venerdì 28 settembre 2012

Honduras: ucciso un avvocato per i diritti umani

Antonio Trejo Cabrera è morto la sera del 22 settembre, dopo essere stato colpito da cinque proiettili esplosi da un uomo armato di pistola durante una matrimonio, in un sobborgo meridionale di Tegucigalpa, la capitale dell'Honduras. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, l'attentato è stato un atto premeditato, condotto da persone esperte.
L'avvocato per i diritti umani aveva sporto denuncia dopo aver ricevuto minacce di morte, connesse alla sua attività di rappresentante delle vittime di abusi in una disputa per la terra nella regione del Bajo Aguána, a nord del paese.

"Questo efferato omicidio semina paura tra chi difende i diritti umani in Honduras e deve essere un campanello d'allarme per le autorità, le quali devono rafforzare drasticamente le misure per proteggere i difensori dei diritti umani e le vittime degli abusi" - ha dichiarato Guadalupe Marengo, vicepresidente del Programma Americhe di Amnesty International.
"Il presidente Lobo deve rilasciare subito una dichiarazione pubblica che esprima sgomento per questa azione e manifestare sostegno verso i difensori dei diritti umani e il loro diritto a portare avanti il loro lavoro senza minacce, attacchi e intimidazioni."
"Deve essere condotta un'indagine approfondita, indipendente e imparziale su questo omicidio, e i colpevoli devono essere consegnati alla giustizia. Non fare questo significherà continuare a dare il messaggio pericoloso che le autorità dell'Honduras non possono o non vogliono proteggere chi sostiene i diritti umani e lo stato di diritto".

Il conflitto nel Bajo AguánTrejo era stato l'avvocato difensore di tre cooperative di contadini coinvolte in una complicata disputa per il territorio nel Bajo Aguán, una valle fertile nel nord del paese. Aveva aiutato i contadini a riconquistare i diritti sulla terra nella valle e sarebbe dovuto partire per Washington ad ottobre, per prendere parte alle udienze della Commissione interamericana dei diritti umani riguardo alla controversia in corso per quelle terre.

Negli anni recenti, migliaia di lavoratori agricoli hanno occupato terre che, a loro parere, erano state espropriate da ricchi proprietari e da multinazionali. Per oltre un decennio, si sono succedute battaglie legali, i verdetti emessi sono stati impugnati e ci sono stati diversi sgomberi forzati. I ripetuti e violenti scontri nella valle hanno causato un elevato numero di morti negli ultimi tre anni, principalmente tra i contadini, ma anche tra i dipendenti dei proprietari terrieri.
La violenza continua, nonostante un accordo stipulato tra il governo dell'Honduras e i proprietari terrieri della valle, che prevedeva la restituzione di 1618 ettari di terreno agricolo ad alcune cooperative contadine.
Gli addetti alla sicurezza dei proprietari e delle aziende di Bajo Aguán sono stati accusati di una serie di presunti abusi, tra cui minacce ai contadini locali, stupri e altre azioni violente.

"Le radici di queste violenze e l'impunità intorno ad esse devono essere affrontate con urgenza, per evitare un ulteriore aggravarsi della situazione nella regione di Bajo Aguán" - ha concluso Marengo. Il grave assassinio di un avvocato honduregno per i diritti umani dimostra che le autorità del paese devono intensificare i loro sforzi per proteggere i difensori dei diritti umani e chi li sostiene - ha affermato Amnesty International.


martedì 25 settembre 2012

Per un percorso comune

“Per una nuova finanza pubblica”
appello per un percorso comune, Marco BERSANI

Le crisi - finanziaria, economica, sociale ed ambientale - sono ormai arrivate ad un punto critico, soprattutto in Europa. A cinque anni dallo scoppio della bolla dei sub-prime negli USA, la crisi bancaria, sintomo della finanziarizzazione strutturale dell'economia e della società attuata negli ultimi decenni, è stata trasformata in una crisi del debito pubblico dei governi con il fine di imporre ulteriori riforme liberiste (politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico).
Si accelera la crisi democratica nell'Unione europea ma anche in Italia, dove l'imposizione di un governo tecnocratico apprezzato dai mercati ha tolto potere ai cittadini e a chi sta pagando l’ impatto della crisi. Intorno alla questione della finanza ruota il futuro di una rinascita politica così come la possibilità di pensare una nuova democrazia dei diritti e dei beni comuni ben oltre l'attuale fallimentare modello di sviluppo.
Le proposte messe in campo negli ultimi anni si sono rivelate tutte fallimentari. Il salvataggio sistemico delle banche ha solo foraggiato ulteriore speculazione, salvato i bonus dei banchieri e privato di risorse l'economia reale (famiglie e piccole imprese) in recessione. A livello europeo i meccanismi promossi per aiutare gli stati in difficoltà (EFSF, ESM) si basano tutti sulla logica di non alterare il funzionamento dei mercati finanziari, consegnandogli ancora più potere. Per altro le risorse mobilitate da questi meccanismi, e reperite in gran parte sugli stessi mercati finanziari, sono irrisorie rispetto alle necessità.
Si continua a parlare di stimolo per la crescita economica, ma con misure inadeguate e soprattutto stereotipate : un Mito della crescita ancora legato alle grandi infrastrutture (TAV in primis) da sostenere tramite nuove alchimie finanziarie sui mercati di capitale e con nuovi pesanti indebitamenti per lo Stato.
Ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno con conseguenze imprevedibili. Lo scenario greco, dove i creditori pilotano il default in maniera machiavellica a danno dei debitori, si può ripetere per altri paesi europei. Perfino le misure di “socializzazione” del debito a livello europeo (eurobond e transfer union), e di intervento della Banca centrale europea come prestatore di ultima istanza, se anche superassero gli attuali contrasti politici, potrebbero rivelarsi inadeguate a fronte di una esuberanza devastante e sistemica dei mercati finanziari.
Per interrompere questo ciclo devastante di politiche di austerità depressive, svendita del patrimonio pubblico e messa sul mercato dei beni comuni ad esclusivo vantaggio di pochi interessi privati; per fermare salvataggi a vuoto di banche e stati in difficoltà, nonché illusorie politiche di ripresa economica e sociale, è necessario prendere il toro per le corna ed affrontare due questioni chiave:
- come emanciparsi dalla dittatura dei mercati finanziari, sottraendo la finanza pubblica all'estrazione di valore da parte di questi e definanziarizzando, ossia riducendo, il volume di questi mercati sempre più pieni di capitali in cerca di beni patrimoniali altamente profittevoli su cui investire.
- come riappropriarsi di nuove forme e strumenti di governo della finanza pubblica per uscire dalla crisi promuovendo un altro modello di economia e di società, con un nuovo intervento pubblico partecipativo che subordini gli interessi privati a quelli collettivi.
E’ necessario un progetto politico di rilancio e ridefinizione della finanza pubblica che affronti alla radice tre questioni centrali: il debito pubblico, il sistema bancario, e le politiche fiscali.
1) Uscire dalla trappola del debito
La creazione del debito pubblico è stata a vantaggio di pochi e non della maggioranza delle persone. La mancata tassazione delle rendite finanziarie, la mancata riforma fiscale in senso autenticamente progressivo e l'utilizzo corrotto della spesa pubblica per il controllo sociale, hanno beneficiato una classe ristretta di persone, e il divario tra ricchi e poveri nel nostro paese è divenuto più profondo.
E' necessaria – tanto a livello nazionale quanto a livello di enti locali - un'auditoria pubblica e partecipativa che valuti quali debiti sono illegittimi e quindi da non riconoscere, e quali vadano invece ripagati, ristrutturando la composizione del debito, a partire dall’immediato congelamento del pagamento degli interessi e da una rinegoziazione equa, democratica e trasparente con i creditori.
2) Riappropriarsi di una banca pubblica per gli investimenti
La Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie il risparmio postale dei cittadini e dei lavoratori, e che, dopo la sua privatizzazione nel 2003, è divenuta un vero e proprio “fondo sovrano” sui mercati finanziari internazionali, deve essere risocializzata per tornare a finanziare – a tassi agevolati e fuori dal patto di stabilità- gli investimenti degli enti locali per i beni essenziali e il welfare territoriale; così come -a tassi agevolati e fuori dal circuito bancario- interventi pubblici e per privati (PMI e individui) finalizzati alla riconversione ecologica e sociale dell’economia.
Disaccoppiando Cassa Depositi e Prestiti dai mercati di capitale diventerebbe inoltre possibile reincanalare alcune risorse private nella Cassa, da gestire per finanziare interventi di interesse pubblico, così come, in caso di difficoltà del sistema bancario privato, intervenire per rinazionalizzare le banche salvate e gestirle fuori da logiche di mercato.
3) Profonda riforma fiscale
Le risorse economiche, al contrario di quanto afferma la teoria dominante, ci sono e vanno recuperate laddove si trovano : per questo diventa necessario tassare le rendite finanziarie, sottoporre a forte controllo democratico i movimenti di capitale, redistribuire il prelievo fiscale a carico dei redditi più alti e dell’uso di risorse naturali.
Così come è necessario, a livello internazionale,applicare subito una tassa sulle transazioni finanziarie, partendo dai paesi europei interessati.
Mentre sul lato della spesa, oltre alla radicale rimessa in discussione dell’attuale patto di stabilità, occorre da subito un taglio drastico alle spese militari, con il rilancio di una campagna di massa per l’obiezione alle stesse.
Appello a chi è interessato
Per invertire la rotta in un momento cruciale della crisi, il conflitto con i mercati finanziari e di capitale è inevitabile e va combattuto ora prima che sia troppo tardi. Una nuova finanza pubblica può essere l'argine ma anche lo strumento per disinnescare la crisi, rimettere sotto controllo la finanza privata, e costruire un altro modello sociale, a partire dal riconoscimento dei diritti collettivi, dalla riappropriazione sociale dei beni comuni e dalla riconversione ecologica dell’economia.
Si tratta semplicemente di riappropriarsi della democrazia.
Su queste riflessioni e questi temi, le reti SiD (Smonta il Debito) e RiD (Rivolta il Debito) e le associazioni Attac Italia, Re:Common e Centro Nuovo Modello di Sviluppo hanno deciso di lavorare comunemente per la costruzione di un ampia coalizione sociale nel Paese che, ben oltre i prossimi appuntamenti elettorali, promuova un progetto politico e di mobilitazione sociale per una nuova finanza pubblica.
Per questo promuoveranno incontri con comitati territoriali, reti di movimento e realtà associative, forze sindacali e politiche interessate al percorso, proponendo loro un primo momento pubblico di confronto collettivo durante il summit Firenze 10+10 del prossimo novembre.

Attac Italia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Re:Common,
Rivolta il Debito, Smonta il Debito
Per informazioni : segreteria@attac.org

lunedì 24 settembre 2012

Servizio

Ciao a tutt*,
vorrei condividere con voi una riflessione, più che altro un pensiero ad alta voce, riguardo la riappropriazione di un'altra parola.
In questi anni di Movimento dopo aver riconquistato le parole Diritto (ben oltre il Bisogno) e Beni Comuni ho iniziato a vedere con luce diversa la parola Servizio.
Sono anni che ci occupiamo di Servizi, ma abbiamo una comprensione intima della parola? 
Certo è immediato il discorso gestionale, di assetto aziendale, arriviamo a riconoscere facilmente l'erogazione di Servizio di beni essenziali, di prima necessità.

Credo poter tracciare un sentiero grezzo per andare ancora oltre, ovvero:
Servizio ha una valenza di subordinazione, da servo, servitù. Direi che soprattutto è questa l'ottica con la quale ci approcciamo quotidianamente al termine.
Ma abbiamo perso tutto un universo di idee e concetti legati al termine, ovvero tutti i significati collegati a serbare e potenziati ulteriormente dal prefisso con: CONSERVARE.
Serbare ovvero custodire, conservare intatto, proteggere.
Credo fortemente sia questo il legame saldo che deve guidare la nostra riflessione di difesa dei Beni Comuni attraverso i Servizi, al fine della loro CONSERVAZIONE per le generazioni future.
Da questo deve, intendo proprio dovere, conseguire la cultura e l'educazione che attiene a questa visione, ovvero l'educazione allo Spirito di Servizio.

Solo sviluppando e facendo nostro questo spirito potremo davvero fare la differenza rispetto al contesto attuale. Esplicito: solo facendo nostro lo Spirito di Servizio (ovvero rivolto alla conservazione dei Beni per le future generazioni) potremo affrontare degnamente la gestione dei Servizi piuttosto che dei beni comuni - Res Publica - in un modo nuovo e altro dal presente. Ancor più esplicito: senza questa premessa non credo che apporteremmo sostanziali modifiche rispetto al modello imperante che combattiamo da tempo e penso soprattutto alla nostra ampia proposta di partecipazione e per i servizi pubblici locali e per la partecipazione alla politica, sia essa interna (chi un giorno si candiderà) sia esterna, restando cittadino attivo.

L'esperienza bellissima di questi anni mi fa affermare che questa cultura è più sviluppata tra i cittadini, non mi riferisco solo a noi attivi dei diversi movimenti, ma anche alle cittadine e cittadini che abbiamo incontrato in anni di banchetti in piazza, piuttosto che agli amministratori pubblici o delegati, comunque sempre con i dovuti distinguo.

Reputo interessante dibattere a riguardo e approfondire un sentiero da me appena appena abbozzato.

Andrea,
Comitato Acqua Pubblica Torino

lunedì 17 settembre 2012

SalvaCiclisti

L'Inail riconosce lo status di «infortunio in itinere» solo se avviene su piste ciclabili.
In campo Fiab e #salvaiciclisti (twitter)


Ti fai male andando al lavoro in bicicletta mentre non sei su una pista ciclabile? Niente risarcimento, se vivi in Italia. Già, perché come denuncia #salvaiciclisti nel nostro Paese coloro che decidono di utilizzare la bici per recarsi al lavoro, devono fare i conti con «una legislazione che, non solo non incentiva, ma addirittura penalizza chi utilizza questo mezzo di trasporto». In Italia, in caso di sinistro durante il percorso casa-lavoro effettuato in bicicletta, l’Inail riconosce al lavoratore lo status di “infortunio in itinere” “purché avvenga su piste ciclabili o su strade protette; in caso contrario, quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà verificare se l`utilizzo era davvero necessario”. Peccato che le piste ciclabili siano davvero poche... 

DIECIMILA FIRME - A denunciare la situazione è la Federazione Italiana Amici della Bicicletta (Fiab) che in una lettera aperta al presidente del Consiglio, al ministro dei Trasporti e ai presidenti di Camera e Senato, ha proposto in giugno la modifica dell’art. 12 del decreto 38/2000 e di aggiungere al testo attuale la frase: «L’uso della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico», esattamente come previsto per il lavoratore che si reca al lavoro a piedi. La proposta della Fiab "bici in itinere" ha già raccolto oltre diecimila firme e ricevuto parere favorevole da parte di ben tre Regioni, tre Province e sedici Comuni tra cui Milano, Bologna e Venezia che ravvisano grande imbarazzo nel chiedere ai concittadini e ai propri dipendenti di usare la bicicletta senza poter garantire nel contempo adeguate tutele. 

STRAGE DEGLI INNOCENTI - Si tratta di un'iniziativa di sicuro merito civico, che si va ad aggiungere ad altre molteplici iniziative, portata avanti su twitter con l'hashtag #salvaiciclisti, ispirata dal quotidiano londinese The Times che lanciò "Cities Fit For Cyclists", dopo che un suo dipendente finì in coma perché investito mentre andava al lavoro. Tutte storie e fatti che ci riguardano da vicino. Perché usare la bicicletta è un gesto di rispetto nei confronti dell'ambiente e degli altri cittadini. E si tratta di un gesto che non viene sempre rispettato: negli ultimi dieci anni infatti si sono verificate 56 mila morti sulle strade italiane, gli incidenti stradali sono la prima causa di morte per i giovani tra i 15 e i 35 anni (nel paese più vecchio d’Europa), il 2% del PIL annuo se ne va proprio a causa degli incidenti stradali a cui si aggiunge quello perso nel traffico e a causa degli inquinanti generati.
Redazione Online24

sabato 15 settembre 2012

Termovalorizzatore di Torino

Iren pronta a offerta con F2i


Il Comune di Torino ha messo in vendita l'80% del termovalorizzatore del Gerbido, insieme con il 49% di Amiat, società locale specializzata nella raccolta e nello spazzamento dei rifiuti. Iren pare sia pronta a presentare, entro il termine del 18 settembre, una manifestazione d'interesse non vincolante per il maxi termovalorizzatore in costruzione alle porte di Torino con base d'asta di 150 milioni.



Il gruppo presieduto da Roberto Bazzano, alle prese con un piano per ridurre il debito, sarebbe orientato a formulare l'offerta in un veicolo che la vedrebbe in minoranza rispetto a F2i. Allo stesso tempo, potrebbe essere prevista una call che consentirebbe a Iren di tornare in maggioranza nel 2014, quando il termovalorizzatore entrerà in funzione.
Tra gli altri operatori interessati all'impianto ci sarebbero Falck e, tra gli stranieri, la francese Veolia. Iren presenterà una proposta in tandem con F2i solo per il termovalorizzatore, mentre per Amiat starebbe ancora trattando per trovare un partner.

Della questione ha parlato sul suo blog Beppe Grillo. "Per pagare Iren il Comune di Torino metterà in vendita le quote nelle sue partecipate nei trasporti, Gtt, gestione rifiuti, Amiat e l’inceneritore di Gerbido, Trm. Non sembra però che ci sia un grande interesse da parte di eventuali compratori. La possibile soluzione? L’acquisto delle partecipazioni del Comune di Torino da parte di Iren che si è detta interessata - si legge nel post - In sostanza, il creditore, Iren, indebitato per circa tre miliardi, acquista dal debitore (il Comune di Torino), che è anche il suo proprietario, i beni messi in vendita per saldare il debito nei suoi confronti. Chi paga per tutti è il torinese, tassato e cortese. Con fiducia verso la catastrofe".

"Nonostante il credito vantato verso Torino di 260 milioni, Iren si appresta a pagare per l'acquisto della società di raccolta di rifiuti e l'inceneritore della Mole - aggiunge il consigliere comunale reggiano del Movimento 5 Stelle Matteo Olivieri - Lunedì in Consiglio comunale a Reggio si discuterà questo argomento. La nostra interpellanza chiede con quali soldi Iren condurrà l'operazione, visto l'alto indebitamento e la scarsa liquidità, e a quali strategie finanziarie si ispira in questa operazione. Infatti è noto che tutte le grandi multiutility europee, a cominciare da E-On, stanno dismettendo gli inceneritori perchè antieconomici. I nostri allarmi di qualche tempo fa si sono rivelati realtà".

"Nel novembre 2011 venne approvata in Consiglio una nostra mozione per accompagnare il rientro del debito di Torino verso Iren, in cui si chiedeva un approfondimento del Piano di rientro del Comune di Torino dal debito sulle utenze relative all’illuminazione pubblica, integrandolo con adeguate previsioni di investimento sul risparmio energetico, capaci di abbassare il rischio di insolvibilità nel medio e lungo termine - conclude Olivieri - In quella mozione si esprimeva preoccupazione in merito alla capacità del Comune di Torino o di altro socio pubblico di continuare a detenere le azioni della società Iren spa, con un rischio di ulteriore privatizzazione di Iren".

FONTE: http://24emilia.com