ULTIMA ORA: la Corte Costituzionale ha bocciato i ricorsi che alcune regioni (Marche, Liguria, Puglia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Piemonte) avevano opposto al Decreto Ronchi. La privatizzazione dei servizi idrici andrà avanti a tappe forzate. A questo punto i tre referendum per l'acqua pubblica previsti per la prossima primavera sono l'unica strada per salvare questo bene comune dalla speculazione e dalle logiche di mercato. Il Comitato Promotore dei referendum ribadisce la necessità di approvare un immediato provvedimento di moratoria sugli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi perché il voto referendario sia uno strumento di reale partecipazione democratica.
martedì 23 novembre 2010
lunedì 22 novembre 2010
Una frase che mi è piaciuta molto...
"Think global, work local, start at home!"
Woodrow Clark, premio Nobel per la Pace 2007
Macerie di democrazia
A quasi 20 mesi dal sisma, gli aquilani tornano in piazza per chiamare l'Italia.
Chiedono aiuto e soccorso, ma soprattutto giustizia per chi in quel disastro ha responsabilità penali a cui cerca di sfuggire. A rispondergli soltanto altri "disastrati" come loro: i No Tav piemontesi, i siciliani Anti Ponte sullo Stretto, le mamme vulcaniche di Terzigno. Anche i parenti delle vittime di Viareggio. Il messaggio è forte: "non siete soli". Ma solo da una parte: le istituzioni latitano. La sospensione delle tasse sta per scadere, le New Town sono un sogno consumato e l'economia resta sepolta nell'indifferenza..
LucaL'Aquila sotto l'acqua di novembre sembra ancora più spettrale. Grigio cielo sopra, cemento scoperto sotto. In Piazza D'Armi un grosso bruco multicolore, millepiedi, ricoperto di ombrelli si muove pigramente sotto la pioggia. Si stendono striscioni portati da bambini: i flash scattano di continuo, è ancora il momento di riconoscersi e di salutarsi. Sulla rotonda, al centro della piazza, una grossa lavatrice di cartapesta sforna panni appesi agli alberi: "ora venite a mettervi nei nostri panni", recita uno striscione.
Alle due e mezza il corteo parte, la testa non si vede già più dietro la curva di via Corrado IV.
Ad aprire il corteo dovrebbero esserci i gonfaloni delle città del cratere, invece no. Ne mancano molte. Pierluigi Biondi, primo cittadino di Villa Sant'Angelo, aveva annunciato già giovedì la sua decisione di non aderire alla manifestazione: "Non sono contrario agli obiettivi della manifestazione, ma qui verranno persone estranee al nostro territorio a protestare contro il Governo, non per L'Aquila. Ci useranno come pretesto, ed io di intrupparmi in una cosa del genere non ci penso neanche". Lo seguono i sindaci di Sant'Eusanio Forconese, San Demetrio ne Vestini, Fossa, Ocre, Barisciano, Poggio Picenze, Fagnano Alto, Fontecchio, Tione e Acciano. Nemmeno Donato Circi accetta di esserci, rifiutando una manifestazione politica e non
istituzionale. Ma farsi da parte non riduce la portata dell'evento, anzi lascia spazio ad altri politici. A metà corteo passeggia placido e grave Enrico Letta, vice segretario Pd, a portare un testimone di interesse dal
centrosinistra. Aderisce anche l'Api di Rutelli e l'UdC di Casini, ma non si rintracciano rappresentanti diretti nel serpentone di manifestanti.
Intanto il corteo avanza su via XX settembre. All'altezza della Casa dello Studente, il passo rallenta, il silenzio è più pesante. Molti scattano foto, il senso turistico della tragedia si è infine diffuso per il Paese: ma si prosegue, negli occhi ancora le facce degli Angeli della Casa dello Studente e del Convitto Nazionale. In piazza del Duomo i manifestanti arrivano alle quattro e mezza. Il comitato organizzatore annuncia dal palco il numero: "siamo in 25mila". La questura ridurrà la cifra a tredicimila. Ma non ci si ferma. Mentre il popolo delle carriole entra nella piazza, centinaia di persone affollano il tendone per la raccolta firme della legge di iniziativa
popolare sulla ricostruzione. Son troppe, i residenti dell'Aquila vengono spostati ai prossimi giorni per consentire ai sostenitori venuti da fuori di lasciare il loro contributo. Dal palco vengono ribaditi e spiegati i punti essenziali della legge.
No ai commissari straordinari: la governance spetta ai sindaci e alle istituzioni locali, son loro che conoscono il territorio e possono tradurne le istanze in interventi concreti. Partecipazione dei cittadini alle scelte di ricostruzione, che non possono calare dall'alto e basta. Più occupazione e rilancio dell'economia, perché non è possibile che nel cantiere più grande d'Italia si contino 16mila disoccupati. E infine creare il presupposto
indispensabile per la prevenzione di grandi rischi in futuro: un fondo da finanziare tassando i redditi più elevati. Per prevenire alluvioni (come a Vicenza), terremoti, smottamenti, inondazioni. "L'italia non può essere, come ha detto Bertolaso, un paese sempre in emergenza. È una logica da superare, soprattutto se pretendono di risolvere le emergenze uccidendo la democrazia", scandisce il comitato promotore della legge dal palco.
Al microfono si alternano cittadini e rappresentanti dei comitati: i No Tav fanno il conto dei loro "morti a rilento", le vittime dell'inquinamento dell'aria nella zona più contaminata da amianto dopo Monferrato, patria dell'Eternit. Un universitario elenca i "miracoli aquilani", dal mancato allarme del sisma al progetto case in crisi ("pochi costruttori hanno potuto mettere le mani su terreni enormi, hanno costruito strutture minime a 3mila euro al metro quadrato, hanno scavalcato in nome dell'emergenza tutte le leggi urbanistiche e ambientali con guadagni dell'ordine del 3-400%"). I parenti delle vittime di Viareggio, uccise dall'esplosione di una cisterna di Gpl non a norma, chiedono di "bucare il velo del silenzio" e di "consegnare alla giustizia i responsabili: sulla nostra carne hanno guadagnato risparmiando sulle norme di sicurezza, ora devono pagare". E le mamme vulcaniche accusano i media: "dicono che la monnezza è colpa nostra, non è vero, il nostro territorio sta pagando la mala gestione delle risorse pubbliche e lo sfruttamento per gli interessi delle industrie del Nord".
Alle due e mezza il corteo parte, la testa non si vede già più dietro la curva di via Corrado IV.
Ad aprire il corteo dovrebbero esserci i gonfaloni delle città del cratere, invece no. Ne mancano molte. Pierluigi Biondi, primo cittadino di Villa Sant'Angelo, aveva annunciato già giovedì la sua decisione di non aderire alla manifestazione: "Non sono contrario agli obiettivi della manifestazione, ma qui verranno persone estranee al nostro territorio a protestare contro il Governo, non per L'Aquila. Ci useranno come pretesto, ed io di intrupparmi in una cosa del genere non ci penso neanche". Lo seguono i sindaci di Sant'Eusanio Forconese, San Demetrio ne Vestini, Fossa, Ocre, Barisciano, Poggio Picenze, Fagnano Alto, Fontecchio, Tione e Acciano. Nemmeno Donato Circi accetta di esserci, rifiutando una manifestazione politica e non
istituzionale. Ma farsi da parte non riduce la portata dell'evento, anzi lascia spazio ad altri politici. A metà corteo passeggia placido e grave Enrico Letta, vice segretario Pd, a portare un testimone di interesse dal
centrosinistra. Aderisce anche l'Api di Rutelli e l'UdC di Casini, ma non si rintracciano rappresentanti diretti nel serpentone di manifestanti.
Intanto il corteo avanza su via XX settembre. All'altezza della Casa dello Studente, il passo rallenta, il silenzio è più pesante. Molti scattano foto, il senso turistico della tragedia si è infine diffuso per il Paese: ma si prosegue, negli occhi ancora le facce degli Angeli della Casa dello Studente e del Convitto Nazionale. In piazza del Duomo i manifestanti arrivano alle quattro e mezza. Il comitato organizzatore annuncia dal palco il numero: "siamo in 25mila". La questura ridurrà la cifra a tredicimila. Ma non ci si ferma. Mentre il popolo delle carriole entra nella piazza, centinaia di persone affollano il tendone per la raccolta firme della legge di iniziativa
popolare sulla ricostruzione. Son troppe, i residenti dell'Aquila vengono spostati ai prossimi giorni per consentire ai sostenitori venuti da fuori di lasciare il loro contributo. Dal palco vengono ribaditi e spiegati i punti essenziali della legge.
No ai commissari straordinari: la governance spetta ai sindaci e alle istituzioni locali, son loro che conoscono il territorio e possono tradurne le istanze in interventi concreti. Partecipazione dei cittadini alle scelte di ricostruzione, che non possono calare dall'alto e basta. Più occupazione e rilancio dell'economia, perché non è possibile che nel cantiere più grande d'Italia si contino 16mila disoccupati. E infine creare il presupposto
indispensabile per la prevenzione di grandi rischi in futuro: un fondo da finanziare tassando i redditi più elevati. Per prevenire alluvioni (come a Vicenza), terremoti, smottamenti, inondazioni. "L'italia non può essere, come ha detto Bertolaso, un paese sempre in emergenza. È una logica da superare, soprattutto se pretendono di risolvere le emergenze uccidendo la democrazia", scandisce il comitato promotore della legge dal palco.
Al microfono si alternano cittadini e rappresentanti dei comitati: i No Tav fanno il conto dei loro "morti a rilento", le vittime dell'inquinamento dell'aria nella zona più contaminata da amianto dopo Monferrato, patria dell'Eternit. Un universitario elenca i "miracoli aquilani", dal mancato allarme del sisma al progetto case in crisi ("pochi costruttori hanno potuto mettere le mani su terreni enormi, hanno costruito strutture minime a 3mila euro al metro quadrato, hanno scavalcato in nome dell'emergenza tutte le leggi urbanistiche e ambientali con guadagni dell'ordine del 3-400%"). I parenti delle vittime di Viareggio, uccise dall'esplosione di una cisterna di Gpl non a norma, chiedono di "bucare il velo del silenzio" e di "consegnare alla giustizia i responsabili: sulla nostra carne hanno guadagnato risparmiando sulle norme di sicurezza, ora devono pagare". E le mamme vulcaniche accusano i media: "dicono che la monnezza è colpa nostra, non è vero, il nostro territorio sta pagando la mala gestione delle risorse pubbliche e lo sfruttamento per gli interessi delle industrie del Nord".
L'Aquila torna buia alle 8 di sera. Dopo che i pullman sono partiti per Roma, Firenze, Torino, Milano, Venezia e Napoli, solo tre lampioni restano accesi in via XX settembre. Un sabato sera di silenzio nella città delle macerie dimenticate.. [dirittodicronaca.com]
sabato 20 novembre 2010
Destra e Sinistra
Riporto di seguito gli elenchi di valori di sinistra e destra, così come enunciati da Pierluigi Bersani e Gianfranco Fini a "Vieni via con me", la trasmissione di Fazio e Saviano; anche perché a mio avviso si è fatto un gran parlare del contenitore, rischiando di non cogliere la bellezza del contenuto..
Luca
Valori della sinistra. Parla Pierluigi Bersani:
Elenco dei valori della destra. Parla Gianfranco Fini:
Luca
Valori della sinistra. Parla Pierluigi Bersani:
La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli, puoi fare davvero un mondo migliore per tutti.
Abbiamo la più bella costituzione del mondo, la si difende ogni giorno e il 25 aprile si fa festa.
Nessuno può star bene da solo: stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco, l’economia non gira, perché l’ingiustizia fa male all’economia.
Si vuole un mercato che funzioni, senza monopoli, corporazioni, posizioni di dominio, ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l’istruzione, la sicurezza.
Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi un lavoro ce l’ha. Il lavoro è la dignità di una persona: sempre. E sopratutto quanto hai 30 anni e hai paura di passare la vita in panchina. Ma chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto. E allora un’ora di lavoro precario non può costare meno di un’ora di lavoro stabile.
Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche di chi è più povero di lui. Se 100 euro di un operaio, di un pensionato, di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuol dire che il mondo è capovolto.
Davanti ad un problema serio di salute non ci può essere né povero né ricco né calabrese, né lombardo, né marocchino: si fa con quel che si ha, ma si fa per tutti.
L’insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola è l’eroe dei nostri tempi: indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli.
La condizione alla donna è la misura della civiltà di un paese: calpestarne la dignità è l’umiliazione di un paese.
Dobbiamo lasciare il pianeta meglio di come l’abbiamo trovato perché non abbiamo il diritto di distruggere quello che non è nostro e l’energia va risparmiata e rinnovata sgombrando la testa da fanta-piani nucleari.
Il bambino figlio di immigrati che è nato oggi non è né immigrato né italiano. Dobbiamo dirgli chi è: lui è un italiano.
Se devo morire attaccano per mesi a 1000 mesi non può deciderlo il parlamento, perché un uomo resta un uomo con la sua dignità, anche nel momento della sofferenza e del distacco.
C’è un modo per difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di c iascuno. Questo modo, irrinunciabile, si chiama laicità.
Per guidare un’automobile – che è un fatto pubblico – ci vuole la patente – che è un fatto privato. Per governare – che è un fatto pubblico – bisogna essere persone per bene, che è un fatto privato.
Chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace senza ovvie violenze e deve combatterle contro la pena di morte, la tortura, ogni altra sopraffazione fisica o morale e ogni illegalità.
Essere progressisti significa combattere l’aggressività che ci abita dentro, quella del più forte sul più debole, dell’uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha. E prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce.
Qui finisce il mio tempo, ma non certo il mio elenco. Grazie.
Per la destra è bello, nonostante tutto, essere italiani. Perché è un piccolo privilegio, perché a Milano come a Palermo, la nostra patria ha un patrimonio paesaggistico e culturale che il mondo ci invidia. Anche per questo, anche nel 2010, essere di destra vuol dire innanzitutto amare l’Italia e aver fiducia negli italiani: nella loro capacità di sacrificarsi, di lavorare onestamente, di pensare senza egoismi al futuro dei propri figli, di essere solidali e generosi.
Perché per la destra sono innanzitutto generosi i militari che in Afghanistan ci difendono dal terrorismo, come lo sono le centinaia di migliaia di connazionali, donne e uomini, che ogni giorno – e gratis – fanno volontariato per aiutare gli anziani, gli ammalati, i più deboli.
E per la destra sono solidali e quindi meritevoli di apprezzamento le tante imprese e le tante famiglie che danno lavoro agli immigrati onesti i cui figli, domani, saranno anch’essi cittadini italiani, perché la patria – da qualche tempo non è più soltanto la Terra dei Padri.
Ma oggi, nel 2010, per crescere insieme, per essere davvero unito, per sentirsi una comunità nazionale, il nostro popolo non può contare solo sulla sua proverbiale, generosa laboriosità: gli italiani hanno bisogno di istituzioni politiche autorevoli, rispettate, giuste. Per questo destra vuol dire senso dello stato, etica pubblica, cultura dei doveri.
Per la destra lo stato deve essere efficiente, ma non invadente. Deve spendere bene il denaro pubblico, senza alimentare burocrazie e clientele.
Per la destra è lo stato – e solo lo stato – che deve garantire che la legge è davvero uguale per tutti, che deve combattere gli abusi, il malcostume, che deve valorizzare l’esempio degli italiani migliori.
Per questo, ad esempio, per la destra, si dovrebbe insegnare fin da scuola ai più giovani che due magistrati come Falcone e Borsellino sono davvero degli eroi, perché sarà grazie al sacrificio loro e di tanti umili servitori dello stato che un giorno la nostra Italia sarà più pulita, più libera, più bella. Perché sarà un’Italia più responsabile, più attenta al bene comune, più consapevole della necessità di garantire che chi sbaglia paga, prima o poi, e chi fa il proprio dovere viene premiato.
La destra sa che senza l’autorevolezza e il buon senso delle istituzioni, senza l’autorità della legge, senza una democrazia trasparente ed equilibrata nei suoi poteri, non c’è libertà, ma solo anarchia, prevalenza dell’arroganza e della furbizia, a tutto discapito dell’uguaglianza dei cittadini.
Per la destra l’uguaglianza dei cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al nord come al sud, per gli uomini come per le donne, per i figli degli imprenditori come per i figli degli impiegati e degli operai. Da questa vera uguaglianza, l’uguaglianza delle opportunità, la destra vuole costruire una società in cui il merito e le capacità siano i soli criteri per selezionare una classe dirigente.
La destra vuole un paese in cui chi lavora di più e meglio, viene pagato di più; un paese in cui chi studia va avanti; un paese in cui chi merita ottiene i maggiori riconoscimenti.
Insomma, la destra vuole un’Italia che ha fiducia nel futuro, perché – a ben vedere – ha fiducia in se stessa. E non la dobbiamo costruire dal nulla: questa Italia migliore c’è già. Dobbiamo soltanto far sentire la sua voce, la sua voce profonda. E anche questo è il compito della destra.
mercoledì 17 novembre 2010
Il tempo dell'acqua sta per scadere
ANTEFATTO: oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini di questo Paese hanno firmato i tre quesiti referendari promossi dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua e appoggiati da una grandissima coalizione. Ma le scadenze imposte dall'art. 23 bis della Legge n. 133/2008 e successive modificazioni (31 dicembre 2010 in alcune situazioni e 31 dicembre 2011 per altre), e quelle previste dalla Legge 42/2010 sulla soppressione delle ATO, come organi di decisione da parte dei Comuni sui modelli di affidamento,
rischiano di far accelerare i processi di privatizzazione in corso e vanno di conseguenza posticipate a dopo il referendum. E' possibile informarsi sui siti dei comitati per l'acqua pubblica di ogni città, sulle iniziative pubbliche (la prossima, nazionale, il 4 dicembre) e firmare la petizione "il tempo dell'acqua sta per scadere" su:
http://www.acquabenecomune.org/
Luca
COMUNICATO STAMPA
Roma, 12 novembre 2011
Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
rischiano di far accelerare i processi di privatizzazione in corso e vanno di conseguenza posticipate a dopo il referendum. E' possibile informarsi sui siti dei comitati per l'acqua pubblica di ogni città, sulle iniziative pubbliche (la prossima, nazionale, il 4 dicembre) e firmare la petizione "il tempo dell'acqua sta per scadere" su:
http://www.acquabenecomune.org/
Luca
COMUNICATO STAMPA
Il Comitato Promotore dei Referendum sull'acqua chiede una moratoria immediata sulle scadenze della Legge Ronchi e si prepara alla mobilitazione nazionale del 4 dicembre
Moratoria subito, stop ai processi di privatizzazione e alla soppressione degli ATO in attesa dei referendum sull'acqua della prossima primavera. Questa la richiesta che Comitato Promotore dei Referendum ha avanzato oggi durante una conferenza stampa e che sarà al centro della giornata di mobilitazione del 4 dicembre, quando nelle città italiane saranno organizzate centinaia di iniziative di sensibilizzazione sull'acqua pubblica e sui referendum. "Mentre siamo in attesa di sapere quando si voterà per i 3 referendum - ha detto Simona Savini del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua - assistiamo ad una accelerazione dei processi di privatizzazione, una moratoria che congeli le scadenze della Legge Ronchi è un atto di civiltà e di rispetto nei confronti del milione e 400mila cittadini che hanno sottoscritto i quesiti referendari. Indipendentemente da come i partiti la pensino sui referendum chiediamo il sostegno per un atto in difesa della democrazia".
Alessio Ciacci, Assessore all'ambiente del comune di Capannori, ha presentato la delibera predisposta dal coordinamento degli Enti Locali per l'Acqua Pubblica, che può essere adottata da comuni, province e comunità montane per aderire alla campagna di moratoria. Hanno poi preso la parola i rappresentanti dei comitati territoriali. Luciano D'Antonio (Toscana) ha evidenziato come il processo di privatizzazione stia marciando a tappe forzate, in Toscana come nel resto d'Italia; Evasio Ciocci (Marche) ha raccontato di come una mobilitazione territoriale forte sia riuscita a interrompere il processo di privatizzazione nella regione; Vincenzo Forte (Napoli) ha portato la testimonianza del Comitato Partenopeo che si è attivato per fare di Napoli la capitale italiana dell'acqua pubblica, a partire dal percorso legislativo avviato al Comune. Ha concluso Marica Di Pierri, per portare una testimonianza di quanto il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sta facendo in vista del vertice mondiale sul clima di Cancun che prenderà il via il prossimo 20 novembre. La richiesta di Moratoria può essere sottoscritta sul sito
www.acquabenecomune.orgRoma, 12 novembre 2011
Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
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