venerdì 28 gennaio 2011

Tutti a Milano il 5 febbraio per le dimissioni di B.

Inoltro questo messaggio che mi è stato inviato da Libertà e Giustizia...
L'indignazione e l'azione democratica degli italiani per bene sta crescendo!
Abbasso gli italiani bunga bunga

beppe




Se hai problemi a visualizzare la newsletter clicca qui!


Liberta e Giustizia

con
Umberto ECO, Roberto SAVIANO,
Paul GINSBORG, Gustavo ZAGREBELSKY


"Mobilitiamoci". Ce lo avete chiesto in tanti, firmando l'appello per le dimissioni di Silvio Berlusconi. Non possiamo aspettare un giorno di più, tutte le istituzione della repubblica sono sotto attacco.

Umberto Eco, Paul Ginborg, Roberto Saviano e Gustavo Zagrebelsky danno il via alla mobilitazione della società civile, sabato 5 febbraio al Palasharp di Milano, dalle 15 (via Sant'Elia, 33 - MM1 Lampugnano).

Vi aspettiamo a questo incontro, cui parteciperanno molti protagonisti della società civile,  tra gli altri, Giovanni Bachelet, Bice e Carla Biagi, Daria Bonfietti, Susanna Camusso, Lorenza Carlassare, Beppino Englaro, Gad Lerner, Moni Ovadia. Le adesioni si aggiungono di ora in ora e intanto le firme hanno sforato il tetto delle 80mila.
Troveremo insieme le parole per esigere le dimissioni prima di tuttoe liberarci dal potere corrotto e corruttore di Silvio Berlusconi, dal fango, dagli attacchi alla Costituzione, alla magistratura tutta e in particolare alla Procura di Milano, all'informazione, alla dignità delle donne.
 
Associazione Libertà e Giustizia
viale Col di Lana 12 - 20136 Milano MI
tel 0245491066 - fax 0245491067
info@libertaegiustizia.it - www.libertaegiustizia.it






-

BERLUSCONI DIMETTITI

In risposta alla vergognosa idea di B. di far diventare piazza del Duomo di milano un postribolo contro i PM e la magistratura, si stanno moltiplicando molte iniziative CONTRO questa manifestazione e A FAVORE DEI PM E DELLA MAGISTRATURA.
Se non si riesce ad andare in piazza, almeno sosteniamole!
Eccone alcune che ho recuperato da Il Fatto.

beppe

Il 13 febbraio a Roma "Vado al Massimo…"
Non possiamo consentire che il governo autoritario di Berlusconi si trasformi in vero e proprio regime. Questo potrebbe accadere con la marcia su Milano del 13 febbraio. Quel giorno, approfittando dell'appoggio della frangia leghista, cercherà di riempire piazza Duomo per dimostrare che "gli italiani sono con lui".

Finora sono i suoi sondaggi virtuali a trasmettere questo messaggio. E grazie alle sue tv, ha potuto giocarselo senza contraddittorio. Ma se davvero, il 13 febbraio, l'unico segnale che l'Italia (e il mondo) recepisse fosse l'aggressione squadrista ai magistrati che lui sta preparando in piazza, sarebbe realmente la fine dello stato democratico e lo spegnimento delle residue speranze di riscossa.

Per questo sostengo l'idea di Beppe Giulietti e Federico Orlando di Articolo 21 di mobilitarci per reagire con una grande manifestazione alternativa a Roma perché gli italiani – di ogni connotazione sociale e politica – il 13 febbraio possano dimostrare di volere la legalità costituzionale, la dignità delle donne e la difesa delle istituzioni democratiche.

Tre mobilitazioni preparatorie importanti avvicineranno la scadenza del 13 febbraio: domani a Milano, con Un'altra storia italiana è possibile, alle 15 in Piazza della Scala ci saranno le donne, per "ridare dignità all'Italia"; il 5 febbraio, sempre a Milano, con la grande manifestazione promossa da Libertà e Giustizia Dimettiti. Per un'Italia libera e giusta
 al Palasharp; il 12 febbraio in tutta Italia con le manifestazioni Adesso Basta! Berlusconi dimettiti organizzate dal Popolo Viola .

Il 13 dovrà essere una manifestazione imponente e democratica, con in mano il tricolore e la Costituzione, aperta a tutti i soggetti che si riconoscono e difendono questi due simboli della coesione italiana. Per questo abbiamo già prenotato una piazza importante, la più importante di Roma: il Circo Massimo.

Decideremo insieme – nella riunione convocata da Articolo 21 per mercoledì 2 alle 13.30 nella sala San Claudio di palazzo Marini a Roma – le modalità e le iniziative necessarie per poter organizzare la più grande manifestazione degli ultimi tempi. I tempi sono brevi ma credo nell'indignazione e nell'orgoglio dei cittadini italiani che amano la legalità repubblicana. Per poter gridare – insieme a tutte le forze sociali, politiche e sindacali italiane – il nostro "Vado al Massimo… per la Costituzione, la difesa delle istituzioni democratiche, la dignità delle donne, la legalità".
Santoro: "Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano"
"Berlusconi non rispetta gli altri". Per questo "Michele SantoroBarbara Spinelli e Marco Travaglio hanno deciso di lanciare un appello. Il 13 febbraio senza bandiera e simboli dei partiti saremo davanti al tribunale di Milano per manifestare in difesa del lavoro della magistratura e dei valori di indipendenza e autonomia che sono fondanti nella nostra Costituzione".

Re: Flash Mob

L'italia non è una repubblica fondata sulla prostituzione

Con il termine flash mob (dall'inglese flash: breve esperienza o in un lampo, e mob: folla) si indica un gruppo di persone che si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un'azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato
attraverso comunicazioni via internet o tramite telefoni cellulari. In molti casi, le regole dell'azione vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l'azione abbia luogo.

per chi non c'era mercoledì... http://www.youtube.com/watch?v=BGsaUYpqJzM

Re: Taranto, salute

'BOCCIATO' IL RIGASSIFICATORE DI TARANTO
DALLA COMMISSIONE TECNICA DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

(DIRE - Notiziario Sanità) Roma, 27 gen. - La Commissione Tecnica di VIA (Valutazione dell'Impatto Ambientale) ha espresso parere negativo sulla realizzazione del rigassificatore nel porto di Taranto. La società proponente era la Gas Natural International SDG S.A. Il parere è definito "interlocutorio" in quanto in questi giorni passa all'esame del Ministro dell'Ambiente. Il decreto di VIA è comparso sul sito del Ministero dell'Ambiente e prende in considerazione i vari rischi di incidente rilevante che il Comitato contro il Rigassificatore di Taranto aveva evidenziato con le proprie osservazioni e con un'apposita petizione a partire dal 2006.

Il progetto di Taranto avrebbe comportato la realizzazione di un rigassificatore di gas naturale liquefatto (GNL) a poca distanza dall'acciaieria Ilva, dalla raffineria Eni e da altri siti ad alto rischio. Le opere marittime da realizzarsi nel porto industriale di Taranto avrebbero previsto un dragaggio sul fondale contaminato da "concentrazioni di cromo totale superiore a quella prevista dalla normativa ex lege 471/99 con l'inevitabile trasformazione dei fanghi in rifiuti".

La Commissione Tecnica di VIA ha inoltre obiettato che "il proponente non ha presentato alcuna specifica caratterizzazione dal punto di vista della salute umana e della comunità potenzialmente coinvolta" e ha sottolineato che "si sarebbe dovuta effettuare la descrizione degli inquinanti considerati, i processi di dispersione, diffusione, trasformazione e degradazione e delle catene alimentari eventualmente coinvolte".

La Commissione Tecnica ha raccolto un'osservazione del Comitato contro il Rigassificatore evidenziando che "il Golfo di Tarato è riconosciuto essere esposto al risentimento di eventuali tsunami generati dall'area sismogenetica dell'arco ellenico (Cefalonia-Creta)".

Attualmente quello di Taranto risulta l'unico rigassificatore "bocciato" dalla Commissione Tecnica di VIA. Risultano invece approvati, con apposito decreto, tutti gli altri rigassificatori esaminati, anche se il parere positivo è "con prescrizioni".

I decreti VIA favorevoli riguardano i rigassificatori di Recanati, Rosignano Marittima (Livorno), Portovenere (La Spezia), Falconara Marittima (Ancona), Brindisi, Trieste, Porto Empedocle (Agrigento), Melilli (Siracusa), Gioia Tauro (Reggio Calabria) e un rigassificatore offshore al largo della Toscana.

giovedì 27 gennaio 2011

Re: Zanotelli, acqua

FIUMI  BATTETE LE  MANI!

Sono queste le parole del Salmo 98 che mi sono improvvisamente affiorate alla mente quando mi è stato comunicato che la Corte Costituzionale aveva dato il via al referendum sull’acqua. Dopo anni di impegno, un sussulto di gioia e di grazie al Signore che riesce ancora a operare meraviglie, e un grazie allo straordinario “popolo dell’acqua” che ci ha regalato in due mesi un milione e mezzo di firme. La Corte ha approvato due dei tre quesiti referendari: il primo, che afferma che l’acqua è un bene di non rilevanza economica, e il terzo che toglie il profitto dall’acqua. Che la Corte Costituzionale (piuttosto conservatrice) abbia accolto queste due istanze sull’acqua in contrasto con i dogmi del sistema neo-liberista, è un piccolo miracolo. E questo grazie agli straordinari costituzionalisti che le hanno formulate e difese, da Rodotà a Ferrara, da Mattei a Lucarelli senza dimenticare Luciani. Ma la grande vincitrice è la cittadinanza attiva di questo paese che diventa il nuovo soggetto politico con cui anche i partiti dovranno fare i conti. “ I cittadini si sono appropriati del diritto di esprimersi sui beni comuni- hanno commentato A. Lucarelli e U. Mattei- sui beni di loro appartenenza, su quei beni che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali. Si è dato così significato e dignità all’art.1 della Costituzione Italiana , ovvero al principio che assegna al popolo la sovranità in una stagione di tragedia della democrazia rappresentativa.”
Tutto questo apre a una nuova stagione di democrazia: il cammino per riappropriarci dei beni comuni che ci sono stati sottratti. E questo l’abbiamo ottenuto senza finanziamenti (ognuno ha dato quello che ha potuto), senza i partiti presenti in Parlamento e senza l’appoggio dei grandi media. Questo rende ancora  più straordinaria questa vittoria, la prima nel suo genere nell’Unione Europea. Dobbiamo ora lavorare sodo per informare, sensibilizzare, per convincere 25 milioni di italiani ad andare a votare (questo è il quorum necessario per la validità del referendum). Sarà una campagna referendaria molto dura perché abbiamo davanti un Sistema economico-finanziario che non può perdere l’oggetto del desiderio del XXI secolo: l’oro blu che è già scarso e andrà sempre più scarseggiando per il surriscaldamento del Pianeta. Per questo dobbiamo organizzarci bene con comitati a livello provinciale come a quello regionale. Dobbiamo imparare i processi democratici partendo dal basso, lavorando in rete e tenendoci tutti per mano, nel profondo rispetto del volto di ogni persona. Dobbiamo far nascere il nuovo dentro un Sistema che mercifica tutto, anche le persone. Nel frattempo invitiamo poi i cittadini  a chiedere tre cose:
1) la Moratoria  della legge Ronchi, per impedire  la privatizzazione dell’acqua in pieno svolgimento del referendum perché, in caso di vittoria, quei Comuni che avranno privatizzato, dovranno sborsare somme notevoli ai privati per riappropriarsi della loro acqua;
2) la convocazione di un consiglio comunale monotematico sull’acqua per sottrarre il servizio idrico alle regole del mercato e della concorrenza, e sostenere e appoggiare i due Sì al referendum promosso dal Comitato
referendario "2 Sì per l’acqua bene comune";
3) il voto referendario venga associato alle elezioni amministrative previste per il mese di maggio.

Riteniamo poi fondamentale il ruolo che la Chiesa italiana può svolgere in questo referendum. Pertanto ai cristiani, alle parrocchie, alle comunità ecclesiali, chiediamo il coraggio di scendere a fianco di questo grande movimento dell’acqua pubblica. Chiediamo ai nostri vescovi di esprimersi ribadendo che l’acqua è la vita ed è un diritto fondamentale umano. In vista del referendum, chiediamo che la CEI si esprima sul tema di questo referendum, perché si tratta di un problema etico e morale.
Tutto questo è stato espresso molto bene dal vescovo cileno Luis Infanti della Mora di Aysén (Patagonia), nella sua stupenda lettera pastorale  “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana” : “ La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria  sociale: gli esclusi. Alcune multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura, e soprattutto dell’acqua, possono essere legalmente padroni di questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietari di un bene dal quale dipende la vita dell’umanità. E’ un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare.”
E allora diamoci tutti da fare perché ‘ i fiumi ritornino a battere le mani’ quando il popolo italiano sancirà con i 2 Sì che l’acqua è bene comune, diritto fondamentale umano.

Alex Zanotelli