venerdì 17 febbraio 2012

Opus Dei vs. CL

Vaticano, dietro lo scandalo lo scontro tra Cl e Opus Dei
Intervista a Ferruccio Pinotti di Valerio Gigante (adistaonline.it)

Cosa pensi dello scandalo scoppiato dopo le rivelazioni fatte da La7 sul caso Viganò?Mi pare chiaro che è in atto uno scontro interno al Vaticano che sta raggiungendo un livello molto alto e che ha oggi come obiettivo principale il segretario di Stato card. Bertone e il suo entourage.

Sei quindi dell’idea che la vicenda non sia scoppiata casualmente, ma che sia piuttosto il frutto di una strategia interna agli ambienti ecclesiastici. Un po’ come il caso Boffo del 2009... Del resto (come testimonia la parola “Pervenuta” stampigliata in alto a destra dell’originale mostrato da Gianluigi Nuzzi), la lettera di Viganò al card. Bertone è uscita dalla segreteria di Stato, non dall’archivio privato dell’ex segretario del Governatorato...Sì, è un’ipotesi molto realistica. In Vaticano da anni è in atto una guerra tra correnti. Il conflitto, per come si sta oggi sviluppando, mi appare piuttosto confuso negli esiti, e in ogni caso assai poco governabile. La fuga di notizie data in pasto ai media lo testimonia. Bertone in Curia di nemici ne ha sempre avuti. Ritengo però che oggi l’ostilità nei suoi confronti si sia acutizzata in conseguenza dell’operazione che il Segretario di Stato ha condotto in maniera molto decisa per l’acquisizione del San Raffaele. Il progetto di espansione degli interessi vaticani in ambito sanitario di per sé certamente confligge con gli storici interessi in quel settore di Comunione e Liberazione. Ma portare quel progetto proprio in Lombardia, nel cuore del potere ciellino, e per di più mirando al san Raffaele, un ospedale che ottiene 450milini di euro l’anno di rimborsi pubblici per le prestazioni sanitarie che eroga, ecco, questo forse è stato l’azzardo che Bertone sta pagando. Ed in effetti, tra i più accesi oppositori del tentativo di scalata di Bertone al San Raffaele c’era proprio il cardinale Scola, la cui azione si è saldata con quella degli ambienti vicini alla Cei e con un certo numero di esponenti di Curia che negli ultimi anni erano stati progressivamente messi ai margini da Bertone.

Bertone è stato sostenuto in questi anni dall’Opus Dei (ai vertici dello Ior siede tra l’altro un suo soprannumerario, Ettore Gotti Tedeschi), che sarebbe rientrato all’interno della fallita operazione di acquisizione del San Raffaele assieme all’imprenditore Malacalza. Si riproporrebbe quindi su un piano intra-ecclesiale oltre che su quello economico-finanziario il tradizionale scontro tra Cl ed Opus Dei?Sì, con una differenza rispetto al passato: che l’Opus Dei non ha più quell’atteggiamento di superiorità e di altezzosa indifferenza che ha tradizionalmente avuto nei confronti del movimento di don Giussani, quando l’Opera si occupava di alta finanza e lasciava a Comunione e Liberazione gli appalti ed i rapporti con le amministrazioni locali. Un cambiamento che ho potuto personalmente constatare nelle dichiarazioni che al meeting di Rimini del 2009 mi ha rilasciato lo stesso portavoce dell’Opus Dei in Italia, Giuseppe Corigliano molto attento a cercare un dialogo con Cl, a sottolineare i carismi che rendevano simili l’Opera con il movimento di Giussani. Certo, allo stesso tempo si notava anche un certo imbarazzo di Corigliano di fronte all’esibizione di grandezza e potere che caratterizza le kermesse di Cl e che non rientrano minimamente nello stile dell’Opus. Un disagio che, oltre al disappunto, celava forse anche una certo desiderio di emulazione.

Certo, oggi più che lo scontro tra due forze, sembrerebbe configurarsi quello tra due debolezze, se è vero che l’Opus alla fine non è riuscita nell’intento di rafforzare la propria presenza nel settore della sanità e Cl non sta attraversando un periodo felicissimo dal punto di vista politico e giudiziario...Se a ciò aggiungiamo la crisi economica riusciamo probabilmente a spiegarci anche l’intensità che lo scontro intra-ecclesiale ha raggiunto negli ultimi mesi e che è difficile rintracciare, almeno in queste forme, in stagioni precedenti vissute dalla Chiesa cattolica post-conciliare

Tu ritieni il papa spettatore suo malgrado dello scontro in atto o parte in causa, per aver nominato Bertone ed averne sostenuto l’azione?È difficile rispondere. Storicamente questo papa ha avuto relazioni ottime con Comunione e Liberazione, di cui ha sempre ammirato lo spirito e l’azione ecclesiale. Non a caso sono delle Memores Domini a prestare servizio nell’appartamento pontificio. Ma anche l’Opus Dei ha avuto con l’attuale papa un rapporto privilegiato. Alcuni si spingono a sostenere che l’Opera abbia giocato un ruolo importante nella stessa elezione di Benedetto XVI. Ecco, ritengo che oggi Ratzinger preferirebbe mediare tra i diversi interessi in campo; ma che, oggettivamente, anche per il livello della posta in gioco e degli attori in campo, la situazione gli sia sfuggita di mano. Insomma, è in atto nella Chiesa un progetto disgregativo che molto difficilmente il papa o Bertone potranno ricondurre all’unità.

Benedetto XVI ha però dato molto potere proprio a quelle realtà che oggi nella Chiesa combattono apertamente la propria lotta per l’egemonia...La contraddizione sta proprio qui. Questo papa oggi vorrebbe ricondurre all’ordine lefebvriani, legionari, neocatecumenali, ciellini, opusdeisti. Ma si tratta di strutture a cui negli anni passati, specie sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, è stata concessa una autonomia enorme dal punto di vista dottrinario, ecclesiale e – soprattutto – finanziario. Oggi quindi le spinte centrifughe, innescate dallo stesso pontificato wojtyliano (all’interno del quale Ratzinger ha giocato un ruolo tutt’altro che secondario) sembrano molto più forti di quelle centripete e il papa non credo riuscirà a ricondurre all’unità settori del corpo ecclesiale divenuti ormai molto influenti, anche in virtù dell’enorme potere finanziario accumulato. E che combattono la loro battaglia uno contro l’altro su piani molto complessi e differenti, da quello delle strategie politiche a quello delle alleanze con i banchieri ed il mondo industriale, dalla finanza alla acquisizione di ospedali e università, dalla occupazione dei posti chiave nell’organigramma vaticano alle nomine episcopali. 

giovedì 16 febbraio 2012

Boff dixit

Dove andranno gli Indignati e gli “Occupanti”?

Leonardo Boff
Teologo/Filosofo


In uno dei dibattiti importanti, a cui ho partecipato nel Forum Social Tematico di Porto Alegre, ho ascoltato dal vivo le testimonianze degli Indignati di Spagna, di Londra, Egitto e USA. 
Sono rimasto molto impressionato dalla serietà dei loro discorsi, lontana dallo stile anarchico anni 60 del secolo passato, con le sue molte “parole”. Il tema centrale era “democrazia ora”. 
Veniva rivendicata un'altra democrazia, ben differente da quella a cui siamo abituati, che è più una farsa della realtà. 
Vogliono una democrazia che si costruisca partendo dalle strade e dalle piazze, il luogo del potere originario. 
Una democrazia dal basso, articolata organicamente con il popolo , trasparente nei suoi procedimenti e non più corrotta. 
Questa democrazia, in sintesi, si caratterizza per il suo collegare la giustizia sociale con la giustizia ecologica.
 Curiosamente, gli Indignati, gli “Occupanti , quelli della Primavera Araba non si riferiscono ai classici discorsi di sinistra, nemmeno ai sogni delle varie edizioni del Forum Sociale Mondiale.
  
Siamo in un altro tempo ed è nata una nuova sensibilità. 
Si postula un altro modo di essere cittadini, comprendendo con forza le donne finora realtà invisibili, cittadini con diritti, con partecipazione, con relazioni orizzontali e trasversali facilitate dalle reti sociali, dal cellulare, da twitter e facebook. Abbiamo a che fare con una vera rivoluzione. 
Prima le relazioni si organizzavano in forma verticale, dall'alto in basso. Ora è in forma orizzontale, dai lati, nella immediatezza della comunicazione alla velocità della luce. 
Questo modo rappresenta il tempo nuovo che stiamo vivendo, dell'informazione, della scoperta della soggettività, non quella della modernità, incapsulata in se stessa, ma della soggettività relazionale, dell'emergenza di una coscienza di specie che si scopre dentro la stessa e unica Casa Comune, Casa in fiamme o in rovina per l'eccessivo saccheggio del nostro sistema di produzione e consumo. 
 Questa sensibilità non tollera più i metodi del sistema di superare la crisi economica e le sue conseguenze, sanando le banche con denaro dei cittadini, imponendo una severa austerità fiscale, sbaraccando la sicurezza sociale, l'appiattimento dei salari, il taglio degli investimenti, nel presupposto illusorio di riconquistare in questo modo la fiducia dei mercati e rianimare l'economia. 

Tale concezione è dogmatica e ripete stupidamente :“TINA: there is no alternative”, non c'è alternativa. 
I sommi sacrileghi Sacerdoti della per nulla Santa Trinità, il FMI, l'Unione Europea e la Banca centrale Europea hanno fatto un golpe finanziario in Grecia e in Italia e hanno messo i loro accoliti come gestori della crisi, senza passare per il rito democratico. 
Tutto è visto e deciso nell'ottica esclusiva dell'economia, che opprime il sociale e la inutile sofferenza collettiva, la disperazione delle famiglie e l'indignazione dei giovani che non trovano lavoro. 
Tutto questo può finire in una crisi dalle conseguenze drammatiche. 
 Paul Krugmann, premio Nobel per l'economia, è stato alcuni giorni in Islanda per studiare come questo piccolo paese è uscito dalla sua crisi travolgente. 
Hanno percorso un cammino corretto, che anche altri dovrebbero seguire : hanno lasciato andare in rovina le banche, messo in galera i banchieri e gli speculatori che praticavano truffe, riscritto la Costituzione, garantito la Sicurezza Sociale per evitare un crollo generalizzato e sono riusciti a creare lavoro. 
In conseguenza: il paese è uscito dal pantano ed è uno di quelli che cresce di più frai i paesi nordici. La via dell'Islanda è stata messa sotto silenzio dai media di tutto il mondo, nel timore che fosse di esempio per altri paesi. E così il carro, con misure equivoche ma coerenti con il sistema, corre velocemente verso il precipizio. 
Contro questo prevedibile esito c'è l'opposizione degli Indignati. 
Vogliono un altro mondo più amico della vita e rispettoso della Natura. Forse l'Islanda ci sarà di ispirazione? Chi lo sa? Certamente non nella direzione dei modelli del passato, già esauriti. 
Andranno nella direzione di cui parlava Paulo Freire “dell'inedito fattibile” che nascerà da questo nuovo immaginario. 
Che si esprime, senza violenza, in uno spirito democratico-partecipativo, con molto dialogo e scambi che arricchiscono. 
In ogni caso il mondo non sarà più come prima, molto diverso da come i capitalisti desidererebbero che rimanesse.

(traduzione di Antonio Lupo)

mercoledì 15 febbraio 2012

L’AATO3 Torinese non obbedisce alla legge


Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Comitato Acqua Pubblica Torino
presso ARCI – via Verdi 34 – 10124 Torino
www.acquapubblicatorino.org – tel 388 8597492

Comunicato Stampa
L’AATO3 Torinese
non obbedisce alla legge
Si profilano manovre gattopardesche contro l’esito referendario del 12 e 13 giugno 2011

L’AATO3 (Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale che governa il Sistema Idrico Integrato torinese) non ha un cuor di leone :
* ha deliberato la tariffa media dell’acqua per il 2012 senza detrarre la quota del 7% di remunerazione del capitale investito, abrogata da oltre 26.000.000 di voti nel referendum del 12 e 13 giugno 2011.
* ammette che così facendo non applica l’esito referendario e ne attribuisce la responsabilità a generiche volontà superiori che non hanno ancora impartito istruzioni in merito! Come se la Corte Costituzionale non fosse la più alta autorità giuridica e non avesse peso la sua chiarissima sentenza n. 26/2011: l’esito referendario entra in vigore dal momento della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, quindi l’abrogazione immediata del balzello del 7% a carico degli utenti decorre dal 21 luglio 2011.
* ci assicura però che se la tariffa verrà ridotta, ci restituirà la differenza indebitamente riscossa a partire dal 2013. Bontà sua!

Serpeggia intanto tra le forze politiche locali e nazionali l’ipotesi di una beffa a 26 milioni di italiani . Nella logica gattopardesca “tutto cambia affinché nulla cambi” i nostri politicanti pensano di cambiare il nome del balzello del 7% : da “remunerazione del capitale investito” si chiamerebbe “quota destinata agli investimenti” e la tariffa resterebbe quindi la stessa di prima del Referendum

Denunciamo fin d’ora queste possibili manovre e chiediamo agli organi d’informazione di farle conoscere alla cittadinanza in modo completo e oggettivo perché si scrive acqua ma si legge democrazia.

In questa situazione opaca segnaliamo però un primo spiraglio di luce emerso dal voto dell’Assemblea dell’AATO3: la Comunità Montana Valle di Susa e Val Chisone e i sindaci rappresentanti delle aree Omogenee 12 Orbassano (Beinasco, Bruino, Orbassano, Piossasco, Rivalta di Torino), e 10 Moncalieri (Cambiano, Candiolo, La Loggia, Moncalieri, Nichelino, Piobesi Torinese, Trofarello, Vinovo) non hanno votato a favore incrinando così la tradizionale unanimità delle votazioni dell’AATO3. E’ un segnale importante di una maturazione sui temi dell’acqua bene comune da gestire senza scopo di lucro: se per i rappresentanti della Valle di Susa è un concetto insito nelle loro lotte, per gli altri amministratori pubblici è un’acquisizione più recente, frutto anche dell’intenso lavoro svolto del nostro Comitato Acqua Pubblica Torino-Sud in quel territorio.



Ne riceve ulteriore impulso la Campagna di Obbedienza civile (www.acquapubblicatorino.org e www.obbedienzacivile.it che si sta sviluppando in tutta Italia, accompagnata sul nostro territorio, da iniziative rivolte per ora al Comune di Torino e ai maggiori Comuni dell’area torinese per l’applicazione dell’esito referendario:
fuori l’acqua dal mercato: trasformazione di SMAT in ente di diritto pubblico
fuori i profitti dall’acqua:
abolizione della quota di “remunerazione del capitale” dalla bolletta dell’acqua che viene così diminuita del 16,32% nel 2012.

Torino, 14 febbraio 2012

La diga di Quimbo [post #2]

In questi giorni l’epilogo del conflitto che vede contrapporsi da 4 anni da un lato la controllata ENEL – ENDESA e dall’altro le comunità residenti e resistenti che verranno sfollate per aprire spazio a un mega progetto idroelettrico dal valore di 837 milioni di dollari fino al 2014.


Il Quimbo, questo è il nome della diga che le multinazionali italo spagnole pretendono costruire, è una gigantesca opera che inonderà 8.500 ettari delle terre agricole più fertili del paese, per produrre energia destinata all’esportazione e a coprire il fabbisogno energetico interno, che si prevede incrementerà in maniera esponenziale con la conversione in atto del territorio colombiano in una enorme miniera a cielo aperto.


Sono 4 anni che le comunità del Huila, la regione dove sorgerà la diga, protestano, si oppongono pacificamente e legalmente alla distruzione delle loro esistenze, della sicurezza alimentare del paese e di una valle bellissima, riserva di protezione della Amazzonia. Lo hanno fatto portando avanti con assiduità e insistenza le proprie ragioni, scontrandosi contro il muro di gomma di una burocrazia e di un mondo politico che non vogliono capire. O forse che hanno capito benissimo e si sono schierati, anche a costo di violare le stesse norme costituzionali colombiane. La Contraloria, un ente di controllo statale, ha già aperto una indagine contro le autorità ambientali e contro lo stesso ministro di ambiente, riscontrando pesanti irregolarità nella concessione dei permessi per la realizzazione della idroelettrica. Ma i tempi di indagine sono lunghi.

Il 20 febbraio Enel e Endesa devieranno il corso del Magdalena, il più grande fiume colombiano, causando un danno irreparabile.


Le comunità resistono, si sono accampate nella zona dei lavori per impedire il danno, dicono che non se ne andranno da lì. Da un lato ci sono centinaia di persone, pescatori, costruttori, braccianti, contadini e mezzadri, accampati lungo il fiume. Dall’altro buldozer, scavatrici, luci che illuminano a giorno il cantiere degli italiani e degli spagnoli. In mezzo esercito e ESMAD, i tristemente famosi squadroni antisommossa colombiani che dalla loro creazione ad oggi hanno ucciso decine di persone reprimendo il dissenso. L’impresa ha richiesto l’intervento dell’esercito e degli antisommossa. Lo sgombero è stato previsto per martedì 14 febbraio.

MATERIALE INFORMATIVO:

Articolo di C.Amicucci (ilManifesto, 14/02/12)
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120214/manip2pg/14/manip2pz/318004/

ULTIMA ORA: Testimonianza in loco di un italiano del comitato Carlos Fonseca http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2012/02/14/sgomberati-i-blocchi-alla-diga-enel-in-colombia/#more-3058


SOTTOSCRIVI LA PETIZIONE
http://censat.org/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=quimboener2012en

PATAGONIA SENZA DIGHE
La pagina web che denuncia le politiche energetiche dell’ENEL e delle multinazionali dell’ENERGIA
www.patagoniasenzadighe.org


http://www.yaku.eu/primapagina_articolo.asp?id=1965
http://defensaterritorios.wordpress.com/
http://www.portafolio.co/negocios/obras-la-hidroelectrica-el-quimbo-llevan-un-mes-detenidas

LA PAGINA WEB DELLA IMPRESA EMGESA ( ENEL – ENDESA )
http://www.emgesa.com.co/eContent/newsDetail.asp?id=411
http://www.proyectoelquimboemgesa.com.co/site/

Contatto stampa: 348 7467493 - francescacaprini@yaku.eu


FERMIAMO LA COSTRUZIONE DELLA DIGA
DI QUIMBO IN COLOMBIA 

Dal 4 gennaio i comitati locali riuniti nell’associazione Assoquimbo presidiano il territorio del dipartimento di Huila, in Colombia, per bloccare la costruzione della diga che inonderà 8.500 ettari delle terre agricole più fertili del paese - 6 i comuni coinvolti - e pregiudicando un territorio ricco di biodiversità, naturali e culturali, e abitato da circa 3.000 persone. 

Il blocco dei movimenti colombiani intende anche fermare lo scavo imminente di un tunnel di 400 metri che dovrebbe permettere la deviazione disastrosa del fiume Magdalena per il 20 febbraio. Le multinazionali Enel-Endesa hanno comandato all’esercito antisommossa di sgombrare in queste prossime ore il territorio dai manifestanti. 

In appoggio ai movimenti colombiani è stato convocato un presidio giovedì 16 alle 14 - 17 , davanti la sede nazionale Enel Spa in viale R.Margherita/angolo via Savoia a Roma

Aderiscono:
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Yaku; Cobas; comitato Carlos Fonseca Roma; Spazio sociale ex 51

venerdì 10 febbraio 2012

L'Oscar della Costituzione

"Eh no. Non si può accettare che la morte di Oscar Luigi Scalfaro (29 gennaio2012) venga liquidata abbastanza sbrigativamente dai grandi mezzi d’informazione, dal mondo politico e anche dalla Chiesa"...


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EDITORIALE di Renato Sacco
su Mosaico di pace n. 2 - febbraio 2012

pubblicato su gentile concessione dell'editore