sabato 10 marzo 2012

Acqua, tre appuntamenti internazionali per metterla al sicuro


acqua

Nel mondo sono attualmente sette miliardi le persone da sfamare e le stime parlano di nove miliardi entro il 2050. Al fine di garantire cibo per tutti, è necessario mettere al sicuro l'oro blu, di cui il Pianeta è sempre più a corto. È questo il messaggio che lancia la Fao in occasione di tre importanti appuntamenti previsti nel 2012: dal sesto Forum mondiale dell'acqua alla Giornata mondiale, fino alla Settimana mondiale dell'acqua di Stoccolma, prevista quest'estate.
Il prossimo Forum mondiale dell'acqua si terrà a Marsiglia dal 12 al 17 marzo prossimo e vedrà riunite migliaia di persone da 150 Paesi per discutere un piano d'azione globale per preservare questa preziosa fonte vitale. Saranno presenti all'appuntamento premier e ministri, parlamentari e rappresentanti di enti locali, ma anche organizzazioni internazionali come Fao, Unesco e Banca mondiale, istituti tecnici e di ricerca, imprese private, associazioni e organizzazioni non governative dagli ambientalisti alle associazioni di consumatori.
Obiettivo della riunione è la mobilitazione globale sul tema dell'acqua, affinché questa diventi una priorità nell'agenda internazionale, come ha spiegato il vicepresidente del comitato internazionale del sesto Forum mondiale dell'acqua Guy Fradin.
La prima sfida per tutti, ha spiegato Fradin, è quella di preservare la risorsa, dal punto di vista della quantità e della qualità. Altre sfide sono l'accesso alle nuove risorse attaverso le tecnologie, ad esempio con la desalinizzazione e il riuso, ma anche una maggiore equità tra i diversi settori domestico, industria e agricoltura. Quest'ultima é quella che consuma di più, ma produce anche cibo.
Per salvare l'oro blu, è necessario in primo luogo proteggere la natura. Questo il messaggio che l'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) porterà al prossimo Forum mondiale dell'acqua di Marsiglia.
“Se è vero lo slogan del Forum, cioé che per l'acqua 'é tempo di soluzioni', allora la prima soluzione è semplicemente 'la natura'”, ha affermato Mark Smith, direttore del programma globale Acqua dell'Iucn. Secondo Smith, infatti, se tuteliamo la natura, diventa più facile affrontare il problema della scarsità d'acqua, le inondazioni sono meno gravi, le comunità e le economie sono più pronte a rispondere ai cambiamenti climatici.
Secondo Smith il Forum di Marsiglia dimostrerà che allo stato attuale delle cose, l'acqua costituisce un problema serio per la salute, il cibo, la sicurezza energetica, la biodiversità e la prosperità.
E per sensibilizzare la popolazione mondiale sull'importanza di questa risorsa, si celebrerà il 22 marzo prossimo la Giornata Mondiale dell'acqua il cui tema quest'anno sarà “l'acqua e la sicurezza alimentare”. A coordinare l'evento sarà la Fao che spiega come le principali sfide di oggi riguardino l'aumento della popolazione, ma anche dei profitti e dell'urbanizzazione, che si prevede aumenteranno la domanda di cibo fra il 70% e il 100% per il 2050.
A ciò va aggiunto il costante degrado delle risorse di suolo e acqua. Secondo l'agenzia Onu, un quarto delle terre del Pianeta sono degradate e diversi grandi fiumi si inaridiscono durante parte dell'anno, con gravi impatti sulla biodiversità acquatica. In crescita è così il numero di regioni nel mondo che non è in grado di soddisfare le necessità basilari alimentari delle loro popolazioni. In particolare, il degrado delle terre colpisce la costa occidentale delle Americhe, la regione mediterranea dell'Europa meridionale e del Nord Africa, il Sahel, il Corno d'Africa e tutta l'Asia.

venerdì 9 marzo 2012

Inceneritore del Gerbido (Egr. Sig. Sindaco...)

ricevo e diffondo per in/formazione la lettera (con link ai relativi allegati ospitati dal magazzino del sito SantaMoniGAS) inviata dal Coordinamento No Inceneritore RifiutiZero a tutti i sindaci e gli amministratori comunali di Torino e cintura.
Luca

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Egr. Sig. Sindaco,
Siamo un gruppo di cittadini molto preoccupati per il modo in cui le amministrazioni della Provincia di Torino e dei suoi Comuni hanno deciso di risolvere il problema del trattamento dei rifiuti.
Siamo preoccupati perché, praticamente all'unanimità, tutte le forze politiche si sono ritrovate d'accordo su un sistema di gestione che comporterà l'incenerimento di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti. Comporterà la costruzione di un impianto (o forse di più) destinato a creare problemi alla collettività, a tutt'oggi non ancora nemmeno esattamente calcolabili, con dei costi economici molto più alti di quelli di soluzioni alternative già adottate in altre regioni italiane europee e nel mondo. Questo aggravio di costi risulta inoltre ancora più intollerabile in un momento come questo in cui vengono chiesti dei grossi sacrifici a tutti a causa della crisi.
Siamo preoccupati perché ci viene il dubbio che molti amministratori, come Lei, in buona fede, abbiano presi per buoni dati forniti in modo interessato da chi poteva trarre dei vantaggi economici dalla costruzione dell'inceneritore. Di fronte ad una relazione tecnica, magari proveniente da un'università prestigiosa è probabile che molti si siano sentiti garantiti sia dal punto di vista legale che da quello etico.
Ci piacerebbe poterLa informare sia sulle alternative che potrebbero essere adottate per una gestione dei rifiuti più sicura e più economica e per questo alleghiamo alla presente una serie di documenti che forse non ha mai potuto esaminare e che dimostrano quanto sia urgente fare una decisa inversione di rotta per evitare delle ricadute molto negative sul nostro territorio.
Dato che siamo cittadini responsabili non ci limitiamo a chiedere lo stop alla costruzione dell'inceneritore, ma proponiamo un piano efficace di gestione dei rifiuti che può essere realizzato con uno sforzo comune, come dimostrano le esperienze di altre realtà nazionali ed internazionali.
Nel primo allegato troverà una serie di miti che noi cerchiamo di sfatare che spesso sono stati alimentati da chi ha deciso di gestire i rifiuti distruggendoli con gravi conseguenze per l'ambiente e per i cittadini.
Nel secondo allegato troverà la petizione che stiamo portando in tutte le piazze e per la quale abbiamo raccolto in pochi mesi diverse migliaia di firme. Ogni giorno che passa ci accorgiamo di quanto siano stati tenuti all'oscuro i cittadini soprattutto sull'esistenza di alternative valide e sulla pericolosità dell'impianto che si vuole costruire. La nostra impressione è che per ignoranza, per interessi particolari o soltanto per pigrizia si sia presa una decisione e poi si sia iniziata una campagna per convincere le persone che così andava fatto. Molto spesso incontriamo dei cittadini rassegnati che quando parliamo loro di trattamento a freddo dei rifiuti, di raccolta differenziata spinta, quando spieghiamo che si può risolvere il problema dei rifiuti senza mettere in pericolo i nostri figli, si accorgono con rabbia di essere stati raggirati!
Nell'ultimo allegato troverà una serie di studi scientifici che dimostrano che costruire un inceneritore è un rischio, farlo nel cuore di una zona tra le più densamente popolate d'Italia è una follia!
La Costituzione Italiana riconosce come INALIENABILE il DIRITTO ALLA SALUTE e crediamo che le Istituzioni per prime debbano evitare di aggravare quella che a detta di molti esperti è già una situazione compromessa. Parliamo ovviamente delle condizioni ambientali di Torino e dei comuni limitrofi che sono già messe duramente alla prova da numerose altre realtà industriali e dal traffico veicolare.
Riteniamo soprattutto che debba prevalere sempre, nel valutare i progetti di pubblico interesse, il principio di precauzione come tra l’altro le direttive europee ci impongono. In pratica nel caso in cui ci siano dei dubbi fondati sulla salubrità di un'opera o di un impianto ci si dovrà astenere dalla loro realizzazione.
In questo momento le evidenze scientifiche ci dicono che i vecchi impianti di incenerimento sono sicuramente pericolosi per la salute umana e per gli impianti di nuova generazione non vi sono ancora studi che ne scagionino la nocività….noi NON VOGLIAMO FUNGERE DA CAVIE per la loro verifica!. E' di questi giorni la sentenza sulla nocività degli stabilimenti Eternit atti alla produzione delle fibre d’amianto; un caso lampante nel quale gli interessi economici hanno portato a commettere dei crimini gravissimi verso la collettività. Non è nostra intenzione paragonare la gravità dei due problemi ma sicuramente vogliamo mettere in evidenza le analogie legate alle conoscenze scientifiche e alle strade intraprese nei due casi.

Di fronte a questa analisi crediamo che Lei si sentirà in dovere quanto meno di riflettere sulla portata delle Sue decisioni e di quelle dei Suoi colleghi amministratori pubblici. Saprà sicuramente che l'inceneritore verrà costruito con i soldi prestati dalle banche e che questi soldi dovranno essere restituiti nei prossimi 20 anni. Questo ulteriore fatto condannerà la Provincia di Torino per almeno 4 lustri, a bruciare i suoi rifiuti e a rimanere completamente tagliata fuori da tutti gli sviluppi futuri delle tecnologie alternative e sicure (DAVVERO). Inoltre non è da sottovalutare l’ipotesi che l’impianto possa trattare anche rifiuti provenienti da altre provincie/regioni per ragioni di emergenza e/o opportunità economica.

Il Coordinamento No Inceneritore RifiutiZero Torino , al quale noi apparteniamo, sta cercando di dare ai cittadini quell'informazione che purtroppo i media hanno sempre negato, sta organizzando dei comitati nei vari comuni per richiedere un ripensamento delle strategie per la gestione dei rifiuti anche attraverso una petizione popolare.
Un'altra importantissima iniziativa è quella che richiede il rimborso, tramite apposita causa civile, dei contributi energetici (CIP6) alle energie alternative e/o assimilate che tutti i cittadini e le pubbliche amministrazioni hanno devoluto, negli ultimi 10 anni, nella percentuale del 7% sul totale della bolletta elettriche versate. Questi contributi sono stati erogati indebitamente anche agli impianti di incenerimento, e per questa ragione la Comunità Europea ha condannato l’Italia . Ogni comune potrebbe richiedere questo rimborso, come recentemente fatto dal comune di Venaria, con un ritorno economico stimabile in diverse centinaia di migliaia di euro.
Per tutti questi motivi ci piacerebbe poter incontrare, attraverso apposita audizione, le commissioni Ambiente e Bilancio (magari in forma congiunta) del suo comune, per poter presentare le nostre proposte.
Nel caso in cui ritenga possibile un incontro di questo genere La preghiamo di contattarci per poter organizzare l'audizione.
Restiamo ovviamente a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e per fornire tutta la documentazione che riterrà necessaria per lo svolgimento del suo lavoro di rappresentante del Popolo Italiano.

Il Coordinamento No Inceneritore RifiutiZero Torino

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NO INCENERITORE - SI RIFIUTI ZERO
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Regola 5R (Riduci, Ripara, Riusa, Ricicla e Riprogettazione) verso l’obiettivo Rifiuti Zero
http://www.rifiutizerotorino.org/
SPAZIO WEB PER DOCUMENTAZIONE CATALOGATA
www.zumodrive.com/share/cQnQODQzYT
ISCRIVITI AI GRUPPI FACEBOOK: NO INCENERITORE TORINO e ARIA BENE COMUNE
www.facebook.com/groups/noinceneritoretorino?ap=1
www.facebook.com/groups/ariabenecomune?ap=1

lunedì 5 marzo 2012

L’accaparramento delle terre

17 aprile: la terra per chi la lavora!
Il 17 aprile è la giornata internazionale delle lotte contadine che ricorda il massacro, in Brasile, di 19 contadini che lottavano per terra e giustizia (1996). Ogni anno si celebra questo giorno in tutto il mondo, a difesa dei contadini e delle contadine che lottano per i loro diritti. 
Durante gli ultimi anni abbiamo sofferto per l’attuazione di nuove politiche e di un nuovo modello di sviluppo basato sulla espropriazione di terre, conosciuto come ‘accaparramento di terre’ (land grabbing). L’accaparramento di terre è un fenomeno stimolato da investitori e persone di potere su scala locale, nazionale e internazionale, con la connivenza di governi e autorità del territorio, per controllare le risorse più preziose del mondo. 
L’accaparramento di terre ha portato alla concentrazione della terra e delle risorse naturali nelle mani di grandi investitori, padroni di piantagioni, imprese che trattano legname, idroelettriche e minerarie, impresari turistici e immobiliari, autorità responsabili di porti e infrastrutture ecc. La conseguenza è stata l’espulsione e l’allontanamento delle popolazioni locali – generalmente contadine – la violazione dei diritti umani delle donne, l’aumento della povertà, la divisione sociale e la contaminazione dell’ambiente.

L’accaparramento di terre va al di là della divisione imperialista Nord/Sud: le corporazioni transnazionali coinvolte hanno sede negli USA, in Europa, in Cile, Messico, Russia, India, Cina, Sudafrica, Thailandia, Malesia, Indonesia e Corea del sud, ecc.
Le istituzioni finanziarie, come le banche private, i fondi pensione e altri fondi di investimento sono diventati potenti agenti di accaparramento di terre, mentre si continua a intraprendere guerre per assumere il controllo delle ricchezze naturali. La Banca Mondiale e alcune banche regionali di sviluppo stanno facilitando l’accaparramento di terre e acque attraverso la promozione di misure e legislazioni che favoriscono le corporazioni, come la fornitura di capitali e di garanzie per gli investitori corporativi e lo stimolo a un modello economico di sviluppo distruttivo e estrattivista. 
Nel frattempo la Banca Mondiale e altre istituzioni hanno proposto sette principi per l’Investimento Agricolo Responsabile (IAR) che dovrebbero prevenire gli abusi, mentre in realtà danno legittimità all’accaparramento di terre da parte di investitori pubblici e privati. 

La Via Campesina insieme con i suoi alleati ha protestato contro questa iniziativa durante gli ultimi due anni.
L’accaparramento di terre è un fenomeno globale basato sul dominio dell’agricoltura da parte delle corporation, attraverso il controllo della terra, dell’acqua, dei semi e di altre risorse. Molti governi e gruppi di pressione lo giustificano sostenendo che l’agroindustria modernizzerà le pratiche agricole arretrate e garantirà la sicurezza alimentare per tutti. Nonostante queste affermazioni abbiano grande diffusione è stato dimostrato che nella realtà sono completamente false. 
I protagonisti dell’accaparramento delle terre danno la priorità al profitto piuttosto che al benessere delle persone: producono agrocombustibili quando questo porta a un lucro maggiore rispetto alla produzione di alimenti ed esportano i prodotti alimentari se questo è più conveniente rispetto al venderli sul mercato locale. In questa corsa al profitto, l’agroindustria sta accrescendo il suo controllo dei sistemi di produzione degli alimenti, monopolizzando le risorse e dominando nei processi di assunzione di decisioni. I gruppi di pressione corporativi possiedono una forte influenza politica che schiaccia le istituzioni democratiche. Inoltre, agiscono con la complicità delle classi dirigenti locali e nazionali (operatori finanziari, politici e leader di comunità) che non proteggono il proprio popolo dal saccheggio.
 
L’accaparramento di terre ha espropriato contadini e contadine, popoli indigeni, in particolare donne e giovani delle loro risorse e mezzi di sussistenza. Sta anche gravemente danneggiando l’ambiente. I popoli indigeni e le minoranze etniche si vedono espulsi dai loro territori dalle forze armate, il che aumenta la loro vulnerabilità e in certi casi porta anche a condizioni di schiavitù.
Le false soluzioni al cambiamento climatico, basate sul mercato, come il concetto che va di moda di “economia verde” (green economy) stanno cercando di separare per sempre le comunità locali dalle loro risorse agricole e naturali.

 Quindi, La Via Campesina chiama tutti e tutte i suoi membri e alleati, movimenti di pescatori, organizzazioni di lavoratori agricoli, gruppi di studenti e organizzazioni ambientaliste, movimenti a favore della giustizia sociale ad organizzare azioni in tutto il mondo il giorno 17 aprile per realizzare una massiccia dimostrazione di resistenza popolare contro l’accaparramento di terre e dare voce alla lotta contro il controllo delle risorse agricole e naturali da parte delle corporation.

Uniamoci e lottiamo:
* Per fermare l’accaparramento di terre e rivendicare la terra che ci è stata sottratta. La terra deve stare nelle mani di chi la lavora!
* Per realizzare una riforma agraria integrale e portare la giustizia sociale nelle zone rurali.
* Per porre fine al controllo della vita di miliardi persone da parte di pochi investitori e imprese transnazionali.
* Per opporsi ai principi degli “investimenti agricoli responsabili” (IAR) proposti dalla Banca Mondiale poiché non ci può essere niente di “responsabile” nel fatto che investitori e imprese si impadroniscano di terre agricole
* Per rafforzare il sistema di produzione agricola basato sull’agricoltura contadina e la sovranità alimentare.

Invitiamo tutti i movimenti, le organizzazioni, i gruppi a organizzare il 17 aprile un’azione diretta, la proiezione di un video, un mercato contadino, una occupazione di terre, una discussione, una protesta, una mostra d’arte o qualsiasi altra azione finalizzata a sostenere i nostri obiettivi

(Jakarta, 2 marzo 2012) 
LA VIA CAMPESINA

domenica 4 marzo 2012

NO-TAV vs VAT-ON


In questi giorni si fa un gran parlare di quanto sta succedendo in Val di Susa.
Hanno avuto prevalente attenzione mediatica le vicende di chi cade da un traliccio o insulta un carabiniere; sappiamo tutto o quasi sulle sigle delle cellule anarco-insurrezionaliste o dei Centri Sociali, meno le ragioni del sì o del no all’opera in se’, ragioni che spaccano ormai in due l’opinione pubblica...
Intanto Monti, la sua squadra, il Parlamento, Cota & Fassino ribadiscono all’unisono che "il buco s'ha da fare"; c’è un disperato bisogno di rilanciare la crescita, e in fretta: il 2012 è visto in recessione e lo Stato per spingere sull'economia deve investire in Opere Pubbliche, ma queste hanno bisogno di tempo per essere approvate ed i Professori di tempo non ne hanno.
Rimane “il buco” che ha il vantaggio di essere già approvato ed in parte finanziato dalla UE. Monti da questo punto di vista non ha scelta (seppure, per altre pratiche "ereditate" dai precedenti governi, ha saputo opporre anche dei fermi NO -si pensi alle Olimpiadi a Roma-).

Autorevoli e non confutati studi, sconosciuti ai più, paiono però dimostrare ed argomentare quanto la TAV sia economicamente inutile e gravemente dannosa.
ATTENZIONE: non si tratta di pareri partigiani o opinioni da bar, ma di ricerche ed analisi di referenziati studiosi (si potrebbe dire “opera di Professori", ma ora sembra che siano stati tutti cooptati al governo...)

Alcuni selezionati articoli (mettetevi comodi):

POLITECNICO DI TORINO
Interventi scientifici e studi relativi all’Alta Velocità Torino-Lione e argomenti correlati
(Il sito si limita ai contributi di ricercatori del Politecnico di Torino o che hanno partecipato a Conferenze al Politecnico):

Contributo del Professore Angelo Tartaglia a confutazione di alcuni luoghi comuni pro-Tav: 


POLITECNICO DI MILANO:
Analisi economica del Prof. Marco Ponti:
Ricerca sull’alta velocità in Italia:

Analisi degli studi condotti da LTF in merito al progetto Lione-Torino eseguiti da COWI 
(studio di consulenza che lavora stabilmente per le istituzioni europee): http://ec.europa.eu/ten/transport/priority_projects/doc/2006-04-25/2006_ltf_final_report_it.pdf

Rapporto sui fenomeni di illegalità e sulla penetrazione mafiosa nel ciclo del contratto pubblico (a cura del CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ ECONOMIA E DEL LAVORO - OSSERVATORIO SOCIO-ECONOMICO SULLA CRIMINALITÀ):
Risultanze del controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione del sistema “Alta velocità” (a cura della CORTE DEI CONTI):

Presentazione dell'Ing. Zilioli, in relazione a “EFFETTI TAV - STUDI EUROPEI/buone pratiche e cattivi esempi”:

Alcuni commentatori (apparentemente neutrali e disinteressati) e -ovviamente- diverse lobbies di potere si sono spese anche propagandisticamente per sostenere la bontà dell'opera; basta scorrere l'elenco delle maggiori ditte appaltatrici per scoprire alcuni nomi eccellenti e taluni intrecci insospettabili (Grillo commenterebbe -sarcastico- che in economia e sulla strada non esistono verginelle); alcuni esempi bypartisan:

*Cmc (Cooperativa Muratori e Cementist), coop rossa, quinta impresa di costruzioni italiana, al 96°esimo posto nella classifica dei principali 225 «contractor» internazionali. Vanta un ex-amministratore illustre, Pier Luigi Bersani, si è aggiudicata l’incarico (affidato senza gara) di guidare un consorzio di imprese (Strabag AG, Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la realizzazione del cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte. Valore dell’appalto 96 milioni di Euro.
*Rocksoil s.p.a., società di geoingegneria fondata e guidata da Giuseppe Lunardi il quale ha ceduto le sue azioni ai suoi familiari nel momento di assumere l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei trasporti del governo Berlusconi dal 2001 al 2006. Nel 2002, la Rocksoil ha ricevuto un incarico di consulenza dalla società francese Eiffage, che a sua volta era stata incaricata da Rete Ferroviaria Italiana (di proprietà dello stato) di progettare il tunnel di 54 Km della Torino-Lione che da solo assorbirà 13 miliardi di Euro. Il ministro si è difeso dall’accusa di conflitto di interessi dicendo che la sua società lavorava solo all’estero.
*Impregilo, la principale impresa di costruzioni italiana. È il general contractor del progetto Torino-Lione e del redivivo a corrente alternata Ponte sullo stretto di Messina. Appartiene a:
33% Argofin: Gruppo Gavio. Marcello Gavio è stato latitante negli anni 92-93 in quanto ricercato per reati di corruzione legati alla costruzione dell’Autostrada Milano-Genova. Prosciolto successivamente, come va di moda in questi tempi, per prescrizione del reato.
33% Autostrade: Gruppo Benetton, tristemente sotto accusa per lo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche di tessile in Asia e per aver sottratto quasi un milione di ettari di terra alle comunità Mapuche in Argentina e Cile.
33% Immobiliare Lombarda: Gruppo Ligresti. Salvatore Ligresti è stato condannato nell’ambito dell’inchiesta di Tangentopoli pattuendo una condanna a 4 anni e due mesi dopo la quale è tornato alla sua attività di costruttore-finanziere (ExpoMilano e dintorni).
(da: Siamostatinvaldisusa)

Ho letto gli scritti di Oscar Margaira, amministratore comunale valsusino dal 1996, consigliere ed ex assessore nel gruppo Indipendenti Valsusa, autore di "Adesso o mai più" e "Una bella storia" sulla questione TAV. Ha approfondito la questione Torino-Lione sotto gli aspetti economici attraverso la raccolta puntuale di tutta la documentazione ufficiale dei 3 diversi progetti finora abortiti e dei 2 progetti preliminari oggi oggetto di Variante tecnica. Collabora con tecnici e studiosi alle procedure di ricorso legale presso il TAR riguardante i progetti: Tunnel geognostico di Maddalena, Tratta Internazionale, Tratta Nazionale.
Afferma:
"Quello che manca in questa vicenda è solo una cosa, semplice: la matematica. Il ministro Cancellieri, che dice: "Sì al dialogo, ma noi andiamo avanti", probabilmente non ha mai visto un conto, uno straccio di piano economico di questa linea. E' grave che un Ministro pro-tempore, oltretutto non competente in materia economica, faccia affermazioni senza conoscere i numeri; e ancora, è strano che un Ministro come Passera, che di numeri dovrebbe intendersene, non tiri fuori il taccuino e metta giù due cifre. Non è serio un Paese in cui non si ragiona sulla base dei dati. Le cifre presentate dall'osservatorio Virano sul piano economico del rapporto costi/benefici, non hanno alcuna base logica di ragionamento. Si figuri che a un certo punto, per dimostrare che quest' opera è utile, si è sostenuto che tutti gli immobili della valle si sarebbero rivalutati in ragione dell'arrivo del Tav: 26 Euro in più al metro quadrato. Questo è falso, perché da quando ho fatto io questo calcolo ad oggi, il prezzo delle case è già diminuito di 200 Euro al metro quadrato! Nel bilancio redatto da Virano, viene previsto addirittura un aumento del numero di panini venduti agli operai! Ci rendiamo conto? Io ho letto tutti i progetti, perché come amministratore pubblico ho il dovere di farlo. Se in Comune avessimo fatto dei progetti così, probabilmente, e a ragione, saremmo stati mandati a casa."
E ancora:
"Qui la gente è determinata e credo che anche altrove in Italia, le persone che si sono informate hanno capito che abbiamo ragione. Nessuno di noi è contro le ferrovie, qui abbiamo già una linea utilizzata al 25% delle sue potenzialità, ci passano 3,9 milioni di tonnellate di merci invece dei 20 milioni previsti. Allora io dico che dobbiamo sederci tutti insieme a ragionare sui dati. Se invece, come credo, non vogliono ragionare, perché gli interessi sono altri, hanno una possibilità sola, mandarci tutti fuori dalla nostra valle. Questa è la soluzione che propugnava Maroni, ma credo che potrebbe funzionare per 15 giorni... I Ministri hanno il dovere di prendere in mano i conti, di guardarli, senza ascoltare i vari Cota e Fassino, che di queste cose non sanno nulla e hanno solo l'interesse da sempre a fare quest'opera. Dicono: "bisogna farla". Ma che vuol dire 'bisogna farla' se non serve? La linea è intasata a Torino, non sul valico. La galleria è ammodernata, e i treni ci passano tranquillamente. Il problema, appunto, è il nodo di Torino.
Si facciano i lavori e si spendano i soldi dove servono: con 300/400 milioni il nodo di Torino è sistemato, non c'è bisogno di spendere 20 miliardi di Euro distruggendo tutta la valle. Quando la linea già esistente sarà satura, come dicono i trattati internazionali, si potrà ragionare di una nuova linea, prima non ha nessun senso. Il problema però, è che non si saturerà mai, perché prima deve crescere il traffico di 6/7/8 volte! Non è possibile ascoltare proclami da persone che non sanno le cose. Lo sa un cittadino qualsiasi, l'amministratore di un paesino, non lo sa il Ministro?"

Parole che inquietano, affermazioni che scuotono e turbano.
A mio parere, ora e ancora, comunque la si pensi,

non si deve tacere
Luca

mercoledì 29 febbraio 2012

L’Europa e quel legno illegale

Pochi controlli e scarsa applicazione delle normative comunitarie in materia: così l'Europa continua a importare legname illegale

Scritto da , Diritto di Critica, 28 febbraio 2012

Amazzonia deforestazione1 500x325 LEuropa e quel legno illegale
Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero: c
osì recita una famosa filastrocca per bambini. Ma, aggiungerebbe il WWF, almeno in Europa per fare il tavolo ci vorrebbe il legno legale, quello provvisto dell’apposita licenza e che contrasti così il contrabbando e la deforestazione in aree verdi del mondo a rischio. Peccato però che oggi tale prospettiva paia ancora più vicina all’utopia che alla realtà: è quanto emerge dall’indagine “Government Barometer on Illegal logging and Trade 2012“, condotta dal WWF nei Paesi dell’UE per monitorare l’applicazione delle normative comunitarie sul mercato del legname e che evidenzia invece una generalizzata mancanza di controlli e di attuazione dei regolamenti europei.
IL REGOLAMENTO FLEGT. La ricerca infatti sottolinea come i 27 Paesi dell’Unione Europea non abbiano attuato in linea di massima misure sufficientemente efficaci per arginare l’importazione illegale e non sostenibile di legname, nonostante l’entrata in vigore nel 2005 del regolamento FLEGT (Forest Law Enforcement, Governance and Trade): regolamento che prevedrebbe la creazione di un sistema di “licenze di legalità” tra UE e Stati esportatori vietando, al tempo stesso, l’importazione sul territorio europeo di legname non provvisto di tale licenza. L’UE dovrebbe inoltre promuovere con i Paesi tropicali principali esportatori di legname – bacino dell’Amazzonia, del Congo, ma anche Vietnam, Birmania, Laos e Borneo – degli accordi volontari di partnership (VPA) per l’ingresso del loro legno provvisto di licenza in Europa, ai sensi dei regolamenti vigenti. Attualmente su questo fronte sono attivi solo sei Stati europei su 27.
I RISULTATI DELL’INDAGINE. Secondo l’indagine del WWF, i migliori risultati complessivi sul commercio di legno legale e i progressi attuati al riguardo nel 2012  – in una scala di analisi che va da 0 a 18 punti – sono stati ottenuti da Germania, Paesi Bassi e Regno Unito (con 12 punti), mentre l’Italia con 2 punti si classifica all’ultima posizione insieme ad Estonia, Finlandia, Grecia, Slovacchia e Spagna.  Inoltre ad oggi soltanto quattro Paesi – Belgio, Cipro, Germania e Svezia – sono realmente pronti ad accettare legname secondo i criteri FLEGT ed hanno predisposto effettive e proporzionate sanzioni per chi li trasgredisce, mentre per quanto riguarda gli altri l’applicazione del regolamento è ancora in fase di attuazione. Una problematica alla quale si somma anche la lentezza da parte dei Paesi fornitori, tant’è che la prima partita di legno provvisto di licenza legale era attesa alla fine del 2011, mentre ora l’attesa pare doversi protrarre fino alla seconda metà del 2012.
Negative anche le valutazioni circa l’utilizzo di legname legale da parte delle istituzioni pubbliche: undici infatti i Paesi che hanno ancora legname illegale nelle loro catene di fornitura e peccano di mancanza di controlli al riguardo, sebbene l’utilizzo degli appalti pubblici per stimolare la domanda di legname di origine legale sia stato già incoraggiato dal vertice di Rio del 1992.
IN ITALIA. Per quanto riguarda il nostro Paese, «è impressionante vedere come l’Italia, che è uno dei maggiori mercati europei di legname e di suoi derivati, non sia riuscita a definire ed a promuovere una puntuale politica di gestione della materia – ha dichiara Massimiliano Rocco,  Responsabile del Programma TRAFFIC, Specie e Foreste del WWF Italia, in un articolo per il sito Salva le Foreste - Le istituzioni non sono neppure riuscite ad identificare l’Autorità delegata a gestire la materia e negli scorsi mesi la EU ci ha sollecitato con lettera scritta». Mancanza che, secondo l’associazione ambientalista, oltre a influire sulla distruzione delle foreste mondiali rischia anche di compromettere l’intero settore produttivo legato al legname, «da quello del mobile alle cucine alla carta stampata, che vale svariati miliardi e impiega centinaia di miglia di addetti – continua Rocco -. Inoltre la mancata definizione di autorità e politiche rischia anche di fare scattare una nuova procedura di infrazione nei nostri confronti. Solo una adeguata legislazione può garantire la legittimità del mercato del legno».