lunedì 7 gennaio 2013

Venerandi vs Venerabili...


Licio Gelli archivia Berlusconi e fa la sua previsione: “A settembre di nuovo alle urne”

licio gelli e1357208438425 Licio Gelli archivia Berlusconi e fa la sua previsione: A settembre di nuovo alle urne“Berlusconi è venuto meno rispetto a quei principi che noi pensavamo lui avesse. E ricordi che l’ho avuto per sette anni nella loggia, quindi credo di conoscerlo. L’ho anche aiutato, quando ho potuto”. Così Licio Gelli, un anno fa, commentava l’Italia di Silvio Berlusconi e le sue vicende giudiziarie. “Ma pensi anche questo puttanaio delle ultime settimane. Sia chiaro, è vero che può fare ciò che gli pare e piace, come e quanto vuole, ma bisogna anche avere la capacità di ‘saperlo fare’, e poi esiste pur sempre un limite. Invece lui continua. Ha prima disfatto la famiglia, ora sta disfacendo l’Italia. Ma nessuno gli dice nulla. Ha commesso un reato? Se è vero ciò che gli viene attribuito (e credo che almeno in parte sia vero), allora sì: non avrebbe dovuto farlo, o, quantomeno, avrebbe dovuto utilizzare sistemi più riservati”.
Adesso Berlusconi è tornato – occupa radio, televisioni e giornali – ma il Venerabile, fondatore della loggia massonica P2, pare non curarsene troppo. Quell’interlocutore di cui un anno fa parlava usando la prima persona plurale, manca. Anzi, non viene nemmeno citato. Il governo prossimo venturo appare a Gelli come un insieme indefinito di movimenti e partiti, per lo più ingestibili. “Dal mio studio – ha dichiarato ieri – vedo il cielo molto buio. È scuro. Molto. Anche se ci sono i monti. Oltre i monti, però, bisogna vedere quello che ci sarà….”. Una lettura, in realtà, nemmeno troppo imprevista, data la giungla di candidati premier – o presunti tali – di discese e salite in campo poi smentite, di grillini, di Bersani e berluschini. Il difficile sarà far reggere il sistema, a partire dal minuto successivo alla chiusura delle urne. Per tacer di Gelli e del suo studio...

domenica 23 dicembre 2012

UN NATALE ‘ARMATO’ (Alex Zanotelli)

Il 10 dicembre eravamo a Roma davanti al Parlamento per protestare contro la Riforma delle Forze Armate voluta dal Ministro della Difesa, l’ammiraglio Di Paola. I rappresentanti dei movimenti per la pace erano stretti attorno a una gigantesca bandiera della pace che occupava la larghezza dell’anti-piazza davanti al Parlamento. Eravamo lì per chiedere ai Parlamentari di non votare la Riforma delle Forze Armate. Tutto inutile! Quel pomeriggio il Parlamento ha definitivamente approvato il disegno di legge delega. La Destra ha votato compatta a favore, nonostante avesse appena sfiduciato il governo. Il PD, nonostante alcune voci contrarie, ha pure votato a favore. Unico partito contrario:IDV. Un amaro regalo di Natale questo che il governo Monti ci lascia prima di dimettersi. Un regalo alla casta dei militari, alla lobby dei mercanti di morte. La riforma infatti ci costerà nei prossimi dieci anni, l’astonomica cifra di 230 miliardi di euro!
 La Legge  autorizza le Forze Armate a riorganizzarsi in proprio in dodici mesi con una delega, per ora in bianco. Inoltre questa Legge prevede un taglio di 43 mila addetti sia militari come civili nei prossimi dieci anni.
 La cosa però che sorprende è che i soldi risparmiati rimangono al Ministero della Difesa per l‘ammodernamento ‘ dell’esercito. Mentre per la Spending Rewiew  di Monti, i soldi risparmiati avrebbero dovuto rientrare nel Bilancio dello Stato. Ed invece saranno usati per comperare i nuovi sistemi d’arma.
In poche parole il Ministro della Difesa avrà un miliardo di euro in più all’anno da spendere in nuove armi! Inoltre la nuova legge prevede che gli enti locali dovranno rimborsare il Ministero della Difesa per gli interventi di soccorso e prima emergenza come terremoti e alluvioni.
Tutto questo avviene mentre la crisi economica lascia senza lavoro centinaia di migliaia di lavoratori e non ci sono soldi per il welfare, per la sanità, per la scuola , per il terzo settore.
Assistiamo attoniti al tradimento del governo Monti e dei partiti.
E mentre è passata in tutta fretta la Riforma della Difesa (se ne parlava da vent’anni!), non si è fatto nulla per la Riforma della Cooperazione, che è l’altra faccia della medaglia! E questo nonostante che ci sia un ministro cattolico, A. Riccardi, alla Cooperazione Internazionale.(E’ da vent’anni che girano in Parlamento proposte di riforma della Cooperazione internazionale che è ormai ridotta ai minimi termini!). Nel 2000 l’Italia aveva promesso all’ONU che avrebbe versato lo 0,7% del suo PIL per sconfiggere la povertà. L’Italia , all’ultimo posto nella graduatoria, ha disonorato in questi dodici anni gli impegni presi arrivando allo 0,2% del PIL mentre spende il 2% del PIL in armi.
Siamo giunti così alla follia di spendere, lo scorso anno ,26 miliardi di euro (dati SIPRI) a cui bisogna aggiungere 15 miliardi di euro per gli F-35. Si tratta di 41 miliardi di euro: una vera e propria manovra! Nessun taglio alle armi, anzi la Difesa avrà un miliardo in più da spendere nell’acquisto di sofisticati strumenti di morte. Mentre  il governo Monti ha tagliato fondi alla scuola, alla sanità, al terzo settore.
Mi amareggia il silenzio della Conferenza Episcopale Italiana. Altro che ‘pace in terra agli uomini di buona volontà’ che è il cuore del messaggio natalizio.
Il nostro paese sceglie ancora una volta la via della morte invece della vita.
E’ un Natale amaro, un Natale ‘armato’.


Alex Zanotelli
Attac Italia, Domenica 23 dicembre 2012

Auguri da Rifiutizero

Ecco le parole che Silvia ci ha concesso volentieri di inoltrare a tutti...

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Buongiorno!
Scrivo questa Mail x augurare a tutti voi i miei più sinceri e calorosi auguri di BUON NATALE!
Che sia un Natale di gioia e di pace x tutti quelli che collaborano alla causa del coordinamento rifiuti zero. Oggi ho partecipato alla S.U.S.A. (Sentiero umano di solidarietà ambientale e artistica) è stato bello trovare anche una bandiera "rifiutizero". Queste iniziative servono anche a "ricaricarsi" un po' a vedere che le persone di Buona volontà sensibili al rispetto e all'amore x l'Ambiente ci sono e che
non sei solo. In questi mesi riflettendo sul problema inceneritore e inquinamento generale ho capito che per smuovere qualcosa deve esserci anche un "risveglio delle coscienze". L'attenzione verso problemi di tutela ambientale vengono accolti solo da persone con una certa "sensibilita" ambientale ma secondo me anche "MORALE"...
Molte persone accettano la scelta inceneritore perchè scelgono "la strada breve", "la strada comoda"... Si fa un fuocherello e il problema e risolto... e possiamo continuare a produrre e a consumare in maniera compulsiva... Se per il tuo egoismo non guardi le conseguenze delle tue azioni, se non rispetti l'aria che respiri, l'acqua che bevi e la Terra su cui vivi non sei neanche capace di rispettare un'animale, un bambino, un parente, un collega, un vicino di casa. Il rispetto è totale a tutti i livelli se non hai rispetto di un debole e un indifeso non hai rispetto di neppure di un'emozione o dell'aria che respiri. Se solo il "possedere" e non "l'essere" ti da gioia allora è normale che ti va tutto bene e dell'inceneritore non te ne frega niente, che facciano cosa vogliono, basta avere abbastanza soldi da spendere al supermercato!
Tutti gli abitandi di Torino, Grugliasco, Collegno, Rivoli, Orbassano, Beinasco, ecc, ecc che in questo momento non si muovono che stanno zitti stanno facendo anche stare zitta la loro coscienza!
Si auto-convincono e si rassicurano e in cuor loro dicono: ma si metteranno dei filtri, ma si sapranno cosa fanno! Ma sì, tanto se non è una cosa è l'altra che inquina, ma sì il mondo va così.E chiudono gli occhi e guardano altrove. E la colpa è sempre di qualcun altro, di "quel gualcuno" generico "di quel
politico", "di quel tale" che fa sempre qualcosa.
Secondo me GLI ALTRI SIAMO NOI!. Io sono una semplice mamma nel mio piccolo ho fatto, sto facendo e continuerò a fare tutto quello posso per impedire che l'ambiente in cui viviamo venga violentato e intossicato. Penso che violentare e torturare un essere umano o un animale oppure inquinare e intossicare l'aria e la terra siano esattamente la stessa cosa. Sono credente per cui prego Gesù Bambino che venga a smuovere le coscienze! Ad aprire gli occhi a renderci meno attaccati alle nostre paure alle nostre debolezze al nostro egoismo! E che noi possiamo essere validi strumenti, nelle sue mani, x scuotere queste coscienze!! Seminare gentilezza, tolleranza, allegria, speranza ma anche affermare con fermezza le proprie convinzioni sono il modo che abbiamo per innescare un circolo virtuoso di cose buone, di fiducia, di ottimismo e di voglia di credere. Iniziare un cambiamento significa per prima cosa cambiare noi stessi, per credere nei sogni dobbiamo credere in noi stessi. Quello che facciamo è una goccia ma come dice Madre Teresa di Calcutta "Se quella goccia non ci fosse al mare mancherebbe". Anche questa mia mail è una "goccia" che vi scrivo con tutto il cuore Buon Santo Natale a tutti voi!

Silvia Magnetti

martedì 11 dicembre 2012

Laicità, movimenti e contro movimenti

Parte un’offensiva contro la laicità, un vero e proprio “contro-movimento” che importa il modello del “tea party” Usa e attacca, alla vigilia delle elezioni, i diritti civili.
di Donatella Della Porta (sbilanciamoci.info)

Il Discorso alla Città pronunciato dal cardinale Angelo Scola nella Basilica di Sant’Ambrogio, alla vigilia della festa del santo patrono di Milano, è stato accolto nella sfera pubblica con non poco stupore per quello che molti commentatori hanno definito come inusitata durezza. Molteplici, e non mutualmente escludenti, sono state le interpretazioni della apparente svolta.

Una spiegazione locale, se non nazionale, è legata al contingente avvicinarsi delle elezioni sia regionali che politiche. In un momento di debolezza della destra partitica, il discorso di Scola sembra mirare a una polarizzazione, e quindi a un potenziale allineamento elettorale del cattolicesimo più integralista. Nella particolare situazione della Lombardia, con il presidente del governo regionale, il ciellino Roberto Formigoni, dimissionario perché coinvolto in una serie di scandali e indagato per corruzione, l’intervento del cardinale Scola – di cui viene spesso menzionato il passato ciellino – è stato anche letto come un assist a Comunione e Liberazione, in un momento di indubbia crisi spirituale e politica di quella organizzazione.

C’è comunque anche una lettura meno contingente, proposta tra l’altro da Massimo Faggioli, docente di storia del cristianesimo all’Università di St. Thomas (Usa). In un intervento sull’Huffington Post, Faggioli colloca il discorso di Scola all’interno di un più ampio progetto, interno alla chiesa cattolica, seppure lì stesso contestato, di attacco al modello laico di rapporto tra stato e chiesa che è dominante (seppure con tante eccezioni) in Europa, per proporre invece il modello statunitense. Come osserva Gian Enrico Rusconi su La Stampa, nel discorso cardinalizio, sia la prognosi che la diagnosi sono poco elaborate: la riforma sanitaria di Obama (coprendo le spese per contraccettivi e interruzione volontaria di gravidanza), citata da Scola come esempio di attacco alle libertà dei credenti, non costringe certo i religiosi a usare contraccettivi o ad abortire, e l’idea che lo stato debba rispettare la “precedenza” della società civile, “limitandosi a governarla e non pretendendo di gestirla” è espressa confusamente.
Più elaborata è invece la proposta ideologica di un nuovo “conflitto di civiltà”, che non passerebbe questa volta – come nella versione di Samuel Huntington – tra Islam e occidente, ma tra religiosi e laici. Come nella versione originale del conflitto di civiltà, lo scontro è presentato come epocale, i confini netti, il nemico assoluto. Non a caso, non nel discorso di Scola ma nei siti del cristianesimo integralista, un termine come “cristofobo” è utilizzato per stigmatizzare i comportamenti e i valori non solo degli avversari politici – i laici – ma anche spesso degli “avversari interni”, i credenti non schierati sul conflitto di civiltà. La neutralità dello stato rispetto alle confessioni religiose viene infatti, nel discorso di Scola come in varie teorizzazioni (definite come neo-liberali o neo-conservatrici) provenienti appunto dagli Stati Uniti, considerata come attacco alla libertà religiosa. Nel discorso del cardinale, la laicité “si basa sull’idea dell’in-differenza, definita come ‘neutralità’, delle istituzioni statuali rispetto al fenomeno religioso”. Ma tale neutralità si sarebbe “rivelata assai problematica, soprattutto perché essa non è applicabile”. La conclusione è l’esistenza di un conflitto non tra religioni ma tra religiosi e non. Nelle parole del cardinale, che riprendono le teorizzazioni “americanizzanti” di cui parla Faggioli, “oggi nelle società civili occidentali, soprattutto europee, le divisioni più profonde sono quelle tra cultura secolarista e fenomeno religioso, e non - come spesso invece erroneamente si pensa – tra credenti di diverse fedi. Secondo questa argomentazione, la aconfessionalità dello Stato dissimula “sotto l’idea di ‘neutralità’, il sostegno dello Stato a una visione del mondo che poggia sull’idea secolare e senza Dio”, e così la cultura secolare “attraverso la legislazione diviene cultura dominante e finisce per esercitare un potere negativo nei confronti delle altre identità, soprattutto quelle religiose, presenti nelle società civili tendendo ad emarginarle, se non espellendole dall’ambito pubblico”.

Sulla ipocrisia nel riferimento (non autocritico) alla libertà di religione, conquista dello stato laico, da parte di un esponente di una chiesa che tale libertà ha riconosciuto ai credenti di altre fedi (incluso cristiano protestanti) solo nel 1965 ha commentato, su La Repubblica, Vito Mancuso. La sociologia dei movimenti sociali ci offre qualche pista interpretativa, non alternativa ma complementare a quelle finora esposte, sulle potenziali condizioni e conseguenze del riemergere di una visione di cattolicesimo polarizzante ed escludente. Dal punto di vista empirico, la ricerca sui movimenti sociali in Europa smentisce innanzitutto l’esistenza di un conflitto tra laici e credenti. In molte campagne di protesta – da quelle sulla pace a quelle sui diritti umani, ma anche sulla giustizia sociale, dal processo dei forum sociali a inizio del millennio alle mobilitazioni anti-austerity contemporanee – gruppi di ispirazione religiosa e gruppi laici hanno collaborato, costruendo visioni comuni sui diritti sociali, ma anche su quelli civili e sul rapporto tra politica istituzionale e politica “dal basso”. Se queste collaborazioni sono state frequenti anche in passato, l’attenzione del movimenti più recenti alla costruzione di arene inclusive e plurali, alla democrazia deliberativa e al metodo del consenso ha portato a una comprensione reciproca crescente e a una elaborazione comune tra laici e credenti. Questo dialogo, per esempio nel movimento per la pace, ha contribuito alla riflessione sul rapporto tra etica e politica e sul valore della prefigurazione delle scelte politiche nei comportamenti quotidiani.

Naturalmente, i credenti attivi nei movimenti sociali appena menzionati rappresentano solo una componente – seppure numericamente rilevante e politicamente influente – dei credenti politicamente impegnati. Accanto ad essi, altre componenti – variamente definite come integraliste o conservatrici – hanno utilizzato l’appartenenza religiosa in funzione escludente. La categoria di “contro movimento”, utilizzata nello studio dei movimenti sociali, può essere utile a comprendere tempi e contenuti di questa nuova crociata. Come avviene, ad esempio, su tematiche sociali (la frattura di classe, come la definiva il sociologo Stein Rokkan), anche sulle tematiche relative al rapporto tra istituzioni pubbliche e istituzioni religiose (la frattura Stato-Chiesa, nel linguaggio di Rokkan), la mobilitazione per alcuni diritti è spesso seguita da contro mobilitazioni, orientate a opporsi ai cambiamenti emergenti. In tempi recenti, campagne di protesta hanno avuto successo nell’ottenere (spesso anche in termini di politiche pubbliche) un allargamento dei diritti civili (tipico esempio, la legalizzazione in diversi paesi dell’Unione Europea del matrimonio tra persone dello stesso sesso). Nella “post-democrazia” neoliberista di cui parla Colin Crouch, i movimenti anti-austerity chiedono anche (con crescente risonanza nella opinione pubblica) una difesa di diritti sociali e beni comuni, e con questo un rafforzamento di quelle istituzioni pubbliche che in passato questi diritti erano chiamate a difendere e realizzare. Il discorso di Scola – e del “contro movimento” in cui può essere collocato – rappresenta una reazione ad entrambi i processi: l’attacco alla estensione di quei diritti civili, presentati (incongruamente) come riduzione delle libertà dei credenti, e l’appello alla sussidiarietà della società civile, come disconoscimento delle responsabilità delle istituzioni pubbliche nella difesa e implementazione di quei diritti.

La ricerca sui movimenti sociali ha permesso anche di osservare che nel discorso dei contro-movimenti la retorica è spesso escludente, mirando a conquistare sostegno attraverso una polarizzazione. Come osserva Massimo Faggioli, l’alternativa americana alla laicité europea è sempre più in crisi, provocando un massiccio esodo dalla chiesa cattolica degli (ex) fedeli critici. Al contempo però, come si è visto nelle vicende del Tea Party, essa produce mobilitazioni escludenti. Il tentativo di importare quel modello (apparentemente perdente) in Europa, sembra corrispondere alla dinamica spesso settaria dei contro-movimenti: orientata a reagire ad una percepita crisi con la attivazione di confini rigidi, attraverso un discorso battagliero-di guerra di civiltà, appunto.

Ultima nota: per i movimenti sociali i contro-movimenti rappresentano spesso sfide e opportunità. Da un lato, le mobilitazioni avverse rischiano di rimettere in discussione conquiste acquisite e rendere più difficile un’espansione dei diritti. La ricercata polarizzazione rischia di produrre anche nei movimenti retoriche altrettanto escludenti di quelle presenti nei discorsi dei contro-movimenti. Movimenti e contro-movimenti possono così avvitarsi in spirali di radicalizzazione. Dall’altra parte però, la dinamica tra movimenti e contro movimenti può anche portare a una maggiore consapevolezza della posta in gioco, focalizzando l’attenzione su tematiche che acquistano, nella sfera pubblica, rilevanza – come appunto la elaborazione sulla laicità, nelle versioni di essa esistenti, ma anche nelle sue potenziali evoluzioni.

domenica 9 dicembre 2012

Chávez investe Nicolás Maduro come suo successore

Nel giorno di uno dei più grandi trionfi della Rivoluzione bolivariana, il pieno ingresso nel Mercosur del Venezuela, dopo anni di lotta, il presidente Hugo Chávez annuncia la gravità della sua situazione di salute, la riapparizione del tumore maligno, la necessità di operarsi e la possibilità che non riesca ad insediarsi alla presidenza il prossimo 7 gennaio chiamando all’Unità e designando il Vicepresidente della Repubblica Nicolás Maduro (nella foto) come suo successore.
Con un discorso di mezz’ora in diretta televisiva alle 21.30 di ieri ora venezuelana, il presidente ha informato la nazione sulla gravità della sua situazione di salute. Apparendo comunque in buono stato, ha comunicato di aver chiesto autorizzazione al parlamento per ritornare immediatamente a Cuba, 24 ore dopo il suo ritorno in patria dopo nove giorni di trattamento. Sarà operato all’Avana probabilmente già stasera, dopo il voto parlamentare previsto per stamane che lo autorizzerà a uscire dal paese. Hugo Chávez non si è limitato a tranquillizzare il popolo che lo ha rieletto appena il 7 ottobre scorso, ma ha chiaramente esposto uno scenario drammatico che potrebbe non permettergli di entrare in carica  il 7 gennaio.
«Se si presentassero le condizioni inabilitanti –ha affermato il presidente- o soprattutto per entrare in carica nel nuovo periodo, Nicolás Maduro non è solo la persona che deve concludere il periodo ma è la persona che in mia opinione, chiara come la luna piena, se dovessero sussistere le condizioni per la convocazione di nuove elezioni, deve essere il candidato e chiedo al popolo che elegga Nicolás Maduro come presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela».
Lo scenario, anche costituzionale, che si apre è complesso. Tra appena una settimana in Venezuela si vota per le amministrative in tutto il paese, ma evidentemente la situazione di salute del presidente non ha permesso di attenderne l’esito. Hugo Chávez è allo stesso tempo presidente in carica e presidente eletto. L’investitura di ieri ha quindi due funzioni: chiamare i dirigenti del processo bolivariano all’obbligo di unità intorno alla figura di Maduro ma anche continuare a tracciare un cammino di libertà costituzionali nel quale le elezioni sono un passaggio ineludibile. Secondo la Costituzione bolivariana Chávez ha adesso un periodo di 90 più 90 giorni prima che il Parlamento debba costatarne «l’impossibilità assoluta» a tornare al governo e il presidente di questo, Diosdado Cabello, sia obbligato a chiamare a nuove elezioni nelle quali il candidato del campo popolare sarà Nicolás Maduro.
Nicolás Maduro, 50 anni, è uno dei dirigenti bolivariani più vicini da sempre a Hugo Chávez. Autista di autobus a Caracas e sindacalista si avvicinò a questo nel momento più difficile quando sua moglie avvocato ne assunse la difesa dopo il 4 febbraio 1989. Parlamentare dal 2000 è stato soprattutto, per sei anni e mezzo, il ministro degli esteri della Rivoluzione bolivariana, l’uomo che con Chávez ha tessuto la tela dell’integrazione latinoamericana di questi anni che proprio ieri ha portato al vertice di Brasilia, il primo nel quale il Venezuela (dopo anni di boicottaggio in particolare delle destre brasiliane e paraguayane) ha partecipato come pieno membro e nel quale è stata registrata la richiesta di adesione della Bolivia.
«Oggi abbiamo una patria –ha concluso Chávez commosso- e, succeda quello che succeda, i nostri sforzi di tutti questi anni faranno sì che continueremo ad averla. Non mancheranno quelli che cercheranno di restaurare il neoliberismo capitalista. La risposta dei patrioti dev’essere l’Unità».