nella realtà data realtà nuove, che mettono in discussione l’esistente e con la loro presenza lo portano a ristrutturarsi. La principale e decisiva attività trasformatrice è l’attività creativa, quella capace di introdurre effettive novità storiche”.
 Qualche altro ha scritto: “Non si possono risolvere i problemi con gli stessi schemi di pensiero con cui sono stati creati”.  
9 - Barach Obama al Parlamento del Ghana: “Il mondo sarà come voi lo costruite. Voi avete la forza per chiamare il vostri leader a render conto del proprio operato, per costruire istituzioni che siano a servizio del popolo. Potete sconfiggere le malattie, mettere fine ai conflitti e creare il cambiamento partendo dal basso. Potete farlo. Sì, voi potete. Perché ora la storia sta cambiando”.    
(Da “la frontiera della memoria” di Enzo Mazzi, pp.19-62 del libro, passim)
La “Chiesa dei poveri”, la Chiesa delle comunità di base e della teologia della liberazione, la Chiesa di ispirazione conciliare, la Chiesa del dialogo deve essere repressa, in America Latina, come nelle Filippine, come nel Nord del mondo.  Va fermata anch’essa“con ogni mezzo”: finché è possibile con gli strumenti del Diritto Canonico, ma se non basta ci vuole il braccio secolare.  Viene perciò finanziata, sostenuta e potenziata la parte di Chiesa conservatrice, assistenzialista, autoritaria, spiritualista, anticomunista, per aiutarla a emarginare e reprimere al suo interno le esperienze conciliari. Ma ove, come nel Terzo Mondo, non sia sufficiente la repressione intraecclesiale, la strategia repressiva dovrà usare mezzi violenti come i massacri di preti, vescovi, leader laici di comunità di base.
La personalità, il messaggio e l’uccisione di mons. Romero sono ormai note in tutto il mondo. C’è perfino una causa di beatificazione che giace in Vaticano in attesa di tempi opportuni. Tempi che arriveranno, perché  il potere ecclesiastico ha fame di santi. La mitizzazione/santificazione di soggetti umani che emergono per il loro eroismo crea nella massa sensi di frustrazione morale di fronte a modelli di santità irraggiungibile, genera in tutti noi sensi di colpa, produce personalità insicure, dipendenti e quindi inclini alla eterodirezione e alla ubbidienza. Ecco il motivo profondo della santificazione ufficiale: favorire il dominio. Noi, le formiche, i comuni mortali, la povera gente del popolo, ci sentiamo insignificanti, bisognosi della protezione del potere, come bambini indotti dalla loro insicurezza a gettarsi nelle braccia della mamma. San Romero d’America servirà a far dimenticare che egli quando era in vita è stato ostacolato, combattuto e ucciso da quegli stessi poteri che poi hanno favorito la sua santificazione. È vero che mons. Romero è stato fatto santo dal popolo di El Salvador e di tutta l’America latina già subito dopo l’uccisione. Anche il popolo ha bisogno di santi. È un bisogno che ha molte motivazioni e che però presenta anche rilevanti contraddizioni. Un potente, uno della casta sacrale, un vescovo che si fa popolo può diventare simbolo della capacità della lotta di liberazione di essere efficace e di penetrare fin dentro i palazzi per sgretolare il sistema del dominio oppressivo. Romero santo può significare il riscatto della santità del popolo. Ma il potere non sta a guardare. E con i suoi riti potenti, che penetrano fin dentro l’intimo delle coscienze, sradica il simbolo del riscatto dalla lotta del popolo, lo eleva sugli altari, ne fa oggetto di culto anziché di ispirazione, lo rende strumento di alienazione. Meno noti e meno recuperabili per la santificazione sono le centinaia di preti e teologi della liberazione che furono uccisi in America Latina come Romero perché erano a fianco del popolo e ne favorivano la coscientizzazione. La teologia della liberazione che essi elaboravano e diffondevano costituisce la versione centroamericana di una teologia incarnata nella storia della liberazione dei poveri, degli sfruttati, degli oppressi. La parola “teologia” può portare fuori strada perché può indurre a pensare a una teorizzazione accademica e dottrinale. In realtà si tratta di una riflessione che parte dalla vita, dalla lotta, dalle esperienze pratiche e a queste sempre riconduce. Si tratta di una teologia che di fondo, non certo direttamente né in tutti i suoi aspetti, ha ispirato papa Giovanni XXIII, ha dato anima al Concilio Vaticano II e poi si è diffusa in tutto il mondo prendendo vari indirizzi e nomi nei diversi contesti culturali.
Ritengo che forse questo tempo della notte fonda, della nebbia fitta, è il tempo che richiede lo sguardo attento ai segni minimi dell’avvento di una nuova stagione. Forse è il tempo di una solidarietà rinnovata negli obiettivi e nei metodi che privilegi le relazioni più che le realizzazioni, che faccia crescere la consapevolezza complessiva più che indicare un preciso nemico, che crei identità collettive di gente consapevole della propria dignità più che addormentare con promesse salvifiche dall’alto, che tenti esperienze nuove di relazione, comunità oltre i confini, mentre si oppone alle relazioni e alle comunitarietà chiuse, fondate sul dominio del danaro e sulle sue istituzioni.
Ha espresso con la sensibilità consueta queste stesse cose Pietro Ingrao in una Tavola rotonda sulla Violenza del sacro, svoltasi a Firenze in un gremitissimo salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, nell’ambito del Convegno del 1987 delle comunità di base sulla Laicità. Alla fine dell’intervento volle regalarci una sua poesia di tre versi:
 “Mordi musica, anima, vita,/
 domanda, parla, grida il desiderio deriso, le fragili comunioni,/
leva in alto la sconfitta”.
E poi spiegò: Levare in alto la sconfitta vuol dire che quello che appare impossibile matura però nel grembo delle cose. E le fragili comunioni, pur essendo fragili e non ancora vittoriose, recano in sé, sia pure esposto, debole, ma in una misura che preme, il germe di un altro rapporto fra esseri umani, un rapporto dove ceda il dominio ed entri in campo la comunicazione, dove ciascuno di noi non sia più possessore, proprietario, vincitore, non più chiuso nella gabbia del dominio incomunicante, ridotto solo ad essere parte,soltanto parte. Levare in alto la sconfitta vuol dire sperare di entrare in una connessione che valorizzi ma anche oltrepassi l’enorme straordinarietà del singolo, ne superi i limiti e i confini, ne scavalchi anche la frantumazione e l’accaduto irrimediabile e la lacerante solitudine nella folla e finalmente apra una strada per una vita che abbia come primo senso il comunicare…”.

Info
Comunità dell’Isolotto – via degli aceri, 1 – 50142 Firenze  tel. 055 711362      .
E-mail comis@videosoft.it, bibliotecadelleoblate@comune.fi.it

sabato 10 marzo 2012

Acqua, tre appuntamenti internazionali per metterla al sicuro


acqua

Nel mondo sono attualmente sette miliardi le persone da sfamare e le stime parlano di nove miliardi entro il 2050. Al fine di garantire cibo per tutti, è necessario mettere al sicuro l'oro blu, di cui il Pianeta è sempre più a corto. È questo il messaggio che lancia la Fao in occasione di tre importanti appuntamenti previsti nel 2012: dal sesto Forum mondiale dell'acqua alla Giornata mondiale, fino alla Settimana mondiale dell'acqua di Stoccolma, prevista quest'estate.
Il prossimo Forum mondiale dell'acqua si terrà a Marsiglia dal 12 al 17 marzo prossimo e vedrà riunite migliaia di persone da 150 Paesi per discutere un piano d'azione globale per preservare questa preziosa fonte vitale. Saranno presenti all'appuntamento premier e ministri, parlamentari e rappresentanti di enti locali, ma anche organizzazioni internazionali come Fao, Unesco e Banca mondiale, istituti tecnici e di ricerca, imprese private, associazioni e organizzazioni non governative dagli ambientalisti alle associazioni di consumatori.
Obiettivo della riunione è la mobilitazione globale sul tema dell'acqua, affinché questa diventi una priorità nell'agenda internazionale, come ha spiegato il vicepresidente del comitato internazionale del sesto Forum mondiale dell'acqua Guy Fradin.
La prima sfida per tutti, ha spiegato Fradin, è quella di preservare la risorsa, dal punto di vista della quantità e della qualità. Altre sfide sono l'accesso alle nuove risorse attaverso le tecnologie, ad esempio con la desalinizzazione e il riuso, ma anche una maggiore equità tra i diversi settori domestico, industria e agricoltura. Quest'ultima é quella che consuma di più, ma produce anche cibo.
Per salvare l'oro blu, è necessario in primo luogo proteggere la natura. Questo il messaggio che l'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) porterà al prossimo Forum mondiale dell'acqua di Marsiglia.
“Se è vero lo slogan del Forum, cioé che per l'acqua 'é tempo di soluzioni', allora la prima soluzione è semplicemente 'la natura'”, ha affermato Mark Smith, direttore del programma globale Acqua dell'Iucn. Secondo Smith, infatti, se tuteliamo la natura, diventa più facile affrontare il problema della scarsità d'acqua, le inondazioni sono meno gravi, le comunità e le economie sono più pronte a rispondere ai cambiamenti climatici.
Secondo Smith il Forum di Marsiglia dimostrerà che allo stato attuale delle cose, l'acqua costituisce un problema serio per la salute, il cibo, la sicurezza energetica, la biodiversità e la prosperità.
E per sensibilizzare la popolazione mondiale sull'importanza di questa risorsa, si celebrerà il 22 marzo prossimo la Giornata Mondiale dell'acqua il cui tema quest'anno sarà “l'acqua e la sicurezza alimentare”. A coordinare l'evento sarà la Fao che spiega come le principali sfide di oggi riguardino l'aumento della popolazione, ma anche dei profitti e dell'urbanizzazione, che si prevede aumenteranno la domanda di cibo fra il 70% e il 100% per il 2050.
A ciò va aggiunto il costante degrado delle risorse di suolo e acqua. Secondo l'agenzia Onu, un quarto delle terre del Pianeta sono degradate e diversi grandi fiumi si inaridiscono durante parte dell'anno, con gravi impatti sulla biodiversità acquatica. In crescita è così il numero di regioni nel mondo che non è in grado di soddisfare le necessità basilari alimentari delle loro popolazioni. In particolare, il degrado delle terre colpisce la costa occidentale delle Americhe, la regione mediterranea dell'Europa meridionale e del Nord Africa, il Sahel, il Corno d'Africa e tutta l'Asia.

venerdì 9 marzo 2012

Inceneritore del Gerbido (Egr. Sig. Sindaco...)

ricevo e diffondo per in/formazione la lettera (con link ai relativi allegati ospitati dal magazzino del sito SantaMoniGAS) inviata dal Coordinamento No Inceneritore RifiutiZero a tutti i sindaci e gli amministratori comunali di Torino e cintura.
Luca

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Egr. Sig. Sindaco,
Siamo un gruppo di cittadini molto preoccupati per il modo in cui le amministrazioni della Provincia di Torino e dei suoi Comuni hanno deciso di risolvere il problema del trattamento dei rifiuti.
Siamo preoccupati perché, praticamente all'unanimità, tutte le forze politiche si sono ritrovate d'accordo su un sistema di gestione che comporterà l'incenerimento di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti. Comporterà la costruzione di un impianto (o forse di più) destinato a creare problemi alla collettività, a tutt'oggi non ancora nemmeno esattamente calcolabili, con dei costi economici molto più alti di quelli di soluzioni alternative già adottate in altre regioni italiane europee e nel mondo. Questo aggravio di costi risulta inoltre ancora più intollerabile in un momento come questo in cui vengono chiesti dei grossi sacrifici a tutti a causa della crisi.
Siamo preoccupati perché ci viene il dubbio che molti amministratori, come Lei, in buona fede, abbiano presi per buoni dati forniti in modo interessato da chi poteva trarre dei vantaggi economici dalla costruzione dell'inceneritore. Di fronte ad una relazione tecnica, magari proveniente da un'università prestigiosa è probabile che molti si siano sentiti garantiti sia dal punto di vista legale che da quello etico.
Ci piacerebbe poterLa informare sia sulle alternative che potrebbero essere adottate per una gestione dei rifiuti più sicura e più economica e per questo alleghiamo alla presente una serie di documenti che forse non ha mai potuto esaminare e che dimostrano quanto sia urgente fare una decisa inversione di rotta per evitare delle ricadute molto negative sul nostro territorio.
Dato che siamo cittadini responsabili non ci limitiamo a chiedere lo stop alla costruzione dell'inceneritore, ma proponiamo un piano efficace di gestione dei rifiuti che può essere realizzato con uno sforzo comune, come dimostrano le esperienze di altre realtà nazionali ed internazionali.
Nel primo allegato troverà una serie di miti che noi cerchiamo di sfatare che spesso sono stati alimentati da chi ha deciso di gestire i rifiuti distruggendoli con gravi conseguenze per l'ambiente e per i cittadini.
Nel secondo allegato troverà la petizione che stiamo portando in tutte le piazze e per la quale abbiamo raccolto in pochi mesi diverse migliaia di firme. Ogni giorno che passa ci accorgiamo di quanto siano stati tenuti all'oscuro i cittadini soprattutto sull'esistenza di alternative valide e sulla pericolosità dell'impianto che si vuole costruire. La nostra impressione è che per ignoranza, per interessi particolari o soltanto per pigrizia si sia presa una decisione e poi si sia iniziata una campagna per convincere le persone che così andava fatto. Molto spesso incontriamo dei cittadini rassegnati che quando parliamo loro di trattamento a freddo dei rifiuti, di raccolta differenziata spinta, quando spieghiamo che si può risolvere il problema dei rifiuti senza mettere in pericolo i nostri figli, si accorgono con rabbia di essere stati raggirati!
Nell'ultimo allegato troverà una serie di studi scientifici che dimostrano che costruire un inceneritore è un rischio, farlo nel cuore di una zona tra le più densamente popolate d'Italia è una follia!
La Costituzione Italiana riconosce come INALIENABILE il DIRITTO ALLA SALUTE e crediamo che le Istituzioni per prime debbano evitare di aggravare quella che a detta di molti esperti è già una situazione compromessa. Parliamo ovviamente delle condizioni ambientali di Torino e dei comuni limitrofi che sono già messe duramente alla prova da numerose altre realtà industriali e dal traffico veicolare.
Riteniamo soprattutto che debba prevalere sempre, nel valutare i progetti di pubblico interesse, il principio di precauzione come tra l’altro le direttive europee ci impongono. In pratica nel caso in cui ci siano dei dubbi fondati sulla salubrità di un'opera o di un impianto ci si dovrà astenere dalla loro realizzazione.
In questo momento le evidenze scientifiche ci dicono che i vecchi impianti di incenerimento sono sicuramente pericolosi per la salute umana e per gli impianti di nuova generazione non vi sono ancora studi che ne scagionino la nocività….noi NON VOGLIAMO FUNGERE DA CAVIE per la loro verifica!. E' di questi giorni la sentenza sulla nocività degli stabilimenti Eternit atti alla produzione delle fibre d’amianto; un caso lampante nel quale gli interessi economici hanno portato a commettere dei crimini gravissimi verso la collettività. Non è nostra intenzione paragonare la gravità dei due problemi ma sicuramente vogliamo mettere in evidenza le analogie legate alle conoscenze scientifiche e alle strade intraprese nei due casi.

Di fronte a questa analisi crediamo che Lei si sentirà in dovere quanto meno di riflettere sulla portata delle Sue decisioni e di quelle dei Suoi colleghi amministratori pubblici. Saprà sicuramente che l'inceneritore verrà costruito con i soldi prestati dalle banche e che questi soldi dovranno essere restituiti nei prossimi 20 anni. Questo ulteriore fatto condannerà la Provincia di Torino per almeno 4 lustri, a bruciare i suoi rifiuti e a rimanere completamente tagliata fuori da tutti gli sviluppi futuri delle tecnologie alternative e sicure (DAVVERO). Inoltre non è da sottovalutare l’ipotesi che l’impianto possa trattare anche rifiuti provenienti da altre provincie/regioni per ragioni di emergenza e/o opportunità economica.

Il Coordinamento No Inceneritore RifiutiZero Torino , al quale noi apparteniamo, sta cercando di dare ai cittadini quell'informazione che purtroppo i media hanno sempre negato, sta organizzando dei comitati nei vari comuni per richiedere un ripensamento delle strategie per la gestione dei rifiuti anche attraverso una petizione popolare.
Un'altra importantissima iniziativa è quella che richiede il rimborso, tramite apposita causa civile, dei contributi energetici (CIP6) alle energie alternative e/o assimilate che tutti i cittadini e le pubbliche amministrazioni hanno devoluto, negli ultimi 10 anni, nella percentuale del 7% sul totale della bolletta elettriche versate. Questi contributi sono stati erogati indebitamente anche agli impianti di incenerimento, e per questa ragione la Comunità Europea ha condannato l’Italia . Ogni comune potrebbe richiedere questo rimborso, come recentemente fatto dal comune di Venaria, con un ritorno economico stimabile in diverse centinaia di migliaia di euro.
Per tutti questi motivi ci piacerebbe poter incontrare, attraverso apposita audizione, le commissioni Ambiente e Bilancio (magari in forma congiunta) del suo comune, per poter presentare le nostre proposte.
Nel caso in cui ritenga possibile un incontro di questo genere La preghiamo di contattarci per poter organizzare l'audizione.
Restiamo ovviamente a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e per fornire tutta la documentazione che riterrà necessaria per lo svolgimento del suo lavoro di rappresentante del Popolo Italiano.

Il Coordinamento No Inceneritore RifiutiZero Torino

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NO INCENERITORE - SI RIFIUTI ZERO
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Regola 5R (Riduci, Ripara, Riusa, Ricicla e Riprogettazione) verso l’obiettivo Rifiuti Zero
http://www.rifiutizerotorino.org/
SPAZIO WEB PER DOCUMENTAZIONE CATALOGATA
www.zumodrive.com/share/cQnQODQzYT
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www.facebook.com/groups/ariabenecomune?ap=1

lunedì 5 marzo 2012

L’accaparramento delle terre

17 aprile: la terra per chi la lavora!
Il 17 aprile è la giornata internazionale delle lotte contadine che ricorda il massacro, in Brasile, di 19 contadini che lottavano per terra e giustizia (1996). Ogni anno si celebra questo giorno in tutto il mondo, a difesa dei contadini e delle contadine che lottano per i loro diritti. 
Durante gli ultimi anni abbiamo sofferto per l’attuazione di nuove politiche e di un nuovo modello di sviluppo basato sulla espropriazione di terre, conosciuto come ‘accaparramento di terre’ (land grabbing). L’accaparramento di terre è un fenomeno stimolato da investitori e persone di potere su scala locale, nazionale e internazionale, con la connivenza di governi e autorità del territorio, per controllare le risorse più preziose del mondo. 
L’accaparramento di terre ha portato alla concentrazione della terra e delle risorse naturali nelle mani di grandi investitori, padroni di piantagioni, imprese che trattano legname, idroelettriche e minerarie, impresari turistici e immobiliari, autorità responsabili di porti e infrastrutture ecc. La conseguenza è stata l’espulsione e l’allontanamento delle popolazioni locali – generalmente contadine – la violazione dei diritti umani delle donne, l’aumento della povertà, la divisione sociale e la contaminazione dell’ambiente.

L’accaparramento di terre va al di là della divisione imperialista Nord/Sud: le corporazioni transnazionali coinvolte hanno sede negli USA, in Europa, in Cile, Messico, Russia, India, Cina, Sudafrica, Thailandia, Malesia, Indonesia e Corea del sud, ecc.
Le istituzioni finanziarie, come le banche private, i fondi pensione e altri fondi di investimento sono diventati potenti agenti di accaparramento di terre, mentre si continua a intraprendere guerre per assumere il controllo delle ricchezze naturali. La Banca Mondiale e alcune banche regionali di sviluppo stanno facilitando l’accaparramento di terre e acque attraverso la promozione di misure e legislazioni che favoriscono le corporazioni, come la fornitura di capitali e di garanzie per gli investitori corporativi e lo stimolo a un modello economico di sviluppo distruttivo e estrattivista. 
Nel frattempo la Banca Mondiale e altre istituzioni hanno proposto sette principi per l’Investimento Agricolo Responsabile (IAR) che dovrebbero prevenire gli abusi, mentre in realtà danno legittimità all’accaparramento di terre da parte di investitori pubblici e privati. 

La Via Campesina insieme con i suoi alleati ha protestato contro questa iniziativa durante gli ultimi due anni.
L’accaparramento di terre è un fenomeno globale basato sul dominio dell’agricoltura da parte delle corporation, attraverso il controllo della terra, dell’acqua, dei semi e di altre risorse. Molti governi e gruppi di pressione lo giustificano sostenendo che l’agroindustria modernizzerà le pratiche agricole arretrate e garantirà la sicurezza alimentare per tutti. Nonostante queste affermazioni abbiano grande diffusione è stato dimostrato che nella realtà sono completamente false. 
I protagonisti dell’accaparramento delle terre danno la priorità al profitto piuttosto che al benessere delle persone: producono agrocombustibili quando questo porta a un lucro maggiore rispetto alla produzione di alimenti ed esportano i prodotti alimentari se questo è più conveniente rispetto al venderli sul mercato locale. In questa corsa al profitto, l’agroindustria sta accrescendo il suo controllo dei sistemi di produzione degli alimenti, monopolizzando le risorse e dominando nei processi di assunzione di decisioni. I gruppi di pressione corporativi possiedono una forte influenza politica che schiaccia le istituzioni democratiche. Inoltre, agiscono con la complicità delle classi dirigenti locali e nazionali (operatori finanziari, politici e leader di comunità) che non proteggono il proprio popolo dal saccheggio.
 
L’accaparramento di terre ha espropriato contadini e contadine, popoli indigeni, in particolare donne e giovani delle loro risorse e mezzi di sussistenza. Sta anche gravemente danneggiando l’ambiente. I popoli indigeni e le minoranze etniche si vedono espulsi dai loro territori dalle forze armate, il che aumenta la loro vulnerabilità e in certi casi porta anche a condizioni di schiavitù.
Le false soluzioni al cambiamento climatico, basate sul mercato, come il concetto che va di moda di “economia verde” (green economy) stanno cercando di separare per sempre le comunità locali dalle loro risorse agricole e naturali.

 Quindi, La Via Campesina chiama tutti e tutte i suoi membri e alleati, movimenti di pescatori, organizzazioni di lavoratori agricoli, gruppi di studenti e organizzazioni ambientaliste, movimenti a favore della giustizia sociale ad organizzare azioni in tutto il mondo il giorno 17 aprile per realizzare una massiccia dimostrazione di resistenza popolare contro l’accaparramento di terre e dare voce alla lotta contro il controllo delle risorse agricole e naturali da parte delle corporation.

Uniamoci e lottiamo:
* Per fermare l’accaparramento di terre e rivendicare la terra che ci è stata sottratta. La terra deve stare nelle mani di chi la lavora!
* Per realizzare una riforma agraria integrale e portare la giustizia sociale nelle zone rurali.
* Per porre fine al controllo della vita di miliardi persone da parte di pochi investitori e imprese transnazionali.
* Per opporsi ai principi degli “investimenti agricoli responsabili” (IAR) proposti dalla Banca Mondiale poiché non ci può essere niente di “responsabile” nel fatto che investitori e imprese si impadroniscano di terre agricole
* Per rafforzare il sistema di produzione agricola basato sull’agricoltura contadina e la sovranità alimentare.

Invitiamo tutti i movimenti, le organizzazioni, i gruppi a organizzare il 17 aprile un’azione diretta, la proiezione di un video, un mercato contadino, una occupazione di terre, una discussione, una protesta, una mostra d’arte o qualsiasi altra azione finalizzata a sostenere i nostri obiettivi

(Jakarta, 2 marzo 2012) 
LA VIA CAMPESINA

domenica 4 marzo 2012

NO-TAV vs VAT-ON


In questi giorni si fa un gran parlare di quanto sta succedendo in Val di Susa.
Hanno avuto prevalente attenzione mediatica le vicende di chi cade da un traliccio o insulta un carabiniere; sappiamo tutto o quasi sulle sigle delle cellule anarco-insurrezionaliste o dei Centri Sociali, meno le ragioni del sì o del no all’opera in se’, ragioni che spaccano ormai in due l’opinione pubblica...
Intanto Monti, la sua squadra, il Parlamento, Cota & Fassino ribadiscono all’unisono che "il buco s'ha da fare"; c’è un disperato bisogno di rilanciare la crescita, e in fretta: il 2012 è visto in recessione e lo Stato per spingere sull'economia deve investire in Opere Pubbliche, ma queste hanno bisogno di tempo per essere approvate ed i Professori di tempo non ne hanno.
Rimane “il buco” che ha il vantaggio di essere già approvato ed in parte finanziato dalla UE. Monti da questo punto di vista non ha scelta (seppure, per altre pratiche "ereditate" dai precedenti governi, ha saputo opporre anche dei fermi NO -si pensi alle Olimpiadi a Roma-).

Autorevoli e non confutati studi, sconosciuti ai più, paiono però dimostrare ed argomentare quanto la TAV sia economicamente inutile e gravemente dannosa.
ATTENZIONE: non si tratta di pareri partigiani o opinioni da bar, ma di ricerche ed analisi di referenziati studiosi (si potrebbe dire “opera di Professori", ma ora sembra che siano stati tutti cooptati al governo...)

Alcuni selezionati articoli (mettetevi comodi):

POLITECNICO DI TORINO
Interventi scientifici e studi relativi all’Alta Velocità Torino-Lione e argomenti correlati
(Il sito si limita ai contributi di ricercatori del Politecnico di Torino o che hanno partecipato a Conferenze al Politecnico):

Contributo del Professore Angelo Tartaglia a confutazione di alcuni luoghi comuni pro-Tav: 


POLITECNICO DI MILANO:
Analisi economica del Prof. Marco Ponti:
Ricerca sull’alta velocità in Italia:

Analisi degli studi condotti da LTF in merito al progetto Lione-Torino eseguiti da COWI 
(studio di consulenza che lavora stabilmente per le istituzioni europee): http://ec.europa.eu/ten/transport/priority_projects/doc/2006-04-25/2006_ltf_final_report_it.pdf

Rapporto sui fenomeni di illegalità e sulla penetrazione mafiosa nel ciclo del contratto pubblico (a cura del CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ ECONOMIA E DEL LAVORO - OSSERVATORIO SOCIO-ECONOMICO SULLA CRIMINALITÀ):
Risultanze del controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione del sistema “Alta velocità” (a cura della CORTE DEI CONTI):

Presentazione dell'Ing. Zilioli, in relazione a “EFFETTI TAV - STUDI EUROPEI/buone pratiche e cattivi esempi”:

Alcuni commentatori (apparentemente neutrali e disinteressati) e -ovviamente- diverse lobbies di potere si sono spese anche propagandisticamente per sostenere la bontà dell'opera; basta scorrere l'elenco delle maggiori ditte appaltatrici per scoprire alcuni nomi eccellenti e taluni intrecci insospettabili (Grillo commenterebbe -sarcastico- che in economia e sulla strada non esistono verginelle); alcuni esempi bypartisan:

*Cmc (Cooperativa Muratori e Cementist), coop rossa, quinta impresa di costruzioni italiana, al 96°esimo posto nella classifica dei principali 225 «contractor» internazionali. Vanta un ex-amministratore illustre, Pier Luigi Bersani, si è aggiudicata l’incarico (affidato senza gara) di guidare un consorzio di imprese (Strabag AG, Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la realizzazione del cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte. Valore dell’appalto 96 milioni di Euro.
*Rocksoil s.p.a., società di geoingegneria fondata e guidata da Giuseppe Lunardi il quale ha ceduto le sue azioni ai suoi familiari nel momento di assumere l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei trasporti del governo Berlusconi dal 2001 al 2006. Nel 2002, la Rocksoil ha ricevuto un incarico di consulenza dalla società francese Eiffage, che a sua volta era stata incaricata da Rete Ferroviaria Italiana (di proprietà dello stato) di progettare il tunnel di 54 Km della Torino-Lione che da solo assorbirà 13 miliardi di Euro. Il ministro si è difeso dall’accusa di conflitto di interessi dicendo che la sua società lavorava solo all’estero.
*Impregilo, la principale impresa di costruzioni italiana. È il general contractor del progetto Torino-Lione e del redivivo a corrente alternata Ponte sullo stretto di Messina. Appartiene a:
33% Argofin: Gruppo Gavio. Marcello Gavio è stato latitante negli anni 92-93 in quanto ricercato per reati di corruzione legati alla costruzione dell’Autostrada Milano-Genova. Prosciolto successivamente, come va di moda in questi tempi, per prescrizione del reato.
33% Autostrade: Gruppo Benetton, tristemente sotto accusa per lo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche di tessile in Asia e per aver sottratto quasi un milione di ettari di terra alle comunità Mapuche in Argentina e Cile.
33% Immobiliare Lombarda: Gruppo Ligresti. Salvatore Ligresti è stato condannato nell’ambito dell’inchiesta di Tangentopoli pattuendo una condanna a 4 anni e due mesi dopo la quale è tornato alla sua attività di costruttore-finanziere (ExpoMilano e dintorni).
(da: Siamostatinvaldisusa)

Ho letto gli scritti di Oscar Margaira, amministratore comunale valsusino dal 1996, consigliere ed ex assessore nel gruppo Indipendenti Valsusa, autore di "Adesso o mai più" e "Una bella storia" sulla questione TAV. Ha approfondito la questione Torino-Lione sotto gli aspetti economici attraverso la raccolta puntuale di tutta la documentazione ufficiale dei 3 diversi progetti finora abortiti e dei 2 progetti preliminari oggi oggetto di Variante tecnica. Collabora con tecnici e studiosi alle procedure di ricorso legale presso il TAR riguardante i progetti: Tunnel geognostico di Maddalena, Tratta Internazionale, Tratta Nazionale.
Afferma:
"Quello che manca in questa vicenda è solo una cosa, semplice: la matematica. Il ministro Cancellieri, che dice: "Sì al dialogo, ma noi andiamo avanti", probabilmente non ha mai visto un conto, uno straccio di piano economico di questa linea. E' grave che un Ministro pro-tempore, oltretutto non competente in materia economica, faccia affermazioni senza conoscere i numeri; e ancora, è strano che un Ministro come Passera, che di numeri dovrebbe intendersene, non tiri fuori il taccuino e metta giù due cifre. Non è serio un Paese in cui non si ragiona sulla base dei dati. Le cifre presentate dall'osservatorio Virano sul piano economico del rapporto costi/benefici, non hanno alcuna base logica di ragionamento. Si figuri che a un certo punto, per dimostrare che quest' opera è utile, si è sostenuto che tutti gli immobili della valle si sarebbero rivalutati in ragione dell'arrivo del Tav: 26 Euro in più al metro quadrato. Questo è falso, perché da quando ho fatto io questo calcolo ad oggi, il prezzo delle case è già diminuito di 200 Euro al metro quadrato! Nel bilancio redatto da Virano, viene previsto addirittura un aumento del numero di panini venduti agli operai! Ci rendiamo conto? Io ho letto tutti i progetti, perché come amministratore pubblico ho il dovere di farlo. Se in Comune avessimo fatto dei progetti così, probabilmente, e a ragione, saremmo stati mandati a casa."
E ancora:
"Qui la gente è determinata e credo che anche altrove in Italia, le persone che si sono informate hanno capito che abbiamo ragione. Nessuno di noi è contro le ferrovie, qui abbiamo già una linea utilizzata al 25% delle sue potenzialità, ci passano 3,9 milioni di tonnellate di merci invece dei 20 milioni previsti. Allora io dico che dobbiamo sederci tutti insieme a ragionare sui dati. Se invece, come credo, non vogliono ragionare, perché gli interessi sono altri, hanno una possibilità sola, mandarci tutti fuori dalla nostra valle. Questa è la soluzione che propugnava Maroni, ma credo che potrebbe funzionare per 15 giorni... I Ministri hanno il dovere di prendere in mano i conti, di guardarli, senza ascoltare i vari Cota e Fassino, che di queste cose non sanno nulla e hanno solo l'interesse da sempre a fare quest'opera. Dicono: "bisogna farla". Ma che vuol dire 'bisogna farla' se non serve? La linea è intasata a Torino, non sul valico. La galleria è ammodernata, e i treni ci passano tranquillamente. Il problema, appunto, è il nodo di Torino.
Si facciano i lavori e si spendano i soldi dove servono: con 300/400 milioni il nodo di Torino è sistemato, non c'è bisogno di spendere 20 miliardi di Euro distruggendo tutta la valle. Quando la linea già esistente sarà satura, come dicono i trattati internazionali, si potrà ragionare di una nuova linea, prima non ha nessun senso. Il problema però, è che non si saturerà mai, perché prima deve crescere il traffico di 6/7/8 volte! Non è possibile ascoltare proclami da persone che non sanno le cose. Lo sa un cittadino qualsiasi, l'amministratore di un paesino, non lo sa il Ministro?"

Parole che inquietano, affermazioni che scuotono e turbano.
A mio parere, ora e ancora, comunque la si pensi,

non si deve tacere
Luca