venerdì 5 luglio 2019

Il giardino della libertà. Come mia moglie è diventata Antigone

Per alcune persone la libertà è un fiore profumato che cresce da sé in giardino, e il cui valore si riconosce solo quando viene a mancare. Noi, invece, lo facciamo crescere con mille fatiche e con la luce della speranza in un giardino recintato dal filo spinato, dove sole, acqua, terra sono limitati, lo annaffiamo con le nostre lacrime. Per lo più viene distrutto prima di fiorire; ma se, tuttavia, in qualche modo fiorisce, diffonde il suo profumo nel mondo.

Il nostro giardino familiare ha una storia interessante; quando ero in prigione, mia moglie e mio figlio girarono per il mondo per fare ascoltare la nostra richiesta di giustizia. Quando fui liberato, andai in Germania. Allora il governo turco ritirò il passaporto a mia moglie e le impedì di venire da me. Ci voleva punire con la separazione. E allora fui io a girare per il mondo e a chiedere giustizia per mia moglie. Il mondo ascoltò, il governo turco no. Che una donna, solo perché parente di un oppositore, venga separata dal marito e dal figlio e presa in ostaggio, è considerato un normale provvedimento burocratico. La giustizia, la politica, la diplomazia sono venute meno.

Potete immaginarvi quanto sia triste una madre che non può stare accanto al figlio che studia all’estero e può sentirne la vita solo da lontano. Quanto sia snervata, divisa com’è tra la preoccupazione di non rivedere i vecchi genitori e la nostalgia per il marito e il figlio. Solo per il motivo che un tiranno si vendicava perché i suoi sporchi segreti erano stati rivelati.
Dopo tre anni di inutile attesa mia moglie ha deciso di aggirare i divieti che ci separavano. Come Antigone, che seguì la propria convinzione senza compromessi, e si ribellò al despota. Mia moglie ha messo in conto la morte, ma non il compromesso. Zitta zitta ha fatto una piccola valigia e ha lasciato il giardino, di cui ci eravamo presi cura per anni dandogli sangue e lacrime. Come Antigone, divisa tra morti e vivi e alla fine derubata di casa e patria, ha spiegato le vele verso la libertà e ha abbandonato, come ha detto lei, la sua “amata famiglia”, il suo “amato Paese”.

Quando, dopo tre anni, una mattina di giugno, ci siamo abbracciati in un caffè della spiaggia sull’altra riva del mare piena di allegra animazione, è stato come se non fossimo mai stati separati. La tirannia di coloro, che ci volevano dividere, noi l’avevamo sconfitta - spezzato la loro ostinatezza. Amici, coi quali avevamo cantato l’inno della libertà, vennero a salutarci. Eravamo diventati una grande famiglia, fatta di famiglie esposte alla medesima tirannia, di mogli strappate ai mariti, di figli e figlie portati via alle madri, di persone incarcerate in base alla loro opinione e di compagni che si sforzavano di dare voce a tutti loro. Senza, nel naso, il profumo dei fiori del nostro vecchio giardino, ci impegniamo con la stessa speranza a seminare nuovi fiori.

Perché da Antigone questo abbiamo imparato: solo chi si ribella, ha meritato la libertà.
E solo quando essa fiorisce, il mondo diventa un meraviglioso giardino.

Articolo di Can Dündar
da “Die Zeit” n. 26/2019 del 19 giugno 2019

Non abbiamo fallito nel governare Facebook e Google, non ci abbiamo neanche provato

In un’intervista alla BBC la scorsa settimana il vice presidente di Facebook Nick Clegg sorprese gli spettatori invocando nuove regole sulla privacy, la raccolta di dati e altre pratiche della company che negli scorsi anni avevano suscitato pesanti critiche. “Non spetta alle compagnie private… implementare queste regole” ha insistito, “Il compito spetta ai politici del mondo democratico”.
La risposta di Facebook sarebbe quindi quella di mostrare “maturità”, quindi  non “schivare” ma “invocare” le nuove regole. Venendo da una company che ha opposto una fiera resistenza alle nuove leggi, il messaggio di Clegg è finalizzato a persuaderci che si sia voltata una pagina. Affermazioni come queste suonano però come un nuovo linguaggio atto a nascondere fatti inaccettabili.

Poche settimane prima i capi di Facebook, Mark Zuckemberg e Sheryl Sanberg, avevano snobbato l’audizione chiesta dal Parlamento canadese che voleva porre loro delle domande. In quell’occasione Clegg utilizzò gli argomenti standard della Silicon Valley contro lo stato di Diritto, ammonendo sui rischi che qualunque tipo di restrizione comporterebbe rendendo “praticamente impossibile per le industrie tecnologiche fare vera innovazione, e paventando lo spettro dell’avanzata cinese. “Posso predire che… saremo sottoposti a dominio tecnologico di un paese con un impianto di valori completamente diverso.”
Sia Facebook che Google hanno per lungo tempo contato su questa formula manipolatoria per proteggersi dalla legge. Nel 2011, l’allora CEO di Google Erich Schmidt mise in guardia i governi contro sciocchi tentativi di regolamentare l’innovazione “Ci muoveremo molto più velocemente di qualsiasi governo”. Nel 2013 poi, il co-fondatore di Google Larry Page si lamentò del fatto che “vecchie istituzioni come la legge” sono di ostacolo alla libertà della company di “costruire cose veramente grandi”. Una retorica, questa, che ritorna dalla “Gilded Age” degli Stati Uniti di tardo Ottocento quando i baroni insistevano a dire che non c’era bisogno di legge, quando si avevano già a disposizione la “legge dell’evoluzione”, la “legge del capitale” e le “leggi della società industriale”. Come ha ben descritto lo storico David Nasaw, i milionari andavano allora predicando che “la democrazia aveva i suoi limiti, oltre i quali gli elettori e i loro rappresentanti non osavano spingersi, nel timore che la calamità economica colpisse la nazione.”

La retorica sull’innovazione delle company tecnologiche ha in effetti reso ciechi gli utenti e i legislatori per molti anni. Facebook e Google sono stati a lungo visti come company innovative che magari ogni tanto facevano qualche terribile errore a spese della nostra privacy. Da allora però, il quadro si è fatto più nitido. È facile ora vedere che quelli che abbiamo scambiato per errori erano invece le innovazioni – i Google glass, Facebook che passa le informazioni private agli sviluppatori, eccetera. Ognuno di questi era invece la manifestazione di una ben più grande innovazione: l’invenzione di quello che io definisco il capitalismo della sorveglianza.

Il capitalismo della sorveglianza non è la stessa cosa della tecnologia digitale. È una logica economica che ha dirottato la tecnologia digitale mettendola a servizio dei propri scopi. La logica del capitalismo della sorveglianza comincia con il dichiarare unilateralmente che la privata esperienza umana è materia prima utilizzabile liberamente per la produzione e la vendita. Questa logica vuole le tue passeggiate nel parco, i tuoi movimenti e comunicazioni in rete, la caccia di un parcheggio, o la voce al tavolo della colazione…
Tutte queste esperienze sono tradotte in dati comportamentali. Alcuni di questi dati potrebbero essere applicati per migliorare prodotti e servizi, il resto è valorizzato per il suo potere predittivo. Questo fiume di dati predittivi sono introdotti in prodotti computazionali che predicono il comportamento umano. Un documento sfuggito a Facebook nel 2018 descrive il suo sistema machine-learning che “ingerisce trilioni di dati ogni giorno” e produce “più di 6 milioni di predizioni al secondo”. Alla fine queste predizioni sono vendute a clienti business che operano nei mercati dove si commercializzano gli human futures.
Questa logica economica è stata inventata per la prima volta da Google nel contesto degli spot disegnati su misura, dove la “percentuale di click” è stato il primo prodotto predittivo di successo globale, e i mercati pubblicitari mirati sono stati i primi mercati a specializzarsi nei futures umani. Durante i primi anni di scoperte e invenzioni, dal 2000 al 20014, i guadagni di Google sono cresciuti del 3590%. Sin dall’inizio si comprese che l’unico modo di proteggere tali guadagni era quello di nascondere le operazioni necessarie a produrli, lasciando gli “utenti” all’oscuro con pratiche disegnate per essere non percepibili e indecifrabili.

Il capitalismo di sorveglianza migrò a Facebook, Microsft e Amazon – e divenne l’opzione automatica per gran parte del settore tecnologico. Ora avanza attraverso i settori economici assicurativi, commercio al dettaglio, finanziari, della salute, educazione e via così, includendo ogni prodotto “smart” e servizio “personalizzato”.
I mercati dei futures umani competono per la qualità delle predizioni. Questa competizione per vendere certezze produce gli imperativi economici che guidano le modalità del business. Oramai è chiaro che i dati più predittivi provengono dall’intervenire nelle nostre vite per modulare e condurre i nostri comportamenti nella direzione che crea più profitto. Gli esperti di data science descrivono questo come il passaggio dal monitorare all’azionamento. L’idea non è più solo di conoscere il nostro comportamento ma di plasmarlo in modo da garantire la realizzazione delle predizioni. Non è più questione di rendere automatico il flusso di informazioni sul nostro conto; l’obiettivo è di renderci automi. Come mi ha spiegato un esperto di data science:” Noi possiamo costruire il contesto intorno a un particolare comportamento e forzarne il cambiamento… Stiamo imparando a scrivere la musica, poi faremo in modo che la musica li faccia ballare”.

Questi imperativi economici erodono la democrazia dal basso e dall’alto. Alle radici, i sistemi sono disegnati per non suscitare coscienza individuale, minando l’iniziativa umana, eliminando il diritto di decidere, diminuendo l’autonomia e privandoci del diritto di combattere. Il quadro rivela una concentrazione enorme di potere e conoscenza. I capitalisti della sorveglianza sanno tutto di noi, ma noi di loro sappiamo poco. Il loro sapere è usato per soddisfare gli interessi di altri, non i nostri.
Il capitalismo di sorveglianza prospera in assenza di legge. In un certo senso questa è una buona notizia. Non è vero che sin qui abbiamo fallito nel governare questo capitalismo delinquenziale, non ci abbiamo neanche provato. Altre buone notizie: le nostre società sono già riuscite a fronteggiare forme distruttive di capitalismo nel passato, mettendo in campo nuove leggi che hanno legato il capitalismo ai reali bisogni delle persone. La Gilded Age terminò con l’affermarsi della democrazia. Abbiamo quindi tutte le ragioni per credere che possiamo farcela di nuovo.

La prossima grande strategia regolatoria sarà probabilmente disegnata da guerrieri pronti a lottare per la democrazia in pericolo: avvocati, cittadini e specialisti, alleati nella consapevolezza che solo la democrazia può imporre gli interessi generali attraverso leggi e regole.

Il punto è: che tipo di regole? Sono risposte utili quelle che provengono dai correnti approcci sulla privacy e dalle leggi antitrust? Entrambi sono critici ma nessuno è adeguato. Ne è prova ad esempio la questione della “proprietà dei dati” sollevata dalla legge sulla privacy. È un'idea fuorviante perché legittima la presa unilaterale dell'esperienza umana - il tuo viso, il tuo telefono, il tuo frigorifero, le tue emozioni - per la traduzione in dati al primo posto. Quand’anche ottenessimo la proprietà dei dati che abbiamo dato a una company come Facebook, non otterremmo la proprietà delle predizioni che ne sono derivate, o del destino di tali prodotti sui mercati delle predizioni.
La proprietà dei dati è una soluzione individuale in un contesto in cui sono richieste soluzioni collettive. Non saremo mai padroni di quei 6 milioni di predizioni prodotte ogni secondo. I capitalisti della sorveglianza lo sanno bene. È ben per questo che possono tollerare discussioni sulla proprietà dei dati e pronunciarsi pubblicamente in favore di regole sulla privacy.

Cosa dovrebbero fare i legislatori, dunque?
Per prima cosa interrompere e porre al bando i flussi di reddito e le entrate dei dati del capitalismo di sorveglianza. In altre parole serve la messa al bando del furto segreto dell'esperienza privata. Alla fine, possiamo interrompere le entrate mettendo al bando i mercati che commerciano nei futures umani sapendo che i loro imperativi sono fondamentalmente anti-democratici. Abbiamo già vietato ai mercati il ??traffico di schiavi o di organi umani.
La seconda cosa: le ricerche condotte nell’ultimo decennio mostrano che quando gli “utenti” sono informati sulle operazioni compiute dietro le quinte dal capitalismo di sorveglianza, cercano protezione e vogliono alternative. Abbiamo bisogno di leggi e regolamenti disegnati per avvantaggiare le company che rompono i ponti con il capitalismo di sorveglianza. Concorrenti allineati con i bisogni reali delle persone e un mercato democratico sarebbero in grado di attrarre come propri clienti praticamente ogni persona sulla Terra.
La terza cosa: i legislatori dovranno dare sostegno alle nuove forme di azione collettiva, così come circa un secolo fa i lavoratori conquistarono protezione legale per i propri diritti di organizzarsi, di contrattazione collettiva e di sciopero. I legislatori a loro volta hanno bisogno del supporto dei cittadini, e i cittadini della leadership dei loro rappresentanti.

I capitalisti di sorveglianza sono ricchi e potenti, ma non invulnerabili. Temono la legge e i legislatori. Temono i cittadini che insistono a muoversi su strade diverse. Entrambi sono legati dal lavoro da fare per riscattare il futuro digitale della democrazia. Signor Clegg, stia attento a ciò che desidera.

(articolo di Shoshana Zuboff
autore di Capitalismo di sorveglianza,
pubblicato sul quotidiano The Guardian il 02/07/2019)

sabato 11 maggio 2019

Risorse Europa


Come cittadini europei, indipendentemente dal luogo in cui viviamo, da come ci guadagniamo da vivere o trascorriamo il nostro tempo libero, l'Unione europea incide sulla nostra vita quotidiana. In vista delle elezioni europee del 2019, questo sito web presenta una serie di brevi note che esplorano le azioni e i risultati conseguiti dall'Unione dal punto di vista del singolo individuo. Queste note sono presentate nel formato di una sola pagina per essere lette, condivise o riutilizzate agevolmente.
E allora, cosa fa l'Europa per te?
https://what-europe-does-for-me.eu/it




Come europei ci troviamo di fronte a molte sfide, dall’immigrazione ai cambiamenti climatici, dalla disoccupazione giovanile alla protezione dei dati. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato e competitivo. Allo stesso tempo il referendum sulla Brexit ha dimostrato che l'UE non è un progetto irrevocabile. Mentre molti di noi danno per scontata la democrazia, questa sembra essere sottoposta a crescenti minacce, sia nei principi che nella pratica.
Per questo stiamo creando una comunità di sostenitori che incoraggino una maggiore affluenza degli elettori alle elezioni europee. Il nostro obiettivo non è di raccomandare questo o quel candidato. Sosteniamo il voto in sé, cioè l'impegno nel processo democratico con cognizione di causa e in modo informato. Vogliamo rafforzare il valore dello scambio di idee e costruire una comunità di sostenitori in tutta Europa che si impegnino per il voto. Difendiamo il concetto di democrazia affinché tutti insieme abbiamo la possibilità di decidere in che Europa vogliamo vivere.



Scopri quali politici partiti nazionali e gruppi politici dell'UE corrispondono ai tuoi punti di vista in base alle loro vere azioni
Votando su 25 decisioni prese dai deputati al Parlamento europeo negli ultimi cinque anni, puoi scoprire quali politici, partiti nazionali e gruppi politici europei si avvicinano di più ai tuoi punti di vista sulla base di fatti (piuttosto che in base alle promesse / manifesti) .
Per ogni argomento, puoi indicare quanto è importante una determinata questione prima di inviare il tuo voto, in questo modo i risultati saranno ponderati in base alle tue priorità. Puoi trovare maggiori dettagli sul voto e sugli argomenti a favore e contro prima di prendere una decisione. I titoli dei voti sono stati modificati per facilitare la compresione. Tutte le decisioni sono state prese durante l'attuale legislatura (2014 - 2019)
https://yourvotematters.eu/it/quiz/start




Qui di seguito troverai numerosi esempi di come l'Unione Europea investe, crea opportunità e protegge:
#EUandME - Scopri video e storie sugli strumenti e le opportunità che l'Unione europea mette a disposizione dei suoi giovani cittadini affinché possano seguire ciò che li interessa.
#EUInvests - Scopri esempi concreti di come gli investimenti dell'UE hanno fatto la differenza in una località vicino alla tua e trova materiale per promuovere le azioni dell'UE nelle tue attività di comunicazione.
#EUprotects - Scopri gli eroi di tutti i giorni che lavorano insieme sul terreno per proteggere i cittadini.
...e per saperne di più sullo sviluppo regionale e urbano dell'UE clicca qui.

Come detto, l’impegno dell’UE interessa molte aree, dall’accelerazione del commercio alla protezione dei consumatori fino agli incentivi alla ricerca.
Sta cambiando la tua città e la tua regione. Scopri come l’UE ha migliorato la tua vita.
Partecipa all'evento sulle elezioni europee su Facebook.


Infine, puoi trovare informazioni sul lavoro del Parlamento europeo sul  sito web del Parlamento.
Desideri maggiori informazioni sull'ufficio del Parlamento europeo nel tuo paese?
Clicca qui per saperne di più
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Questa volta non basta limitarsi a sperare in un futuro migliore! Questa volta ciascuno di noi deve assumersi la responsabilità e scegliere il proprio futuro. Ecco perché questa volta ti chiediamo di prendere l'impegno di votare e di convincere altre persone a fare lo stesso.
Tutte le informazioni tecniche e statistiche, i risultati e le news sul voto sono presenti qui:
https://www.elezioni-europee.eu/


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 Le info sono state ricavate dall'evento:



giovedì 9 maggio 2019

Come si vota alle elezioni europee


Il 26 maggio in Italia si terranno le elezioni europee. Serviranno a rinnovare i seggi italiani del Parlamento Europeo e a influenzare la composizione della prossima Commissione Europea, e si terranno più o meno in contemporanea con quelle negli altri 27 stati dell’Unione. Rispetto alle elezioni nazionali e regionali, però, ci saranno alcune differenze visibili: la legge elettorale per le europee prevede ad esempio un sistema di preferenze “libero”, e collegi molto più ampi rispetto a quelli a cui siamo abituati. Abbiamo messo insieme una breve guida per arrivare preparati al seggio.

Dove, come, quando
Si potrà votare in tutta Italia dalle 7 alle 23 di domenica 26 maggio. I seggi e le sezioni elettorali saranno le stesse delle elezioni politiche nazionali. Potranno votare tutti i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni.
Anche nella maggior parte degli altri paesi dell’Unione Europea si voterà domenica 26, ma ci sono diverse eccezioni: nei Paesi Bassi si voterà giovedì 23 maggio, in Irlanda venerdì 24, in Repubblica Ceca sia venerdì 24 sia sabato 25, e infine in Lettonia, Malta e Slovacchia sabato 25. I risultato dei paesi che votano in anticipo saranno comunque diffusi dopo le 23 di domenica 26, per evitare condizionamenti.

Cosa si vota
I cittadini italiani votano per rinnovare i seggi destinati all’Italia al Parlamento Europeo, l’organo dell’Unione Europea che detiene il potere legislativo. Se il Regno Unito sospenderà il processo di uscita dall’UE saranno 73 su 751, altrimenti saranno 76 su 705 (perché i seggi del Regno Unito non saranno in parte eliminati e in parte riassegnati).
Ciascun partito o coalizione presenta una lista di candidati, diversa per ciascuna delle cinque circoscrizioni in cui è diviso il territorio italiano: Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia), Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna), Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) e Italia insulare (Sicilia, Sardegna).
Le legge elettorale italiana per le elezioni europee prevede un sistema proporzionale puro: se un partito ottiene un quarto dei voti totali, otterrà anche un quarto dei seggi. Il calcolo è fatto su base nazionale, e soltanto in un secondo momento applicato alla circoscrizione. Il partito che otterrà il dieci per cento a livello nazionale otterrà di conseguenza il dieci per cento dei seggi in ognuna delle cinque circoscrizioni. La soglia di sbarramento per ottenere almeno un seggio è fissata al 4 per cento su base nazionale.

Anche negli altri paesi si vota con un sistema proporzionale puro, anche se ciascuno gode di un certo margine di libertà: in Grecia e in Belgio il voto è obbligatorio, in Germania non esiste soglia di sbarramento, in Austria l’età minima per votare è 17 anni, e così via (qui trovate tutte queste eccezioni).
Ciascun partito o coalizione italiana è affiliata a un gruppo politico che siede nel Parlamento Europeo: in base ai risultati dei vari partiti in tutti gli stati dell’Unione, si determinerà la maggioranza che controllerà i lavori del Parlamento nella prossima legislatura, che durerà fino al 2024.
Attualmente la coalizione di maggioranza al Parlamento Europeo è formata dal Partito Popolare Europeo (centrodestra) e dai Socialisti e democratici (centrosinistra), spesso appoggiata dall’ALDE (liberali). Il gruppo politico che otterrà più voti avrà anche diritto a indicare il prossimo presidente della Commissione Europea: è il processo del cosiddetto Spitzenkandidaten, che però non è scritto nei trattati europei e che quindi potrebbe essere messo in discussione nelle settimane successive al voto. 

La scheda
Il voto si esprime tracciando una X su un unico simbolo di partito o di coalizione. Accanto a ogni simbolo ci sono anche tre spazi bianchi, su cui si possono scrivere fino a tre cognomi di candidati di quella lista (è il sistema delle cosiddette “preferenze”). L’indicazione delle preferenze è facoltativa: il voto sarà considerato valido se ci sarà anche solo un X. Non è permesso il cosiddetto voto disgiunto, cioè votare un partito e contemporaneamente scrivere il cognome di un candidato in un altro partito.
ATTENZIONE: nel caso di due o tre preferenze, devono riguardare candidati di genere diverso. Non si possono votare soltanto uomini, né soltanto donne.

I risultati
Arriveranno probabilmente nelle prime ore di lunedì 27, anche se alle 23 verranno diffusi exit poll effettuati in tutta Europa. Per sapere esattamente quali candidati saranno stati eletti ci vorrà invece un po’ più di tempo, dato che per fare i calcoli necessari va concluso lo spoglio in tutte le sezioni.

Le altre elezioni
In Italia il 26 maggio sono previste diverse elezioni amministrative e un’elezione regionale, in Piemonte. In particolare si vota per rinnovare l’amministrazione comunale in cinque capoluoghi di regione – Firenze, Bari, Perugia, Potenza e Campobasso – e 25 capoluoghi di provincia, fra cui alcuni piuttosto rilevanti come Bergamo, Pescara e Ferrara, oltre che in vari comuni più piccoli. In tutto le elezioni amministrative riguarderanno un corpo elettorale di 17 milioni di elettori.
In Trentino si terranno anche delle elezioni suppletive per sostituire due membri della Camera dei deputati eletti col sistema dei collegi uninominali, che nel frattempo si sono dimessi: si tratta di Maurizio Fugatti e Giulia Zanotelli, entrambi della Lega, entrati di recente nella giunta della provincia autonoma di Trento. Entrambi i collegi in cui si voterà fanno parte della provincia di Trento.

Come andò nel 2014
In Italia il Partito Democratico, guidato ai tempi dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, ottenne il 40,81 per cento dei voti. Il Movimento 5 Stelle si attestò (risultato peggiore della sua storia in un’elezione su base nazionale) al 21,16 per cento. Forza Italia arrivò invece al 16,81 per cento. Poi la Lega (6,15), l’UDC (4,38) e  il cartello della sinistra radicale, L’Altra Europa con Tsipras, che riuscì a passare lo sbarramento di poche migliaia di voti (ottenne il 4,04 per cento).

Al Parlamento Europeo, il gruppo politico che ottenne più seggi fu il Partito Popolare europeo, con 221 seggi. I socialisti ne ottennero 191, i liberali 67, la sinistra radicale 52, Verdi 50, mentre i tre partiti di ispirazione populista in tutto 150 parlamentari. Il presidente del Parlamento Europeo fu espresso dai socialisti, che nominarono Martin Schulz, mentre il Partito Popolare indicò l’attuale presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.



FONTE:
Konrad. L'Europa, spiegata bene
(IlPost)

lunedì 6 maggio 2019

Guida all'Unione Europea

Quando è nato, dove si trova, che poteri ha, come vengono assegnati i seggi: tutto quello che c’è da sapere in vista delle elezioni del 26 maggio.


È formato dai capi di stato o di governo dei paesi dell’Unione europea. Definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione e per molti ha un ruolo paragonabile a quello di un capo di stato.


Coordina le politiche degli stati in alcuni campi ed è composto dai ministri dei governi europei competenti per i temi in discussione.


È l’organo esecutivo dell’Unione e la sua missione è definire e difendere l’interesse generale dei cittadini.


La Banca centrale europea amministra la politica monetaria della zona euro. Il suo compito principale è controllare l’offerta di moneta e l’inflazione fissando i tassi d’interesse a cui concedere prestiti alle banche dell’eurozona.


L’euro è la moneta ufficiale di 19 paesi dell’Unione europea, che compongono la cosiddetta eurozona. In totale, è usato come moneta principale da almeno 340 milioni di persone.


Il mercato unico è uno spazio in cui è garantita la libera circolazione di persone, beni, capitali e servizi. È uno degli obiettivi primari dell’integrazione europea. 



Guida all’Unione europea, a cura di INTERNAZIONALE
Una serie di articoli che spiegano come funzionano le istituzioni dell’Unione europea
in vista delle elezioni del 26 maggio 2019