giovedì 24 novembre 2011

Le battaglie per l’acqua dopo il voto referendario

** Quale relazione fra crisi, politiche europee del patto di stabilità e beni comuni **
di Marco Bersani, il Granello di Sabbia

C’entra la battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua con la crisi e con le politiche monetariste della Banca Centrale Europea?
Moltissimo e per diversi motivi.
Il primo dei quali ha a che fare con la risposta che Governo e poteri forti hanno dato alla vittoria referendaria dello scorso giugno. Consapevoli di aver perso il consenso sociale, preoccupati dell’evidente erosione della catena culturale che per più di due decenni ha legato le persone all’idea del pensiero unico del mercato, Governo e poteri forti hanno rilanciato una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, giustificandola con le risposte da dover dare all’Unione Europea in merito alla riduzione del debito pubblico. La stessa Unione Europea, nell’ormai famosa lettera-diktat, con la quale chiede addirittura modifiche della
Costituzione al nostro Paese, rilancia le politiche liberiste proprio nel senso della svendita del patrimonio pubblico e della messa sul mercato di tutti i beni comuni.
L’operazione ideologica, che sottende a questo perseverare in politiche che sono state la causa stessa della crisi globale, è quella che tenta di far credere, come se fossimo nell’antica Grecia, che esistano nuove divinità impalpabili e inconoscibili - i cosiddetti mercati - che tuttavia provano emozioni: possono dare e togliere fiducia, divenire euforici o collerici, turbarsi. E che alle popolazioni non resti altro che fare continui sacrifici in loro onore, sperando di ingraziarli per suscitare la loro benevolenza o per mitigarne la collera.
Di conseguenza, il voto della maggioranza assoluta del popolo italiano a favore dell’uscita dell’acqua dal mercato e dei profitti dall’acqua non può essere considerato perché cause di forza maggiore, ed indipendenti dalle volontà umane, impongono altre strade e direzioni.

Il secondo motivo sta proprio nella radicalità della battaglia del movimento per l’acqua.
Avendo scelto, con la legge d’iniziativa popolare e con la battaglia referendaria, l’obiettivo strategico di non limitarsi a contrastare le privatizzazioni selvagge cercando di ottenere una riduzione del danno, bensì di disegnare uno scenario di fuoriuscita totale dei beni comuni dalle gestioni attraverso SpA, il movimento per
l’acqua apre nuovi scenari che parlano di nuovo ruolo della fiscalità generale, di necessità di una nuova finanza pubblica, di ridisegno radicale degli enti locali di prossimità, di cultura della democrazia come partecipazione.
Tutti obiettivi che cozzano inevitabilmente con la costruzione di un’Unione Europea che, lungi dall’essere stata pensata come entità politica e culturale, è stata forgiata come spazio monetario con un unico scopo: il consolidamento dei dogmi liberisti, attraverso le politiche della Banca Centrale Europa, finalizzate esclusivamente alla stabilità dei prezzi, all’equilibrio di bilancio e allo stimolo della concorrenza e sottratte, attraverso la totale “indipendenza” dai Governi, a qualsivoglia controllo democratico dei cittadini.
La battaglia per la riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni contrata inevitabilmente con il patto di stabilità esterno ed interno, perché è esattamente attraverso questo strumento che si impedisce agli Stati di poter esercitare un ruolo pubblico nell’economia e si costringono gli enti locali al drastico restringimento delle loro funzioni, fino al loro smantellamento definitivo.
Significativa a questo proposito la norma contenuta nell’art. 4 della manovra finanziaria estiva che,  nell’obbligare –nonostante il voto referendario- i Comuni a vendere tutti i servizi pubblici locali, prevede che i ricavi di tali vendite possano essere introitati dai Comuni stessi e spesi per opere che non verranno conteggiate nel patto di stabilità interno (come dire, se vuoi asfaltare una strada o costruire un asilo devi vendere l’acqua o il trasporto pubblico).
Nell’attuale contesto di crisi, ciò che sta succedendo è il trasferimento di un debito del sistema bancario e finanziario agli Stati e da questi ultimi ai cittadini; ovvero, si salvano le banche socializzandone gli oneri e poi si interviene per evitare il default degli Stati con misure di macelleria sociale che mandano in default i
cittadini. Si tratta di una gigantesca trasposizione dal welfare, che aveva caratterizzato, seppur in forme differenti tra loro, tutti i paesi dell’Unione Europea della seconda parte del ‘900, come compromesso sociale tra il capitale e il lavoro, verso un sistema di bankfare, all’interno del quale il ruolo del pubblico diviene
esclusivamente quello di sostenere, a spese dei cittadini, il sistema bancario e finanziario internazionale, causa prima della crisi in atto.
Il risultato è un circolo vizioso grazie al quale il debito degli Stati è notevolmente aumentato proprio grazie al fatto che i governi hanno deciso di accollarsi le perdite del capitale finanziario. 
Ma l’idea di invertire la rotta non sfiora neppur lontanamente i poteri forti politico-economici, tant’è che la linea di “rigore” è stata recentemente rafforzata con alcune misure a livello comunitario, in primis attraverso le sei proposte legislative per il rafforzamento del patto di stabilità, così riassumibili: ulteriore controllo della spesa pubblica, ulteriori restrizioni nei parametri relativi a debito e deficit, obbligo di deposito cauzionale
a garanzia del rispetto delle raccomandazioni, nuove regole di redazione dei bilanci, set di indicatori economici per valutare gli squilibri, ammende in caso di mancato rispetto.
Sono tutte norme conseguenti al nuovo “Patto per l’Euro”, approvato dal Consiglio Europeo il 24-25 marzo 2011 e che prevede obiettivi comuni per tutti i governi, a partire dalla “sostenibilità” della finanza pubblica, con l’ unico scopo di riaffermare il primato dell’impresa e del mercato sui beni comuni, i diritti sociali e del lavoro.  

Che fare, dentro questo quadro?
E’ evidente che per il movimento per l’acqua, dopo la straordinaria vittoria referendaria, si aprono nuovi scenari di lotta. La realizzazione dei risultati referendari, con la ripubblicizzazione di tutte le gestioni dei servizi idrici e la loro gestione partecipativa e senza profitti è senz’altro il primo compito. Da questo punto di vista la mobilitazione per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare da una parte e il lancio della campagna
di “Obbedienza civile” per l’autorganizzazione della riduzione delle tariffe in obbedienza al voto del popolo italiano, sono gli obiettivi immediati. Ma possono essere portati a vero compimento solo se collocati in una mobilitazione più ampia che prenda di petto le politiche monetariste dell’UE e liberi un nuovo ruolo del pubblico nella finanza e nell’economia.

Un primo obiettivo non può che riguardare il debito. Un debito che va studiato ed esaminato attraverso la creazione di auditorie popolari che facciano l’anamnesi dello stesso, ne identifichino le responsabilità e ne propongano la drastica riduzione/ristrutturazione sino al suo non pagamento.

Un secondo obiettivo riguarda il controllo dei capitali finanziari, a partire dall’approvazione della FTT, ovvero la tassa su tutte le transazioni finanziarie, sino alla costruzione di condivise politiche fiscali europee.

Un terzo obiettivo deve diventare l’apertura di un fronte per il superamento del patto di stabilità, cominciando a sottrarre allo stesso tutta la spesa rivolta all’accesso ai beni comuni naturali e sociali e all’erogazione e qualità dei servizi pubblici locali.

Infine, la riapertura di uno spazio nuova di finanza pubblica che preveda la risocializzazione del sistema bancario, a partire dalla ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, il cui capitale pubblico è immenso, ma tutto orientato alla valorizzazione finanziaria e all’investimento in dannose grandi opere.

Con la vittoria referendaria il movimento per l’acqua ha inserito un fortissimo granello di sabbia negli ingranaggi dell’economia liberista, ora si tratta di costruire percorsi, alleanze e intrecci a livello nazionale ed europeo per arrivare tutte e tutti assieme a ingripparne definitivamente il motore. Aprendo un futuro migliore per tutte e tutti.

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giovedì 27 ottobre 2011

Acqua, Napoli ABC


L'APPROVAZIONE DELLA DELIBERA IN CONSIGLIO COMUNALE A NAPOLI

Addio Arin, ora c'è «Acqua bene comune»

Ufficializzata la trasformazione in azienda speciale
di diritto pubblico. Napoli prima a recepire referendum

NAPOLI - Il Consiglio comunale di Napoli ha approvato la delibera che modifica la società Arin spa per la gestione dell'acqua in un'azienda speciale a carattere totalmente pubblico chiamata Acqua Bene Comune Napoli. Si tratta del progetto di trasformazione della ragione sociale dell'Arin auspicato e caldeggiato a lungo negli ultimi anni da tutti i movimenti civici sull'acqua pubblica. Oggi si è concretizzato. Non a caso in aula oggi erano presenti, oltre all'assessore Alberto Lucarelli delegato ai beni comuni, anche alcuni esponenti delle associazioni di cui sopra, come padre Alex Zanotelli, da sempre attivissimo su questo fronte (nelle foto).
Il Comune di Napoli è il primo a rendere concreta la scelta referendaria di giugno (no ai privati nella gestione del ciclo delle acque).
«GRANDE VALENZA POLITICA» - Soddisfatto il sindaco Luigi de Magistris: «Ringrazio innanzitutto chi per primo ha voluto questo e ha ottenuto questo: il movimento per l’acqua pubblica - scrive su Facebook- Qualche mese fa, quando ancora non ero sindaco, firmai quel referendum perché ne comprendevo la valenza anche politica. Ed infondo stiamo andando anche oltre le intenzioni del movimento per l’acqua pubblica perchè ci stiamo occupando di beni comuni e democrazia partecipativa. L'assessorato ad hoc che abbiamo istituito, solo apparentemente può sembrare non avere diretta incidenza politica, perché privo di “portafogli”, ma invece è l'assessorato con maggiore valenza politica della storia di questa amministrazione comunale».
IL FORUM ITALIANO: ALTRE CITTA' SEGUANO ESEMPIO - Il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua e il comitato acqua pubblica Napoli esultano. «Si tratta delle prima effettiva attuazione del voto referendario, e della volontà di 27 milioni di cittadini, in una grande città: a Napoli l'acqua torna pubblica. Si compie il primo, storico, passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro paese. Ci aspettiamo adesso che tutte le altre città seguano l'esempio napoletano».

RobinTax Campaign

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Luca

lunedì 24 ottobre 2011

Ciao Enzo, RIP

E’ morto don Enzo Mazzi
Il prete 'contro' che aprì il '68

pubblicata da Informare ControInformando News, FIRENZE, 23 OTTOBRE 2011


E' stato un simbolo, ma avrebbe voluto che la sua morte avvenisse lontano dai riflettori. A sapere che era morto Don Enzo Mazzi, il primo prete che aveva platealmente 'rotto' con le gerarchie ecclesiastiche – o viceversa – sono state solo le persone a lui più vicine. Poi in serata la notizia ha 'bucato' anche quella rete di affettuosa riservatezza.
Per qualcuno era un ''prete contro'', ma ascoltando i membri della Comunità dell'Isolotto non c'è stata altra persona oltre a lui che sia stata così ''per'', e non ''contro''. Soprattutto ''per'' loro e, più in generale, ''per'' gli ultimi.
Don Enzo Mazzi era Enzo e basta, anche prima che quel titolo ecclesiale non gli spettasse più; un rapporto franco e diretto con i parrocchiani, l'attenzione a quell'attualità della fine anni Sessanta fatta di tante contraddizioni anche nella fede, l'impegno quotidiano in uno dei quartieri popolari e periferici di Firenze. Lo stesso impegno che ha mantenuto fino a quando, ormai molto malato le forze glielo hanno consentito.
Ormai da diverso tempo non si svolgono le ''assemblee eucaristiche', come le chiamava lui, in piazza, con i fedeli della Comunità fondata dopo la rimozione da parroco nel 1968 dal cardinale Ermenegildo Florit: spesso sotto il sole o, quando pioveva, sotto le tettoie del mercato del quartiere. Il braccio di ferro con le gerarchie ecclesiastiche cominciò con la lettera di solidarietà agli occupanti del Duomo di Parma. Florit chiese di ritirare quella lettera ma di fronte non si trovo il diniego del riottoso parroco dell'Isolotto, bensi' centinaia di fedeli.
Così il 4 dicembre 1968, tre giorni prima della clamorosa protesta degli studenti davanti alla Scala di Milano e poche settimane prima di una analoga, ma sanguinosa manifestazione davanti alla Bussola di Viareggio, arrivò la rimozione da parroco.
Si susseguirono le manifestazioni di protesta e anche ''sfide'' plateali. Una la ricordava lo stesso Mazzi: ''Quando venne un incaricato del vescovo a chiedermi le chiavi della chiesa dell'Isolotto si trovò davanti a centinaia di persone che tirarono fuori dalle tasche le chiavi delle loro case dicendo 'eccole, sono queste le chiavi della chiesa'. Fu un concerto di chiavi – raccontava Don Mazzi – un concerto meraviglioso''.
''Poi mandarono un povero prete a sostituirmi, un kamikaze – raccontava ancora – che denunciò alcuni fedeli dicendo che gli avevano impedito di celebrare la Messa. Furono allora altre centinaia di persone che si autodenunciarono dicendo: allora lo abbiamo fatto anche noi''.
Da quei momenti ''caldi'' e attraverso i decenni Don Mazzi ha comunque proseguito il suo lavoro pastorale nel mondo delle comunità di base, a partire da quella che si era costituita attorno a lui. I suoi interventi si sono susseguiti anche negli ultimi anni su temi delicati come quello del fine-vita, continuando a segnare e ad animare la discussione tra cattolici e non.
E che il segno sia comunque rimasto lo testimoniano i messaggi ed i commenti di personalità molto diverse tra loro, dal sindaco Matteo Renzi che ne ricorda l'impegno speso per la sua gente fino all'ultimo, all'arcivescovo emerito Silvano Piovanelli che invita alla preghiera e a non giudicare, fino a Don Alessandro Santoro, un altro prete di frontiera considerato in parte un suo 'erede', che ricorda come Mazzi amasse ''il vero Gesu'''.
Domani l'ultimo saluto di preghiera della ''sua'' comunità, quella che tintinnava le chiavi per fargli sentire che era dalla sua parte.

domenica 23 ottobre 2011

GTT, AMIAT, TRM, SAGAT

Ricevo e condivido
Luca


Privatizzazione servizi pubblici locali

Gentili cittadine/i,
scrivo a titolo personale in quanto promotrice, circa un anno fa, dell'appello, al quale avevate aderito, contro la privatizzazione di GTT come servizio essenziale.
Il Comitato informale che allora si era creato attualmente non è più attivo, ma ritengo comunque mio dovere informare che il 7 ottobre scorso la Giunta comunale di Torino ha approvato la delibera (in allegato) nella quale si avvia la privatizzazione di GTT (attualmente il servizio di trasporto pubblico è affidato con gara alla stessa GTT che opera dunque come un privato), AMIAT (attualmente a gestione diretta), TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani, cioè l'inceneritore del Gerbido) e SAGAT (Società di gestione dell'Aeroporto di Caselle), di cui il Comune detiene il 38%.

L'operazione prevede la completa cessione delle quote possedute dal Comune alla Finanziaria Comune di Torino (FCT) che provvederà in seguito alla vendita dal 40% al 49% delle azioni.
FCT sarà trasformata in Holding e scissa in tre società: una Holding (HCT) che si occuperà delle operazioni societarie di AMIAT, TRM e GTT; una società immobiliare per la gestione delle dismissioni immobiliari del Comune; una teza società per gestire le partecipazioni diverse da quelle citate.

FCT è anche autorizzata a vendere le azioni in suo possesso di IREN (circa l'11% del totale delle partecipazioni del gruppo).

La delibera ottempera alla cosiddetta Manovra di Ferragosto, che fissa nuovamente scadenze per la dismissione delle partecipazioni degli enti locali nelle società esercenti servizi pubblici di rilevanza economica diversi dal servizio idrico.

Dato che sia la Manovra (contro la quale vi è attualmente un ricorso in Corte Costituzionale della Regione Puglia) sia la delibera di Torino contravvengono palesemente ai risultati del referendum di giugno, che riguardava tutti i servizi pubblici e non solo il servizio idrico, il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua si sta mobilitando, mentre il Comitato Acqua Pubblica di Torino sta diffondendo un volantino informativo e ha inviato alle/i consigliere/i comunali la lettera in allegato.

Tra le moltissime osservazioni possibili su questa delibera, tengo a osservare che si tratta di una precisa scelta politica della maggioranza che governa il Comune, in piena continuità con la Giunta precedente e in zelante coerenza con le scelte governative senza alcuno spazio per la tutela dei beni comuni. Inoltre il linguaggio e la logica della delibera rivelano una piena sintonia con i metodi e le pratiche di quel sistema finanziario che sta mettendo in ginocchio il mondo intero e che non vorremmo veder imitato da chi governa la nostra città.

La discussione nella Commissione comunale competente avrà luogo venerdì 21 ottobre alle 11.30. Successivamente, se non verrà rinviata, sarà portata alla approvazione del Consiglio Comunale.

Lunedì 24 ottobre dalle 15 alle 18 è previsto un presidio davanti al Comune di Torino indetto da diversi soggetti politici e di movimento, al fine di dare risonanza alla spoliazione delle/i cittadine/i torinesi dei servizi pubblici essenziali a favore di una logica di mercato e di profitto. Non appena sarà pronto, invierò il volantino con la convocazione.

L'intera operazione sta infatti passando sotto silenzio con buona pace di quella partecipazione di cui tanto abbiamo sentito parlare in campagna elettorale.

Pertanto invito coloro che ancora oggi ritengono le privatizzazioni e la finanziarizzazione delle municipalità un danno ai diritti di cittadinanza e ai beni comuni a partecipare al presidio e a diffondere questa mail.

Concludo informando che il sito NonPriviatizziamoGTT sul quale sono pubblicati vari documenti e il testo dell'appello con le firme, era stato oscurato per motivi misteriosi e pertanto ne avevo creato un altro con indirizzo http://www.nonprivatizziamogtt.org/ (più bello). Attualmente il primo sito è misteriosamente ricomparso e i siti con l'appello ora sono due. L'elenco delle/gli aderenti è leggermente diverso perchè avevo dovuto ricostruire l'elenco.

Un caro saluto
Terry Silvestrini