mercoledì 2 ottobre 2013

Padre Siano sulla massoneria

Martedì 10 settembre u.s. il padre Paolo M. Siano, dei Francescani dell’Immacolata, ha tenuto una conferenza sulla massoneria presso la sede della Fondazione Lepanto, in Roma.

Davanti ad una sala gremita, il professor Roberto de Mattei ha presentato lo studioso francescano, ricordando la molteplice attività di studioso di padre Siano, esperto sia di “francescanistica” – anche nella veste di direttore degli Annales Franciscani – sia di storia ecclesiastica in generale, con la peculiarità, oggi rara di interessarsi in maniera scientifica e dottrinalmente ineccepibile della filosofia massonica.

Padre Siano ha ripercorso in modo sintetico le ragioni di assoluta incompatibilità tra la Chiesa cattolica romana e ogni tipo e genere di libera muratoria, sia quelle più anticlericali di sinistra che quelle, apparentemente soft, di stampo anglosassone. Tale incompatibilità è stata sempre ripetuta dal Magistero dei Pontefici, dalla prima scomunica della massoneria nel 1738, fino all’ultima nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 26 novembre 1983.

Non è la Chiesa ad avere un a priori anti-massonico, ma è la massoneria ad essere sempre e comunque a-cattolica: questa a-cattolicità si esprime, secondo lo studioso campano, attraverso quegli elementi che compongono il DNA di ogni massoneria che si rispetti. Ovvero, l’esoterismo, il ritualismo e la filosofia massonica, fondata sul principio della assurda coincidenza degli opposti. In effetti, padre Siano nei suoi studi più che ventennali ha notato che le pretese evoluzioni della visione massonica del mondo, non hanno affatto segnato uno stacco dalle ragioni di perplessità che la Chiesa espresse sin da principio. Basti pensare alla ritualità massonica che evidentemente scimmiotta i sacramenti cristiani pretendendo di procurare ai suoi adepti delle “illuminazioni” e dei “poteri” in modo però magico-occultistico, e dunque in un certo senso satanico.

L’esoterismo poi è consustanziale con ogni massoneria e tale tendenza porta i massoni a ritenere la verità, proprio come faceva l’antica gnosi, come qualcosa di riservato agli eletti, disprezzando il volgo comune dei “non-iniziati”. Lo stesso simbolismo massonico di vita/morte, luce/tenebre, Dio/diavolo, è ben lungi da assomigliare alla tradizionale simbologia cattolica: anzi in Loggia questi termini contraddittori troverebbero una sintesi superiore, incomprensibile ai bassi gradi e ai profani. Le domande del pubblico hanno permesso a padre Siano di chiarire molte idee e di mostrare che se le tendenze che oggi vanno per la maggiore hanno una genesi massonica, la Chiesa non può che cercare di contrastarle in nome della vera luce che «illumina ogni uomo» (Gv. 1) e che si è incarnata a Betlemme duemila anni fa.
Fabrizio Cannone,
Corrispondenza Romana

martedì 1 ottobre 2013

QUINTO INCIDENTE!

BASTA MENZOGNE SULL'INCENERITORE
IL 26 OTTOBRE MANIFESTAZIONE CONTRO LA CENSURA E CONTRO LA DISINFORMAZIONE.



lunedì 30 settembre 2013

Beati i costruttori di pace

Dal digiuno straordinario al consumo responsabile ordinario
per custodire il nostro territorio
La scelta straordinaria di don Albino Bizzotto dei Beati i Costruttori di Pace, di mettere in atto il digiuno per richiamare l’attenzione della popolazione e delle autorità alla questione ambientale del nostro territorio, è una scelta davvero coraggiosa con una bella testimonianza. Dobbiamo ringraziarlo per il coraggio e per aver suscitato confronto, dibattito e unione di forze attorno alla questione del territorio del Veneto, fortemente a rischio a causa di varie grandi opere volute dall’economia del profitto.
Questa azione rimane, tuttavia, straordinaria sia perché pochi la possono mettere in atto e sia perché il digiuno (sciopero della fame) è uno strumento da utilizzarsi in caso di urgenza e di emergenza.
Da questa forma straordinaria bisogna passare ad una azione ordinaria: possibile a tutti i cittadini e concreta nella propria vita quotidiana. La possiamo individuare nell’impegno del consumo responsabile, critico e solidale che può essere messo in atto ogni giorno, quando compriamo cioè nell’andare a fare la spesa.
Ecco una proposta quotidiana che risponde alla domanda che mi hanno fatto varie persone in questi giorni: “Noi cosa possiamo fare per custodire il nostro territorio?”.
La prima domanda da farsi è: dove andiamo fare la spesa? La scelta di andare nei grandi centri commerciali, oppure negli ipermercati, non è la stessa cosa come quando si va a fare la spesa nei negozi o direttamente dai produttori, come fanno i gruppi di acquisto solidale (G.A.S.). La prima significa sostenere l’economia dei colossi e delle grandi multinazionali che sono i responsabili delle grandi opere che vogliamo realizzare oggi, distruggendo tutto il tessuto socio-culturale e umano di un territorio. La seconda scelta significa promuovere un’economia alternativa, sostenendo tutti i piccoli e medi negozi che riescono ad occupare molta più gente a livello lavorativo e che sono il tessuto di relazioni sociali e umane dei nostri paesi, oppure organizzandosi e andare direttamente dai produttori per sostenere il loro lavoro e il loro impegno di produrre nel pieno rispetto dell’ambiente.
Vandana Shiva, scienziata, economista e ambientalista indiana, denunciava fortemente come il grande colosso della Coca-Cola si era appropriata dell’acqua di una regione dell’India prosciugando le falde acquifere della zona nel giro di soli due anni, costringendo migliaia di donne a fare centinaia di chilometri per andare a provvisionarsi di acqua. È bene prendere coscienza, che questa azione distruttrice della multinazionale viene sostenuta da chi fa uso dei suoi prodotti e non ha il coraggio di fare una scelta alternativa.
La seconda domanda da farsi è: di chi sono i prodotti che compriamo? Comprare prodotti di grandi imprese che sono responsabili dell’inquinamento dell’ambiente, non è la stessa cosa acquistare prodotti della filiera che ha una grande attenzione verso l’agricoltura naturale e biologica. La prima filiera di produzione è altamente distruttrice dell’ambiente perché fa uso di molti diserbanti, pesticidi e agro tossici; mentre la seconda è molto attenta al rispetto della natura e del territorio. La scelta della filiera etica di produzione è molto importante: per poter rispettare l’ambiente, pagare un prezzo giusto ai produttori e rispettare i diritti dei lavoratori, così come fa il commercio equo e solidale.
Come scrisse l’economista Leonardo Becchetti, noi cittadini come consumatori abbiamo il “voto nel portafoglio”. È vero, ogni volta che compriamo votiamo col nostro portafoglio. Questo è un potere enorme nelle mani dei cittadini. Lo sappiamo utilizzare? Ed è uno strumento quotidiano che ci pone davanti ad un bivio: continuare a sostenere l’attuale economia di profitto, nelle mani delle multinazionali (pensiamo al business mondiale del cibo che viene gestito da un pugno di transnazionali); oppure promuovere un’economia alternativa, quella etica, che mette al centro l’umanità e la terra, con una grande attenzione all’ambiente, offrendoci inoltre prodotti di qualità che ci fanno bene alla salute.
Qui sta l’azione quotidiana che ci permette di indebolire, minando dal basso, il potere dei grandi colossi economici che oggi vogliono usare il territorio veneto, cementificandolo enormemente e realizzando una lunga lista di grandi opere. Dobbiamo ricordare che dietro a questi grandi gruppi c’è la finanza speculativa, come pure, spesso, anche la corruzione.
Per far capire meglio questo potere del cittadino come consumatore, voglio ricordare che è stata sufficiente la riduzione dei consumi di appena 3 o 4% per mettere in ginocchio grandi multinazionali, come la Coca-Cola, dimostrandosi poi disponibili a discutere.  Recentemente,  l’azione di una percentuale non rilevante di cittadini del nostro territorio che hanno fatto la scelta di non andare a fare la spesa alla domenica nei grandi centri commerciali, per poter vivere la domenica delle 3 erre (relazioni, riposo e Risorto), ha contagiato la grande catena di supermercati Famila, del colosso Gdo,  facendo la scelta di non aprire più alla domenica, mossi dalla convenienza economica ma riscoprendo pure l’etica nel rispettare il diritto del riposo domenicale dei propri lavoratori e nel rispetto dell’ambiente.
Questa azione quotidiana, possibile a tutti, deve essere vissuta a tre livelli: personale mediante una spesa giusta, etica e solidale; comunitario nell’organizzarsi come cittadini, così come fanno i gruppi di acquisto solidale o i distretti di economia solidale; istituzionale con l’impegno politico  e di fare pressione alle istituzioni locali, regionali e nazionali, così come fanno i tanti comitati e presidi per la difesa del territorio.
Credo sempre più, che questo sia lo strumento potente, non violento e quotidiano che tutti possono e devono utilizzare per custodire il proprio territorio: il consumo responsabile e la finanza etica.

Adriano Sella
(missionario del Creato e coordinatore della Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita)
Tramonte (PD), 27/08/2013

Il Caso Berta Caceres (COPINH): il collasso dello stato di diritto in Honduras

L'ordine di custodia cautelare emesso contro Berta Caceres è l'ennesima dimostrazione che lo Stato di Diritto in Honduras e' al collasso. Stato di diritto che da decenni soffre enormi deficienze, ma che in seguito al Colpo di Stato del 2009, è stato ridotto in cenere dai gruppi impresariali militari e politici istigatori dell'assalto al potere legislativo e giudiziale.

La persecuzione nei confronti di Berta, Tomas e Aurelio non è altro che la persecuzione contro il popolo Lenca, i popoli indigeni e i movimenti sociali, eroici difensori dei beni comuni di cui l' elite di potere pretende appropriarsi per un proprio tornaconto economico. 

Attraverso una campagna mediatica orientata a mettere in cattiva luce la lotta del popolo Lenca, accompagnata dalla ostinazione degli operatori di giustizia al servizio del capitale nazionale e straniero, si vuole mettere a tacere la voce del popolo, senza rendersi conto che i Lenca di Rio Blanco stanno difendendo il loro fiume con un impegno sconosciuto a quella gente intrappolata nella schiavitù del sistema feudale imperante in Honduras.

Lo stato ha violato sistematicamente il diritto alla Consultazione e al Consenso, Preventivo, Libero e Informato (CPLI); ignorando Convenzioni e Dichiarazioni firmate e ratificate da quasi 20 anni. I consiglieri giuridici dell'Amministrazione Lobo, per ignoranza o per omissione predeterminata hanno snaturato il CPLI, minando lo "ius cogens" uno dei principi fondamentali del diritto imperativo che protegge gli interessi collettivi fondamentali.
Disgraziatamente i golpisti e i loro amici imbroglioni antepongono l'importanza del capitale agli interessi del popolo.

La morte dei fiumi attraverso la costruzione di dighe, senza tenere in conto le conseguenze del cambio climatico nel sistema delle precipitazioni pluviali, indica la mancanza di visione in relazione ai flussi ecologici e le gravi conseguenze che avrà l'intensificarsi del fenomeno del "niño" nei prossimi anni. Impresari e funzionari statali si trasformano in complici dell'uccisione della maggioranza dei fiumi, perché sono minacciati dal piccolo gruppo di famiglie che approfittano dei prestiti del Banco Centroamericano di Integrazione Economica (BCIE) e dei meccanismi dello Sviluppo Sostenibile (MDL) delle Nazioni Unite.

La campagna di mistificazione messa in piedi da DESA, società implicata nella persecuzione di Berta Caceres, è arrivata fino all'inverosimile, creando false pagine web nelle reti sociali a nome del COPINH, dove è stato anche caricato un video di youtube dove si mostra l'assassinio a bruciapelo di Tomas Garcìa compiuto da membri dell'esercito lo scorso 15 giugno. E' evidente la mentalità fascista degli impresari e dei loro sbirri, che in nessun momento nascondono la loro volontà di aggressione per ottenere il controllo sociale attraverso il terrore.
Insistere con l'incarceramento di Berta e la criminalizzazione del COPINH significa solo distruggere quello che rimane dello Stato di Diritto.

Sambo Creek, La CEIBA, Atlantida (Honduras) 26 Settembre 2013.
Organización Fraternal Negra Hondureña, OFRANEH

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escuchenos:
http://giss.tv:8000/guarajambala.mp3.m3u
web:  copinh.org
blog:  copinhonduras.blogspot.com
fb:     Copinh Intibucá
twitter: @COPINHHONDURAS

Larghe intese, larghi affari

Nell'inchiesta sulla Tav spuntano "amici" di D'Alema, Dell'Utri, Alfano e Finocchiaro. Uniti per spartirsi tutto
di Lirio Abbate,
L'Espresso, 27 settembre 2013 


Il Commissario Ingravallo ("Quer pasticciaccio brutto de via Merulana") «diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo». E questo intreccio romanissimo che tanto colpì Carlo Emilio Gadda sembra essere diventata adesso la formula dominante dei pasticciacci contemporanei. Negli ambienti giudiziari la chiamano «larga intesa degli affari» e accomuna, di fatto, esponenti politici di destra e di sinistra. Tutti insieme appassionatamente, in un gioco abilissimo e sotterraneo di nomi e prestanome: si palesano solo i volti di professionisti e tecnici, ma le loro ombre celano segretari di partito, ministri, presidenti di gruppi parlamentari, capi correnti, deputati e senatori. I pupari. E le marionette. Per muovere affari di milioni, velocizzare pratiche di appalti pubblici, approvare decreti per favorire imprese amiche, cambiare componenti di commissioni di vigilanza e authority. Di fatto, svuotare le istituzioni e piegare le regole democratiche in uno spoil system che genera un sistema viziato. In pubblico c'è lo scontro politico o la lite dei talk show; dietro le quinte invece c'è un magma rovente che fonde gli appetiti meno nobili. Una suburra in cui tutti si scambiano favori e dialogano per concretizzare interessi senza badare a casacche e stemmi di partito.

AMICO DI LORENZETTI E FINOCCHIARO
L'inchiesta giudiziaria di Firenze sui lavori della Tav in cui è stata arrestata Maria Rita Lorenzetti, esponente del Pd, presidente di Italferr ed ex governatore dell'Umbria, ha fatto emergere la larga intesa degli affari. Prima ancora che nascesse l'esecutivo di Enrico Letta, lungo l'Alta velocità andava già in scena una "grosse koalition" tessuta da personaggi che si presentano uomini di fiducia e consulenti di esponenti politici. Amici di Massimo D'Alema e Marcello Dell'Utri, Anna Finocchiaro e Angelino Alfano: pedine che garantivano il dialogo e le spartizioni tra ex fascisti ed ex comunisti.
Al centro di questo giro c'è un geologo siciliano del Pd, Walter Bellomo, arrestato dai carabinieri del Ros di Firenze: in passato ha fatto parte del Pci, e nel 1996 è stato segretario del Pds a Palermo. Come componente della commissione Valutazione impatto ambientale del ministero dell'Ambiente, fondamentale per varare qualunque opera, oggi ha la qualifica di pubblico ufficiale. Ma per gli inquirenti il suo ruolo era strategico: facilitatore di appalti. I pm scrivono che «ha tenuto una condotta assolutamente spregiudicata, svendendo la propria funzione non in maniera occasionale ma permanente, mettendosi a disposizione del gruppo criminale (di cui faceva parte anche Lorenzetti, ndr) condividendone gli obiettivi futuri».
Per gli esponenti del Pd, fra cui l'ex governatrice umbra, quelle di Bellomo sono azioni «meritevoli di riconoscimenti» e per questo viene presentato alla senatrice Anna Finocchiaro con la quale avvia un dialogo spesso mediato dal di lei consigliere politico Paolo Quinto. L'ex capogruppo del Pd al Senato negli ultimi due anni si è mossa spesso per favorire Bellomo: intercedendo con l'allora ministro Corrado Clini perché lo riconfermasse nella commissione Via, o tentando anche un pressing sul governatore siciliano appena eletto, Rosario Crocetta, suggerendolo come assessore.

"COMPARE" DI ANGELINO ALFANO
Dalle carte degli inquirenti emergono dettagli interessanti. Si comprende che Bellomo ha mire politiche e pensa, in base alle promesse e ai complimenti che riceve dall'ambiente del Pd, di poter aspirare a un'importante carica istituzionale. Dopo le ultime elezioni ne parla con l'ingegner Mauro Patti, altro componente della commissione Via, amico e testimone di nozze del ministro dell'Interno Angelino Alfano. Bellomo e Patti, come annotano gli inquirenti, «sembra che abbiano affari in comune relativi a coinvolgimenti in progetti oggetto di valutazione della stessa Via di cui fanno parte». Il Ros intercetta la loro conversazione: è dicembre 2012 e i due prima scherzano sull'esito delle primarie del Pd e poi Mauro Patti si sbilancia, ritiene molto probabile che Bellomo possa essere chiamato a ricoprire l'incarico di sottosegretario: «È capace che tu vai a fare il sottosegretario , compà! all'Ambiente». Bellomo si compiace e non esclude l'ipotesi: «Tutte le porte sono aperte, diciamo che la Finocchiaro è questo che vorrebbe che io facessi… però non è che lei ha solo me, c'è tutta una squadra da mettere in campo». Alla fine viene escluso.

L'amico di Finocchiaro e il compare di Alfano puntano la loro conversazione sugli affari e passano a parlare della progettazione affidata allo studio King e Roselli di Roma, per la realizzazione di un villaggio turistico Club Med su un'area di 160 mila metri quadrati a Cefalù. Bellomo e Patti, come emerge dalle intercettazioni, hanno rapporti «molto stretti e cordiali» anche se arrivano da due aree politiche diverse: i due professionisti siciliani nel periodo in cui Alfano è stato ministro della Giustizia hanno ricevuto incarichi dall'ufficio del commissario delegato sul piano carceri. Patti è nominato per svolgere l'attività di soggetto attuatore tecnico, per un compenso lordo annuo di centomila euro; Bellomo è stato scelto per gli studi geologici del nuovo padiglione della casa Circondariale di Siracusa, per un compenso complessivo di quasi 19 mila euro.

GIANNI LETTA FOREVER
L'esponente del Pd Lorenzetti, intercettata, rivela incosapevolmente che durante il governo Monti alcune nomine istituzionali venivano decise ancora da Gianni Letta, l'ex sottosegretario di Berlusconi. Ne parla con il consigliere politico della senatrice Finocchiaro il quale non appare scandalizzato. I due trattano la questione della nomina dei componenti dell'Authority sui trasporti che non riesce a passare al Consiglio dei ministri. Lorenzetti si è auto-candidata e afferma al telefono di aver saputo da Enrico Letta che la situazione di stallo si è creata in quanto lo zio Gianni «non recede per quanto riguarda la candidatura di De Lise». L'ex sottosegretario appoggiava l'allora presidente del Consiglio di Stato Pasquale de Lise. Lorenzetti dice al consigliere della Finocchiaro: «Secondo me devono acchiappare qualcuno del Pdl. Se la linea è quella che diceva Anna (Finocchiaro ndr) che Letta le ha detto, bisogna che chiappino questi del Pdl, ma in particolare Gianni Letta. Me lo diceva ieri durante una telefonata imbarazzata Enrico Letta. Da parte sua ovviamente l'imbarazzo, che suo zio, Gianni Letta, non vuole sentire ragioni a mollare De Lise».

TRA L'AMICO DI D'ALEMA E DELL'UTRI
Walter Bellomo lo scorso gennaio è intenzionato a giocarsi tutto pur di trovare un posto in lista per le elezioni nazionali. In Sicilia il Pd ha eliminato dalle candidature per una questione etica Wladimiro Crisafulli - che Bellomo conosce bene e al quale aveva inviato diversi sms nei mesi precedenti quando voleva andare a fare l'assessore di Crocetta - e Antonio Papania. Il geologo pensa che con tutti i favori politici che ha fatto è la volta buona per approdare in Parlamento, e per questo sceglie una strada diversa. Punta su un referente nuovo che prima non era emerso e con il quale sembra avere un rapporto attraverso un collega della commissione del ministero dell'Ambiente, Giuseppe Chiriatti. L'uomo da contattare è Roberto De Santis, un imprenditore considerato molto vicino a Massimo D'Alema. Chiriatti assicura il suo interessamento per procurare il contatto con De Santis: «Faccio io».

Dopo un paio di ore è tutto fatto. L'amico di D'Alema è disponibile a incontrare Bellomo. Gli inquirenti sottolineano che dalle intercettazioni «emerge l'esistenza tra i due di un rapporto di confidenzialità se non di amicizia». De Santis non è un politico, ma avrebbe potuto introdurre Bellomo a D'Alema. E a proposito di grandi alleanze, occorre ricordare che nel consiglio di amministrazione della società svizzera Avelar che commercializza metano Roberto De Santis sedeva accanto a Massimo De Caro, che le cronache giudiziarie indicano molto vicino a Marcello Dell'Utri.

COME I NAZI-MAOISTI
Per costringere Sergio Santoro a lasciare la poltrona di presidente dell'Authority sugli appalti perché considerato finiano, politici di destra e sinistra stringono un accordo. Lo fanno lo scorso novembre a Roma. Il Ros intercetta la Lorenzetti, con due componenti dell'autorità di vigilanza Piero Calandra, vicino al Pd, e Alessandro Coletta, area di destra. L'occasione è l'incontro per festeggiare la nomina di Lorenza Ponzone a direttore dell'Authority ed è qui che Calandra segnala alla Lorenzetti la sua "aspirazione" a diventare presidente, pianificando l'attività «per indurre l'attuale presidente Santoro a lasciare l'incarico ovvero a "smammare"». Il piano viene messo in pratica coinvolgendo i consiglieri del Pd e gli "storaciani" che fanno capo a Storace. Calandra dice: «Con lo storaciano abbiamo commissariato il presidente, noi due estremi. Eh, be', come i nazi-maoisti, ti ricordi, praticamente cerchiamo di fare il grosso del lavoro noi insomma, lo storaciano è quello che si è candidato a succedere a marzo 2014, quindi gradisce moltissimo con me stare in coppia».

NO, I TAGLI NON LI VOGLIAMO
Lorenzetti & C. vanno in fibrillazione nel luglio 2012 perché si ventila il taglio dei posti dei cda nelle società parastatali. È una persona molto vicina a Renato Schifani (all'epoca presidente del Senato) ad avvertire la presidente di Italferr della manovra del governo. Lorenzetti sembra nel panico e chiama subito il consigliere politico della senatrice Finocchiaro al quale espone "il pericolo" a cui vanno incontro: il taglio di manager nella pubblica amministrazione. Il consigliere della Finocchiaro tenta di consolare Lorenzetti: «Ho parlato con Anna e ho due novità: uno che si interesserà personalmente con Schifani per sapere se questa cosa è vera però lei non ne sa nulla. Sicuramente nel partito non c'è stata nessuna discussione e quindi non è una linea del partito. È una linea del governo Monti, di Bondi, il superconsulente di taglio delle spese degli enti pubblici. Il partito non ha fatto assolutamente nulla. Assolutamente non è niente di certo».